La povertà non cala, nonostante la ripresa economica

Quattro grafici per capire che cosa dicono le stime definitive dell’Istat sulla povertà assoluta in Italia nel 2021, peggiorata in alcune fasce della popolazione
ANSA/MATTEO CORNER
ANSA/MATTEO CORNER
Il 15 giugno l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha pubblicato le stime definitive sulla povertà in Italia nel 2021. Nonostante la ripresa economica che ha seguito il primo anno di pandemia, la situazione non è migliorata e i dati hanno sostanzialmente confermato i massimi storici toccati nel 2020. 

L’anno scorso, in Italia erano presenti più di 1,9 milioni di famiglie in povertà assoluta, quindi con una spesa mensile pari o inferiore al valore dell’insieme dei beni o servizi considerati essenziali per mantenere uno standard di vita accettabile. Queste corrispondevano al 7,5 per cento sul totale delle famiglie italiane, contro il 7,7 per cento del 2020. Si tratta dei valori più alti da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2005. La percentuale di individui in povertà assoluta, invece, è rimasto stabile al 9,4 per cento (circa 5,6 milioni di persone). 
Come spiegato dall’Istat, la situazione di sostanziale stabilità può essere dovuta a diversi fattori. In particolare, nel 2021 le famiglie meno abbienti hanno aumentato i consumi dell’1,7 per cento rispetto al 2020, una soglia non sufficiente a compensare la ripresa dell’inflazione, che lo scorso anno si è assestata all’1,9 per cento. Secondo Istat, in assenza di inflazione la quota di famiglie in povertà assoluta sarebbe scesa al 7 per cento, e quella degli individui all’8,8 per cento. 
Anche l’intensità della povertà assoluta – un indicatore che misura quanto la spesa mensile delle famiglie povere è al di sotto della linea di povertà – è rimasto stabile al 18,7 per cento, lo stesso valore rilevato nel 2020. 

Nord e Sud, italiani e stranieri

I dati Istat hanno confermato inoltre il netto divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Nel 2021, risiedevano al Nord Italia 835 mila famiglie in povertà assoluta, contro le 826 mila del Mezzogiorno, dove però il numero totale di famiglie è inferiore del 40 per cento. Lo scorso anno le famiglie povere al Sud e nelle Isole erano il 10 per cento del totale, in aumento rispetto al 9,4 per cento del 2020, mentre al Nord il dato è sceso dal 7,6 per cento al 6,7 per cento. 
I dati Istat permettono anche confrontare la diffusione della povertà tra italiani e stranieri, che spesso sono in maggiore difficoltà. Nel 2021 infatti gli individui stranieri in povertà erano oltre 1,6 milioni, il 32,4 per cento del totale: un dato oltre quattro volte superiore a quello rilevato tra i cittadini italiani, pari al 7,2 per cento. 
Rispetto al 2020 si registra poi un marcato incremento della povertà assoluta per gli stranieri nelle regioni del Centro Italia (dal 27,5 per cento al 32,7 per cento) e del Mezzogiorno (dal 32,7 per cento al 40,3 per cento), mentre nel Nord l’incremento è stato più ridotto, passando dal 31,9 per cento al 32,2 per cento. 

In generale, le famiglie in povertà assoluta sono nel 68,7 per cento dei casi famiglie di soli italiani (quasi 1,4 milioni) e per il restante 31,3 per cento famiglie con stranieri (oltre 614 mila), anche se queste ultime rappresentano solo il 9 per cento del totale nazionale.  

Più di un milione di bambini è in povertà assoluta

Nel 2021 è peggiorata anche la povertà assoluta tra i minori. Lo scorso anno si trovavano in questa situazione quasi 1,4 milioni di bambini, il 14,2 per cento del totale, in aumento rispetto al 13,5 per cento del 2020. 

Nella fascia 4-6 anni, in particolare, la popolazione in povertà assoluta è passata dal 12,8 per cento del 2020 al 15,4 per cento. Le famiglie in povertà assoluta con bambini sono il 12,1 per cento del totale, in leggero aumento rispetto all’11,9 per cento del 2020. 
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