I metal detector a scuola sono davvero una buona idea?

La misura, voluta dal governo, sembra una risposta rapida ed efficace, ma i suoi effetti sono meno scontati di quanto sembri
ANSA
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Il 28 gennaio il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Interno hanno inviato una direttiva ai prefetti e ai dirigenti degli Uffici scolastici regionali che consente l’uso dei metal detector agli ingressi delle scuole per prevenire l’introduzione di armi. La misura è stata adottata pochi giorni dopo un grave episodio di cronaca: il 16 gennaio uno studente di 18 anni è morto a La Spezia, in Liguria, dopo essere stato accoltellato a scuola da un compagno.

In questo contesto, l’apertura all’uso dei metal detector va letta come una risposta immediata del governo a episodi di violenza avvenuti in ambito scolastico, ma pone interrogativi più ampi che riguardano la legittimità giuridica dei controlli, la loro efficacia concreta e gli effetti che possono produrre sul clima e sulle relazioni all’interno delle scuole.

Che cosa prevede la direttiva

La direttiva dei due ministeri parte dalla constatazione che «il compimento di gravi atti di violenza tra giovani» e «il rinvenimento di armi o di altri oggetti atti a offendere all’interno o nelle immediate vicinanze degli istituti scolastici», insieme alla «presenza di fenomeni di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti nelle aree frequentate dagli studenti», hanno mostrato come la scuola risenta «delle dinamiche di disagio, marginalità e illegalità che attraversano il tessuto sociale». In questa prospettiva, secondo il governo, diventa necessario ricorrere a «misure di controllo», con l’obiettivo di creare «contesti educativi sicuri e regolati».

Il provvedimento disegna un percorso graduale di intervento sulle «criticità» in ambito scolastico. Si parte da una valutazione della situazione a livello provinciale e, se necessario, si arriva all’inserimento temporaneo di un istituto nei “Piani di controllo coordinato del territorio” e allo svolgimento di verifiche mirate. Solo nelle «situazioni più gravi», su richiesta del dirigente scolastico e previa intesa tra le autorità coinvolte, la direttiva prevede controlli agli ingressi della scuola con metal detector portatili, «qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi». Le modalità operative vengono definite in riunioni tecniche in Questura e i controlli sono svolti da operatori di pubblica sicurezza.

I metal detector sono legittimi?

Il primo nodo riguarda la legittimità di questi controlli. Le verifiche preventive finalizzate alla ricerca di armi trovano una base giuridica nelle norme che disciplinano le perquisizioni e i controlli di pubblica sicurezza. Queste disposizioni consentono l’intervento delle forze di polizia solo in presenza di circostanze concrete e specifiche, legate a un determinato luogo e a un determinato momento, e quando vi siano effettive esigenze di necessità e urgenza. In questo quadro, i controlli invasivi non possono essere automatici o indiscriminati, ma devono poggiare su presupposti di legge chiari e rispettare criteri di necessità, adeguatezza e proporzionalità.

La direttiva si colloca esplicitamente entro questi limiti. Richiama il «rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone» e prevede l’uso dei controlli agli accessi solo «nelle situazioni più gravi», su richiesta dei dirigenti scolastici e all’interno di un percorso che prevede valutazioni preventive e intese tra le autorità coinvolte. 

I problemi sorgerebbero se, nella pratica, questi controlli diventassero una misura ordinaria e generalizzata, applicata di routine e sganciata dalle condizioni eccezionali previste dalla legge.
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Che cosa dicono gli studi sull’efficacia

Chiarito il quadro giuridico, resta la questione degli effetti concreti. Per valutarli è utile distinguere tra ciò che il metal detector può produrre all’interno delle scuole, ciò che può incidere sulla violenza al di fuori dell’ambiente scolastico e gli effetti sul clima scolastico. Su questi aspetti, la ricerca empirica statunitense offre alcuni elementi utili.

Per quanto riguarda la presenza di armi dentro la scuola, una rassegna di sette studi pubblicata nel 2010 mostra che la quota di studenti che dichiarava di aver portato un’arma a scuola era più bassa negli istituti con metal detector portatili rispetto a quelli senza. Un risultato analogo emerge anche per il tragitto tra casa e scuola. In questo senso, lo strumento sembra funzionare come una barriera all’ingresso delle armi. La stessa rassegna, però, non rileva differenze significative tra scuole con e senza metal detector per quanto riguarda minacce, risse a scuola o episodi di violenza in altri contesti. Secondo questi dati, quindi, il metal detector non riduce in generale la propensione alla violenza.

Limiti simili emergono anche da una ricerca pubblicata nel 2019 dal Justice & Prevention Research Center di WestEd, un’organizzazione statunitense che si occupa di politiche di prevenzione e sicurezza in ambito educativo. Il documento richiama l’attenzione sia sui problemi operativi dei dispositivi, come l’uso non conforme agli standard o i guasti, sia sulla loro efficacia complessiva. In particolare, sulla base dei dati disponibili, nelle scuole dotate di metal detector l’individuazione delle armi avviene più spesso senza ricorrere allo strumento, attraverso perquisizioni personali.

Fuori dalla scuola

Se si guarda agli effetti fuori dalla scuola, già negli anni Novanta un report dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) aveva mostrato che la presenza di metal detector nelle scuole statunitensi non avesse ridotto la propensione degli studenti a portare armi altrove e non avesse avuto effetti su episodi come minacce o risse. 

Lo strumento, in sostanza, intercetta le armi all’ingresso della scuola, ma non incide sulle dinamiche che portano un adolescente ad armarsi o a usare violenza in altri contesti, che restano legate a fattori relazionali, ambientali e sociali.

Un altro aspetto riguarda il clima scolastico. La citata ricerca di WestEd sintetizza diversi studi che associano la presenza dei metal detector a una percezione di minore sicurezza da parte degli studenti rispetto a scuole senza questi dispositivi, richiamando anche il rischio che i controlli diventino un segnale di pericolosità dell’ambiente. 

Lo stesso documento evidenzia che i metal detector tendono a concentrarsi in scuole con una maggiore presenza di studenti non bianchi, una dinamica confermata a livello nazionale dai dati del National Center for Education Statistics, un’agenzia federale statunitense. Questo aspetto è rilevante perché mostra come una misura di sicurezza possa trasformarsi in un fattore di stigma, contribuendo a far percepire come più problematiche alcune scuole, spesso situate in aree disagiate.

Indicazioni simili sono state evidenziate da ricerche più recenti, tra cui una rassegna pubblicata nel 2025, secondo cui strumenti come i metal detector possono avere effetti negativi sulle percezioni di sicurezza degli studenti e ridurre il sentimento di fiducia nei confronti dell’istituzione scolastica. Nella valutazione degli impatti, quindi, non basta contare quante armi vengono intercettate. Occorre considerare anche i costi indiretti, come il clima tra gli studenti, la fiducia nella scuola e lo stigma associato ai controlli, e monitorarne gli effetti nel tempo.

A valle di tutto questo resta una questione più profonda. Come osserva la rassegna del 2025, «nonostante i potenziali benefici dell’individuazione delle armi all’ingresso delle scuole, queste misure fisiche non affrontano i problemi sociali ed emotivi più profondi che possono indurre gli studenti a portare armi con sé». Se un ragazzo arriva a portare un’arma a scuola, «anche qualora venga individuata prima di essere utilizzata, il sistema ha fallito nel creare un ambiente sicuro per l’apprendimento». Per questo – hanno suggerito gli autori – le scuole dovrebbero affiancare alle misure di controllo strategie più orientate al clima scolastico, alle relazioni sociali e alla prevenzione precoce. In questa prospettiva, l’individuazione tempestiva dei problemi e il rafforzamento dei servizi di supporto alla salute mentale possono rappresentare elementi centrali per prevenire il porto di armi.

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