Il meme fuorviante del PD sui salari contro il governo Meloni

Il partito di Elly Schlein lascia intendere che il governo sia responsabile di un calo dei salari, ma le cose non stanno così
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Il 25 marzo il Partito Democratico ha pubblicato su Instagram un meme fuorviante per criticare alcune dichiarazioni con cui il governo Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo insediamento.

Il meme mostra un atleta che festeggia in modo esagerato sul podio: bacia la medaglia, fa gesti volgari e si spruzza lo spumante in faccia, per poi scoprire che in realtà è arrivato ultimo, non primo. Di solito, questo meme viene usato per prendere in giro chi si autocelebra in modo spropositato nonostante abbia raggiunto risultati scarsi.

Nel post del PD, l’atleta rappresenta il governo Meloni e ai vari festeggiamenti corrispondono tre annunci del governo: “Stiamo facendo la storia”; “Abbiamo il tasso di occupazione più alto dalla spedizione dei Mille”; “È il taglio delle tasse più grande degli ultimi decenni”. Alla scena finale, in cui si scopre che l’atleta è arrivato ultimo, corrisponde il titolo di un articolo pubblicato da Repubblica: “Povera Italia, salari giù dell’8,7 per cento. Sui redditi è la peggiore del G20”.
Il messaggio trasmesso dal meme è chiaro: mentre il governo si vantava di aver ottenuto grandi risultati, i salari italiani sono diminuiti. Questo messaggio, però, rischia di essere fuorviante.
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Che cosa dicono i dati

L’articolo di Repubblica, uscito il 24 marzo, fa riferimento a un nuovo rapporto pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nei temi del lavoro e della politica sociale. Il rapporto analizza l’andamento dell’indice medio dei salari reali nei Paesi a economia avanzata del G20. Questo indice misura il potere d’acquisto medio dei salari, cioè quanti beni e servizi i lavoratori possono permettersi con il loro stipendio, tenendo conto dell’inflazione.

Il rapporto confronta i dati di nove Paesi del G20 (quindi non tutti e venti): Australia, Canada, Francia, Germania, Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Regno Unito e Italia. Tra il 2008 e il 2024, l’indice medio dei salari reali in Italia è calato dell’8,7 per cento, la riduzione più marcata tra i Paesi analizzati. «In Italia – spiega il rapporto – la perdita è stata particolarmente significativa a seguito della crisi finanziaria mondiale (periodo 2009-12)». Nello stesso periodo, per esempio, in Corea del Sud l’indice è cresciuto del 20,2 per cento (Grafico 1).
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Dunque, il calo dei salari reali citato dal PD nel suo meme si riferisce a un arco temporale di 17 anni, non al periodo successivo all’insediamento del governo Meloni. Anzi, come mostra il grafico presente nel rapporto OIL e come sottolinea lo stesso documento, di recente si è verificata un’inversione di tendenza: «Nel 2024 i salari reali di lavoratrici e lavoratori italiani sono cresciuti in media del 2,3 per cento, segnando un’inversione di tendenza rispetto al calo del 3,2 e del 3,3 per cento rispettivamente nel 2023 e nel 2022».

Le perdite registrate nel 2022 e nel 2023, causate dal forte aumento dell’inflazione, sono state più gravi in Italia rispetto alla media degli altri Paesi a economia avanzata del G20. Ma nel 2024 la ripresa dei salari in Italia ha superato di 1,4 punti percentuali il tasso di crescita medio degli altri Paesi.

Gli altri annunci

È vero che, in diverse occasioni, vari esponenti del governo – tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – hanno dichiarato che in Italia si è registrato il tasso di occupazione più alto dalla spedizione dei Mille e che il governo ha approvato «il taglio delle tasse più grande degli ultimi decenni». A ciascuna di queste affermazioni abbiamo dedicato un fact-checking nei mesi scorsi.

Partiamo dal primo annuncio. Secondo i dati ISTAT, durante il governo Meloni il numero di occupati in Italia ha superato i 24 milioni e il tasso di occupazione ha raggiunto il 62 per cento: entrambi sono i valori più alti da quando esistono le serie storiche mensili, ossia dal 2004. I confronti con il passato vanno fatti con cautela, per diversi motivi, ma in linea generale è corretto affermare che oggi in Italia ci sono più lavoratori che mai.

Il «più importante taglio delle tasse sul lavoro degli ultimi decenni» è stato rivendicato da Meloni nel maggio 2023, quando con il decreto “Lavoro” il governo ha stanziato circa 4 miliardi di euro per prolungare il taglio del cuneo fiscale. All’epoca avevamo spiegato che altri governi avevano fatto interventi più consistenti. Successivamente, l’esecutivo ha rinnovato il taglio del cuneo per il 2024 e lo ha reso strutturale dal 2025, con un costo complessivo di circa 13 miliardi di euro.

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