L’idea di introdurre limiti più stringenti per l’accesso dei minori ai social network non è nuova in Italia, ma negli ultimi giorni il tema è tornato di attualità. A rilanciarlo nel dibattito politico è stato un caso di cronaca, quello di un tredicenne che a fine marzo ha accoltellato una insegnante in una scuola media di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, diffondendo poi il video dell’aggressione su Telegram.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. «Bisogna intervenire vietando i social ai minori di 15 anni. Penso che sia inevitabile. Questo crimine è nato proprio in rete, spinto dai social», ha dichiarato il 29 marzo in un’intervista al quotidiano Il Messaggero.
Proposte di questo tipo non riguardano solo l’Italia: in alcuni Paesi sono già state adottate misure simili. L’Australia, per esempio, è stata il primo Stato al mondo ad approvare una legge che vieta l’uso dei social ai minori di 16 anni, entrata in vigore a dicembre 2025. Anche in Europa sono state discusse o avviate iniziative analoghe. In Francia è stata proposta una norma che limita l’accesso ai social ai minori di 15 anni, attualmente in attesa dell’approvazione definitiva del Senato, mentre interventi simili sono stati presi in considerazione anche in Portogallo, Spagna e, più recentemente, in Austria.
E in Italia? Negli ultimi anni si sono moltiplicate le proposte di legge sul tema, sostenute sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. L’ultima è stata presentata il 31 marzo da Noi Moderati. «Esistono già delle norme, ma sappiamo che spesso vengono aggirate e che vanno quindi aggiornate», ha dichiarato la deputata e segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna, aggiungendo che l’obiettivo è velocizzare l’iter per «avere entro il 2027 una buona legge che protegga i minori».
Il numero di testi depositati in Parlamento dimostra un interesse diffuso tra tutti i partiti a rafforzare le tutele dei minori online, ma restano differenze sia sugli strumenti da adottare sia sulla soglia di età da introdurre.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. «Bisogna intervenire vietando i social ai minori di 15 anni. Penso che sia inevitabile. Questo crimine è nato proprio in rete, spinto dai social», ha dichiarato il 29 marzo in un’intervista al quotidiano Il Messaggero.
Proposte di questo tipo non riguardano solo l’Italia: in alcuni Paesi sono già state adottate misure simili. L’Australia, per esempio, è stata il primo Stato al mondo ad approvare una legge che vieta l’uso dei social ai minori di 16 anni, entrata in vigore a dicembre 2025. Anche in Europa sono state discusse o avviate iniziative analoghe. In Francia è stata proposta una norma che limita l’accesso ai social ai minori di 15 anni, attualmente in attesa dell’approvazione definitiva del Senato, mentre interventi simili sono stati presi in considerazione anche in Portogallo, Spagna e, più recentemente, in Austria.
E in Italia? Negli ultimi anni si sono moltiplicate le proposte di legge sul tema, sostenute sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. L’ultima è stata presentata il 31 marzo da Noi Moderati. «Esistono già delle norme, ma sappiamo che spesso vengono aggirate e che vanno quindi aggiornate», ha dichiarato la deputata e segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna, aggiungendo che l’obiettivo è velocizzare l’iter per «avere entro il 2027 una buona legge che protegga i minori».
Il numero di testi depositati in Parlamento dimostra un interesse diffuso tra tutti i partiti a rafforzare le tutele dei minori online, ma restano differenze sia sugli strumenti da adottare sia sulla soglia di età da introdurre.