Il confronto di Schlein sul costo dell’energia non sta in piedi

Secondo la segretaria del PD, in Italia l’energia elettrica costa quanto i prezzi di Francia, Germania e Spagna messi insieme. Ma è un paragone fuorviante
ANSA
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Il 1° aprile, ospite della trasmissione Realpolitik su Rete4, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha commentato tra le altre cose la situazione a livello internazionale, la crisi in Medio Oriente, e i rincari dei prezzi dell’energia. Su questo punto, la segretaria del PD ha detto che il costo dell’energia elettrica in Italia è uguale alla somma dei prezzi dell’energia in Francia, Germania e Spagna. «Centosessanta euro a megawattora è il costo dell’energia ieri in Italia (31 marzo, ndr). Sono andata a vedere come va nel resto d’Europa: ecco bisogna sommare quanto costa l’energia in Francia, Germania e Spagna insieme per arrivare alla cifra che paghiamo in Italia», ha detto (min. 00:53) Schlein, sostenendo che il governo debba fare di più per aiutare le persone più in difficoltà per far fronte al caro energia.

Ma le cose stanno proprio così? Davvero bisogna mettere insieme il costo dell’energia in questi tre grandi Paesi europei per avere il prezzo italiano? In breve, quella di Schlein è un’affermazione imprecisa.

Un confronto fuorviante

Con ogni probabilità, la segretaria del PD ha fatto riferimento al prezzo unico nazionale (PUN), ossia il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia. In pratica il PUN rappresenta quanto viene pagata mediamente l’elettricità acquistata e venduta sul mercato dagli operatori, ogni ora e in ogni zona (l’Italia è divisa in 6 macro-regioni). Si tratta di un valore rilevante: è l’indice di riferimento della maggior parte dei contratti di fornitura di energia elettrica a famiglie e imprese. I contratti variabili sono direttamente indicizzati al PUN, e anche quelli a prezzo fisso vengono spesso determinati sulla base di questo indice e delle aspettative sul suo valore in futuro.

Il giorno prima dell’intervista, il 31 marzo, il PUN si è attestato a 156 euro per megawattora: un valore in linea con quanto dichiarato da Schlein. Lo stesso giorno, però, la somma dei prezzi dell’energia di Francia, Germania e Spagna era più alta complessivamente del costo dell’energia in Italia. Secondo i dati della piattaforma Energy-Charts – un sito che raccoglie i dati grezzi sull’energia elettrica in Europa – quel giorno l’energia è costata 5,28 euro per megawattora in Spagna, 108,76 euro in Francia e 117,83 euro in Germania: in totale 231,87 euro, quindi molto di più del prezzo registrato in Italia. È probabile che la segretaria del Partito Democratico abbia fatto riferimento al giorno precedente, commettendo quindi una piccola confusione di date. Il 30 marzo, infatti, la somma dei prezzi registrati in Francia, Germania e Spagna è stata di 116,3 euro, meno del prezzo registrato in Italia.

Al di là del singolo giorno, il problema però è che questo tipo di confronto con gli altri Paesi europei è fuorviante. Come abbiamo visto poco fa, i prezzi dell’energia elettrica variano molto da un giorno all’altro, soprattutto per effetto delle condizioni meteorologiche. Per esempio, a fine marzo, forti venti in Spagna, Francia e Germania hanno favorito la produzione da fonti rinnovabili, abbassando i prezzi, mentre in Italia la minore disponibilità di vento ha reso necessario il ricorso al gas, più costoso. Dunque, fare confronti per singoli giorni tra i costi dell’energia elettrica da un Paese all’altro ha poco senso ed è poco indicativo.

Come si forma il prezzo dell’energia

Il prezzo dell’energia dipende dal cosiddetto “merit order” (in italiano “ordine di merito”), il meccanismo con cui si determinano i costi: prima entrano in produzione le fonti più economiche, come rinnovabili e nucleare, e solo successivamente – se necessario – quelle più costose, come il gas. Se queste ultime sono necessarie per soddisfare la domanda, fissano il prezzo per tutta l’energia scambiata.

Semplificando: ogni giorno le società che producono energia stimano la richiesta di elettricità prevista per il giorno successivo e offrono sul mercato le quantità e i prezzi a cui sono disposte a vendere. Se vento e sole riescono a coprire tutta la domanda, non serve accendere le centrali a gas, e il prezzo dell’elettricità rimane basso. Al contrario, se le rinnovabili non bastano e serve il gas, tutta l’energia venduta viene pagata al prezzo del metano, anche quella prodotta da impianti più economici. Infatti, tutti gli operatori – conoscendo questo meccanismo – tendono a offrire la loro elettricità poco sotto il prezzo della centrale più costosa necessaria, così da essere sicuri che la loro offerta venga accettata e da incassare il più possibile. Con tutta probabilità, dunque, il 30 marzo in Italia il prezzo è stato determinato dalle centrali termoelettriche per soddisfare la domanda, mentre altrove in Europa sono state sufficienti le energie rinnovabili o il nucleare, oppure entrambe.

L’analisi su base mensile

In ogni caso, anche confrontando il costo dell’energia, ossia su base mensile, la dichiarazione di Schlein non trova riscontro. 

Secondo il Gestore dei Mercati Energetici – una società controllata dal Ministero dell’Economia, che si occupa della formazione del prezzo dell’energia – a marzo in Italia la tariffa media dell’energia elettrica è stata di 143,4 euro per megawattora, nettamente inferiore alla somma dei prezzi dell’energia per quel mese in Germania (99,3 euro al megawattora), Francia (63,8 euro) e Spagna (41,8 euro). 

La frase della segretaria del PD appare ancora più fuorviante se si prende in considerazione non il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso, ma le tariffe finali per i consumatori. Su questo punto i dati più aggiornati sono quelli di Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea. Considerando i costi di distribuzione e le tasse, secondo Eurostat, nel primo semestre del 2025 una famiglia tedesca ha pagato l’energia elettrica circa il 15 per cento in più rispetto a una italiana, mentre i prezzi in Francia e Spagna sono risultati inferiori.

In sintesi, è vero che l’energia in Italia costa più che in altri grandi Paesi europei, ma il confronto proposto da Schlein è basato su un caso isolato e non sufficientemente rappresentativo. Il costo dell’energia elettrica è di per sé estremamente volatile e può variare di giorno in giorno, anche in base alle condizioni meteorologiche.

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