Nelle ultime ore sta facendo discutere un video pubblicato sui social dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, in cui diversi attivisti della Flotilla appaiono inginocchiati, con le mani legate o ammanettate, sotto il controllo di agenti israeliani nel porto di Ashdod. Gli attivisti della nuova missione della Flotilla, provenienti da vari Paesi, erano partiti per Gaza nei giorni scorsi, con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari nella Striscia e rompere il blocco navale imposto da Israele. Le autorità israeliane hanno fermato le navi della Flotilla in acque internazionali, a largo di Cipro, catturando poi gli attivisti e portandoli per l’appunto in Israele.
Nel video diffuso da Ben-Gvir, si vede il ministro passare davanti alle persone fermate, le presenta come sostenitori del terrorismo e le deride, contribuendo a esporle pubblicamente in una condizione di umiliazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno parlato di immagini «inaccettabili» e di «trattamento lesivo della dignità della persona», chiedendo la liberazione dei cittadini italiani coinvolti e scuse formali. In queste ore, Tajani ha anche chiesto all’Unione europea di approvare sanzioni nei confronti di Ben-Gvir e degli altri ministri estremisti del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito l’episodio un «trattamento incivile a persone fermate illegalmente in acque internazionali che tocca un livello infimo».
Dunque, da un lato, c’è la questione dell’intercettazione in mare, da valutare alla luce delle regole internazionali sul blocco navale. Dall’altro, c’è il trattamento riservato agli attivisti dopo lo sbarco, che riguarda la tutela di persone private della libertà. La vicenda chiama in causa una serie di obblighi internazionali: quelli relativi alla legittimità e ai limiti del blocco navale, soprattutto quando sono coinvolti aiuti destinati alla popolazione civile; e quelli che vietano trattamenti degradanti nei confronti di persone fermate o detenute. L’accertamento della violazione di tali obblighi spetterà comunque alle autorità competenti, internazionali e interne.
Nel video diffuso da Ben-Gvir, si vede il ministro passare davanti alle persone fermate, le presenta come sostenitori del terrorismo e le deride, contribuendo a esporle pubblicamente in una condizione di umiliazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno parlato di immagini «inaccettabili» e di «trattamento lesivo della dignità della persona», chiedendo la liberazione dei cittadini italiani coinvolti e scuse formali. In queste ore, Tajani ha anche chiesto all’Unione europea di approvare sanzioni nei confronti di Ben-Gvir e degli altri ministri estremisti del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito l’episodio un «trattamento incivile a persone fermate illegalmente in acque internazionali che tocca un livello infimo».
Dunque, da un lato, c’è la questione dell’intercettazione in mare, da valutare alla luce delle regole internazionali sul blocco navale. Dall’altro, c’è il trattamento riservato agli attivisti dopo lo sbarco, che riguarda la tutela di persone private della libertà. La vicenda chiama in causa una serie di obblighi internazionali: quelli relativi alla legittimità e ai limiti del blocco navale, soprattutto quando sono coinvolti aiuti destinati alla popolazione civile; e quelli che vietano trattamenti degradanti nei confronti di persone fermate o detenute. L’accertamento della violazione di tali obblighi spetterà comunque alle autorità competenti, internazionali e interne.