Il Parlamento vuole provare a fermare i cambi di partito

Camera e Senato stanno discutendo come modificare i loro regolamenti per scoraggiare il trasformismo, senza però vietarlo
Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, in aula 20 ottobre 2021. ANSA/ANGELO CARCONI
Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, in aula 20 ottobre 2021. ANSA/ANGELO CARCONI
In questa legislatura, 144 deputati e 72 senatori hanno già cambiato gruppo parlamentare alla Camera e al Senato, secondo i dati più aggiornati di Openparlamento, un progetto che monitora i dati ufficiali di Montecitorio e Palazzo Madama. Detta altrimenti, da marzo 2018 ad oggi quasi un parlamentare su quattro ha cambiato schieramento in aula, rispetto a quello in cui era stato eletto quattro anni fa.

Per limitare questo fenomeno (noto anche con il nome di “trasformismo parlamentare”), da alcuni mesi Camera e Senato sono al lavoro per modificare i propri regolamenti interni. L’obiettivo più ampio resta quello di rendere le norme delle due camere più coerenti con le conseguenze del taglio dei parlamentari, che scatterà dalla prossima legislatura.

Le modifiche più dibattute sono finora il frutto di un compromesso tra le forze all’interno del Parlamento. E le proposte per ridurre il trasformismo parlamentare vertono di fatto su due punti: agire sulle cariche che i parlamentari ricoprono alla Camera e al Senato e agire sui contributi finanziari di cui dispongono i vari gruppi parlamentari, per le spese inerenti ai lavori in aula. In ogni caso, proposte di modifica alla mano, l’obiettivo non è quello di vietare i cambi di gruppo, ma di disincentivarli.

La proposta della Camera

Il 17 febbraio la Giunta per il regolamento della Camera – che come suggerisce il nome si occupa delle norme interne a Montecitorio – si è riunita per discutere di un testo di riforma del regolamento, elaborato dai deputati Emanuele Fiano (Partito democratico) e Simone Baldelli (Forza Italia). Lo scorso ottobre i due deputati erano stati incaricati dal presidente della Camera, Roberto Fico, per preparare un testo che fosse un punto di incontro tra le modifiche richieste dal centrosinistra, dal centrodestra e dal Movimento 5 stelle.

Il testo di Fiano e Baldelli intende disincentivare il fenomeno del trasformismo parlamentare attraverso due interventi. La prima proposta è quella di modificare l’articolo 5 dell’attuale regolamento della Camera, che disciplina le norme dell’Ufficio di presidenza dell’aula, composto da un presidente (Fico in questa legislatura), quattro vicepresidenti, tre questori e otto segretari. In base all’attuale comma 7 dell’articolo 5, un segretario dell’Ufficio di presidenza cessa dal proprio incarico se viene meno il gruppo parlamentare a cui apparteneva al momento dell’elezione o se il politico in questione entra a far parte di un altro gruppo parlamentare già rappresentato nell’Ufficio di presidenza. 

Il testo di Fiano e Baldelli propone di modificare questo comma, stabilendo che sia i vicepresidenti che i segretari che «entrano a far parte di un gruppo parlamentare diverso da quello al quale appartenevano al momento dell’elezione decadono dall’incarico». Ci sarebbero comunque delle eccezioni, per esempio nel caso in cui un gruppo parlamentare si fonde con un altro. La stessa disposizione varrebbe inoltre per i presidenti, i vicepresidenti e i segretari degli uffici di presidenza delle commissioni permanenti della Camera, che analizzano i vari disegni di legge prima del loro approdo in aula. 

La seconda proposta per limitare il trasformismo riguarda poi le risorse finanziarie destinate ai gruppi parlamentari. In questo caso, la modifica riguarda il comma 3-bis dell’articolo 15 del regolamento della Camera. Il testo di Fiano e Baldelli propone che ogni anno l’Ufficio di presidenza stabilisca i contributi finanziari per i vari gruppi parlamentari, tenendo conto, in misura proporzionale, del numero dei loro membri all’inizio della legislatura. In questo modo, l’intenzione è quella di scoraggiare un gruppo parlamentare dall’accogliere al suo interno un fuoriuscito da un altro gruppo, perché aumenterebbe il numero di membri tra cui suddividere i contributi stabiliti dall’Ufficio di presidenza. 

Ora il testo presentato in Giunta dovrà essere esaminato e sottoposto a eventuali modifiche, prima di essere approvato dai deputati. Durante l’incontro del 17 febbraio, il presidente Fico ha comunque sottolineato la necessità di confrontarsi con i colleghi del Senato, che sembrano essere più avanti con la tabella di marcia, per armonizzare il più possibile le nuove modifiche.

La proposta del Senato

Il 15 febbraio la Giunta per il regolamento del Senato si è riunita per proseguire l’esame del testo di possibile riforma delle regole di Palazzo Madama presentato il 18 gennaio dai senatori Roberto Calderoli (Lega) e Vincenzo Santangelo (M5s). Anche in questo caso, il testo è il risultato di un compromesso tra le proposte fatte da centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 stelle.

Più nello specifico, in maniera simile alla Camera, anche nel documento di Calderoli e Santangelo le proposte per ridurre i cambi di gruppo parlamentare sono di due tipi. La prima è quella di riformulare l’attuale articolo 13 del regolamento del Senato, stabilendo che i componenti del Consiglio di presidenza (l’equivalente dell’Ufficio di presidenza della Camera) che «cessano di far parte del gruppo al quale appartenevano al momento dell’elezione decadono dall’incarico», fatta eccezione per il presidente. Come alla Camera, anche qui sarebbero dunque coinvolti vicepresidenti e segretari. In più, il testo propone di cambiare l’articolo 27, comma bis, dell’attuale regolamento, stabilendo che le norme appena viste valgano anche per gli uffici di presidenza delle commissioni permanenti e, più in generale, per tutti gli organi collegiali del Senato.

Pure a Palazzo Madama il secondo fronte contro il trasformismo parlamentare riguarda i contributi. La proposta di Calderoli e Santangelo è quella di impedire che se un gruppo parlamentare aumenta di numero, automaticamente veda aumentare anche i contributi finanziari a sua disposizione. L’importo delle risorse stabilite dal Consiglio di presidenza potrà essere rimodulato, secondo la proposta all’esame della Giunta del regolamento del Senato, solo nel caso di riduzione numerica di un gruppo. 

Come anticipato, il lavoro dei senatori sembra essere in uno stato più avanzato di quello della Camera. Nella Giunta di Palazzo Madama il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato allo scorso 25 febbraio, ma non è ancora chiaro quando e come si concluderà la loro votazione.

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