Il viceministro dell’Economia difende il condono, la Corte dei Conti no

Maurizio Leo ha annunciato l’introduzione della “tregua fiscale”, citando a suo sostegno la Corte dei Conti, che però in passato si è detta contraria a misure simili
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Il 14 novembre, ospite a Quarta Repubblica su Rete 4, il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo (Fratelli d’Italia) ha annunciato (min. 01:10:20) che il governo è al lavoro per introdurre la cosiddetta “tregua fiscale”, per cancellare una parte delle cartelle esattoriali non pagate negli anni da una parte dei contribuenti italiani.

Per giustificare la misura, Leo ha citato un provvedimento preso dal precedente governo (ci torneremo meglio tra poco) e alcune stime, tra cui quelle della Corte dei Conti, che però in passato si è espressa contro provvedimenti simili a quello annunciato dal viceministro dell’Economia. Di fatto, stiamo parlando di un condono fiscale, anche se Leo in tv ha smentito (min. 1:20:10), perché, al di là dei dettagli, la tregua fiscale rientra tra quei provvedimenti che hanno lo scopo di agevolare i contribuenti che vogliono risolvere pendenze con il fisco.

I dati sulle cartelle esattoriali

Tra le altre cose, il viceministro ha chiarito che l’obiettivo del governo è quello di cancellare le cartelle esattoriali, inviate fino al 2015, con un valore fino a mille euro e di far pagare il 50 per cento delle cartelle con valori fino a 3 mila euro. 

Per giustificare il provvedimento, il viceministro dell’Economia ha sottolineato che il valore delle cartelle esattoriali accumulate nel tempo in Italia ha superato i 1.100 miliardi di euro, sostenendo che, secondo la Corte dei Conti, si potrebbe al massimo recuperare il 7 per cento. Per questo motivo, la tregua fiscale è necessaria per permettere di ridurre l’accumulo di cartelle. Che cosa c’è di vero in questi numeri?

Innanzitutto, non è chiaro da dove venga la percentuale del «7 per cento» indicata da Leo, che nelle ultime settimane è stata ripresa da vari quotidiani. La percentuale è però plausibile. Nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato, pubblicata a giugno 2022, la Corte dei Conti ha scritto che tra il 2000 e il 2019 sono stati recuperati circa 146 miliardi di euro a fronte di un carico dell’Agenzia delle entrate pari a poco più di 1.100 miliardi di euro, il 13 per cento circa. I dati pubblicamente disponibili nel periodo precedente alla pandemia dicevano inoltre che solo il 9 per cento del valore delle cartelle esattoriali accumulate nel tempo era riscuotibile, perché il restante 91 per cento faceva riferimento a contribuenti deceduti o falliti o su cui erano già state effettuate tutte le azioni di recupero possibili.

La Corte dei Conti contro i condoni

Al di là dei numeri, Leo ha citato la Corte dei Conti per difendere la tregua fiscale, ma la stessa Corte, in passato, si è detta contraria a provvedimenti di questo tipo. Ad aprile 2021, la Corte dei Conti ha depositato una memoria alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera dei deputati in cui commentava le misure contenute nel decreto “Sostegni”, approvato a marzo 2021 dal governo guidato da Mario Draghi e convertito in legge dal Parlamento a maggio. Tra le altre cose, il decreto “Sostegni” aveva introdotto l’eliminazione delle cartelle esattoriali fino a 5 mila euro, relative al periodo tra il 2000 e il 2010, una misura fortemente voluta dalla Lega, che lo stesso Draghi aveva ammesso essere un condono. In tv questo provvedimento è stato citato da Leo come esempio da seguire e da estendere, come abbiamo visto, per le cartelle fino al 2015.

Nella memoria, però, la Corte dei Conti aveva scritto esplicitamente che la scelta adottata dal governo Draghi non appariva «condivisibile». Secondo la Corte, il condono avrebbe generato «disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono» ai loro obblighi fiscali. Il provvedimento «può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri», aveva aggiunto la Corte dei Conti, sottolineando che il condono avrebbe riguardato «un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi».

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