Perché la Lega di Salvini non è la Lega Nord

Hanno la stessa sede ma sono due partiti diversi. Il secondo non è più attivo da anni per via dei famosi “49 milioni”, ma ora qualcuno vuole farlo tornare operativo 
Lo storico leader della Lega Nord Umberto Bossi, morto a marzo 2026, insieme a Matteo Salvini durante una manifestazione nel 2014 – Fonte: ANSA/FILIPPO VENEZIA
Lo storico leader della Lega Nord Umberto Bossi, morto a marzo 2026, insieme a Matteo Salvini durante una manifestazione nel 2014 – Fonte: ANSA/FILIPPO VENEZIA
Il 1° settembre un gruppo di ex parlamentari della Lega Nord, tra cui l’ex deputato Gianluca Pini, ha creato un comitato per chiedere la convocazione del congresso federale del partito, da anni inattivo e posto sotto commissariamento. Stiamo parlando della Lega Nord, non della Lega per Salvini premier, che invece è il partito guidato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini e che dalla fine del 2017 ha preso il posto della “vecchia” Lega fondata da Umberto Bossi. 

La notizia della richiesta di un congresso per rinnovare i vertici della Lega Nord, al momento guidata con il ruolo di commissario dal deputato leghista Igor Giancarlo Iezzi, è stata letta come una nuova mossa del cosiddetto “fronte del Nord” contro Salvini. Questo è il gruppo di esponenti della Lega, capeggiato dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che nelle ultime settimane ha chiesto a Salvini un rinnovamento e una gestione più condivisa del partito. Da tempo infatti la Lega è in calo nei consensi e non è la prima volta che Salvini viene contestato dall’interno, anche se per ora le critiche non hanno ottenuto nessun effetto o cambiamento nella Lega.
Il nuovo comitato creato ieri comunque c’entra fino a un certo punto con le questioni legate alla Lega di Salvini, e ha a che fare invece con la vita della Lega Nord che, seppur non più politicamente attiva, esiste ancora. «Ho sentito anche io di questa iniziativa, ma non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini», ha precisato lo stesso presidente lombardo Fontana a chi gli chiedeva dell’iniziativa degli ex parlamentari della Lega Nord.

Nonostante ciò, l’operazione degli ex parlamentari della Lega Nord viaggia in parallelo a quella di Fontana e Romeo, mettendo in discussione anche in questo caso il ruolo di Salvini, seppur in maniera indiretta.

49 milioni

Per capire come mai la vicenda riguardante la Lega Nord sia diversa, ma allo stesso tempo legata, a quello che sta avvenendo nella Lega bisogna chiarire che cos’è la Lega Nord oggi.

La Lega Nord, il cui nome completo è “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, è il partito federalista fondato da Umberto Bossi nel 1989 e guidato dallo storico fondatore fino al 2012. In seguito il partito è stato guidato per alcuni mesi da Roberto Maroni e poi da Matteo Salvini, che ne è stato segretario dal 2013 al 2020. In quegli anni per la Lega Nord si apriva la questione dei famosi 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che il partito avrebbe dovuto ridare allo Stato negli anni successivi. Nel 2017 il Tribunale di Genova condannò in primo grado Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e altri imputati e ordinò la confisca alla Lega di una somma corrispondente a circa 49 milioni di euro. 

Secondo l’accusa, la Lega Nord presentò tra il 2008 e il 2010 alla Camera e al Senato rendiconti e documentazioni contabili non veritiere, ottenendo così 48,97 milioni di euro di finanziamenti pubblici di cui non aveva diritto. Il problema era però che sui conti della Lega Nord quella somma di denaro non era più disponibile e la magistratura iniziò quindi a sequestrare le somme presenti sui conti e successivamente quelle che vi sarebbero entrate. Nel 2018 la Cassazione stabilì che il sequestro poteva riguardare anche denaro entrato nei conti della Lega Nord successivamente, fino al raggiungimento dell’importo complessivo. Nello stesso anno la Procura di Genova e la difesa della Lega Nord definirono le modalità di esecuzione del risarcimento allo Stato. Il partito avrebbe dovuto restituire 100 mila euro ogni due mesi, cioè almeno 600 mila euro l’anno, fino a raggiungere i 49 milioni nel giro di 80 anni. 

La Lega, senza Nord

E ora veniamo alla nascita della Lega per Salvini premier, l’attuale partito guidato da Salvini. Mentre la Lega Nord affrontava le sue questioni giudiziarie, Salvini iniziò un processo di allargamento del partito, visto che fino a quel momento la Lega Nord si era concentrata solo sulla battaglia per l’autonomia delle regioni del Nord. 

Già a partire dal 2014 Salvini coltivava l’ambizione di trasformare la Lega Nord in un partito nazionale, rivolto anche alle istanze del Sud Italia. Il primo passaggio significativo fu la creazione a dicembre 2014 del movimento “Noi con Salvini”, per permettere alla Lega di radicarsi anche nel Centro e soprattutto nel Sud, territori nei quali il marchio “Lega Nord” era un ostacolo. Salvini disse esplicitamente che al Nord sarebbe rimasta la Lega, mentre il nuovo progetto sarebbe partito verso il Sud. Tre anni più tardi nel 2017, prima delle elezioni politiche 2018, Salvini creò la “Lega Salvini premier”, il nuovo soggetto politico che ha sostituito la Lega Nord con l’obiettivo di diventare un partito nazionale, non più legato solo alle regioni settentrionali. Allo stesso tempo però, anche se non più attiva, la Lega Nord è rimasta in vita perché gravata dal risarcimento di 49 milioni di euro che doveva terminare di ripagare allo Stato.

La nascita della “Lega per Salvini Premier” va letta dunque su due piani, uno politico e uno giudiziario. Sul piano politico, Salvini ha voluto trasformare profondamente la Lega. La vecchia Lega Nord per l’Indipendenza della Padania era statutariamente e simbolicamente legata al Nord, al federalismo e alla tradizione bossiana, mentre Salvini ha voluto costruire un partito nazionale, capace di presentarsi anche nel Centro e nel Sud e di competere per la guida del governo. Allo stesso tempo, il nuovo partito permetteva a Salvini di avere un nuovo soggetto giuridico, con propri organi, contabilità e patrimonio, libero dai problemi economici della Lega Nord. Così, mentre la Lega per Salvini premier si affermava a livello nazionale, il 31 gennaio 2020 il Consiglio federale della Lega Nord stabilì il commissariamento del partito e l’interruzione di ogni attività politica.

«La Lega Nord è stata “congelata” ed esiste ora soltanto in funzione del risarcimento che deve allo Stato per la vicenda dei rimborsi», ha confermato a Pagella Politica Massimiliano Panizzut, deputato friulano della Lega per Salvini premier e allo stesso tempo componente del consiglio federale della Lega Nord. Nonostante il commissariamento infatti il partito mantiene una sua struttura interna: ha una sua sede, quella storica a Milano in via Bellerio, che condivide con la Lega di Salvini, e continua a percepire i contributi del 2 per mille. Dal 2014 i contribuenti italiani possono indicare ogni anno nella dichiarazione dei redditi a quale partito politico destinare una piccola quota dell’IRPEF che devono versare allo Stato. Nel 2025 per esempio la Lega Nord ha ricevuto il 2 per mille da circa 40 mila contribuenti, per un totale di 486 mila euro ricevuti.
L'attuale commissario della Lega Nord Igor Giancarlo Iezzi – Fonte: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
L'attuale commissario della Lega Nord Igor Giancarlo Iezzi – Fonte: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Il congresso e il problema degli iscritti

Ora, dopo anni di inattività, l’ex deputato della Lega Nord Gianluca Pini vuole riattivare il partito. «L’unico obiettivo del nostro comitato è raccogliere le firme per chiedere ai vertici della Lega Nord di convocare un congresso che non si tiene da anni, nonostante lo statuto del nostro partito imponga che si tenga ogni cinque anni», ha spiegato Pini a Pagella Politica

In effetti lo statuto prevede espressamente che il partito organizzi il congresso ogni cinque anni per rinnovare i propri vertici interni. Nella Lega Nord questo però non accade almeno da quando nel 2020 Iezzi è stato nominato commissario. Per contro, Panizzut ha spiegato a Pagella Politica che la Lega Nord già prima della richiesta di Pini si era mossa nei mesi scorsi nell’ottica di organizzare un congresso. «Sappiamo bene che gli organi sono in scadenza e vanno rinnovati, ma per organizzare un congresso in regola è necessario fare chiarezza innanzitutto sugli iscritti», ha spiegato Panizzut. Come ha raccontato il deputato, componente del consiglio federale della Lega Nord, ad oggi non è chiaro nemmeno allo stesso partito quanti siano i suoi iscritti. «Da quando la Lega Nord è commissariata le tessere del partito sono sempre state rinnovate gratuitamente ogni anno a tutti gli iscritti, in maniera automatica», ha spiegato Panizzut, che ha aggiunto come da mesi i vertici leghisti si stiano muovendo per chiarire quanti dei soci iscritti formalmente alla Lega Nord vogliano ancora effettivamente farne parte, in vista dell’indizione del congresso. Alla fine di ottobre dello scorso anno il Consiglio federale della Lega Nord aveva deliberato sulla necessità di eseguire una ricognizione di tutti gli iscritti al partito, per aggiornare i dati anagrafici e chiedendo conferma a ognuno della volontà di rimanere effettivamente iscritto, pena la decadenza dal titolo di socio del partito. Le operazioni di ricognizione sarebbero dovute durare fino al 27 marzo 2026, ma sono state prorogate fino alla fine di maggio dal commissario Iezzi, per via delle «attività tecniche ancora in corso» come si legge nella nuova delibera pubblicata sul sito della Lega Nord. Al momento, secondo le verifiche di Pagella Politica, non risulta ancora nessuna comunicazione pubblica sui risultati della ricognizione degli iscritti.

Due manovre, un obiettivo

Secondo altre fonti consultate da Pagella Politica interne alla Lega Nord – che hanno preferito rimanere anonime –, ad oggi non ci sarebbero i termini e i requisiti per celebrare un congresso. Ieri alla richiesta di Pini ha risposto la stessa Lega per Salvini premier attraverso una nota attribuita a «fonti della Lega» e diramata dallo staff del segretario Salvini. «C’è una Lega che lavora, con oltre 500 sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali in tutta Italia, decine di migliaia di iscritti, eletti e militanti. C’è una Lega che lavora per organizzare una due giorni a Roma i giorni 8-9 settembre su temi economici in vista della manovra e per una Pontida con numeri da record. E poi c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio», si legge nella nota della Lega di Salvini. «Sorpresa, nella Lega e nell’entourage del segretario Salvini, per chi oggi chiede un congresso per il ritorno alla “Lega Nord”. Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?», prosegue il testo. Il riferimento al patteggiamento per corruzione è a un’inchiesta giudiziaria del 2023 per una presunta truffa su un lotto di mascherine dalla Cina all’Ausl Romagna, in cui Pini era stato coinvolto e in cui gli erano stati contestati due episodi di corruzione impropria. Per questo caso, a marzo 2024, Pini ha poi patteggiato una pena complessiva ad un anno, 11 mesi e 14 giorni di reclusione.
L'ex deputato della Lega Gianluca Pini in aula alla Camera nel 2015 – Fonte: ANSA/ ANGELO CARCONI
L'ex deputato della Lega Gianluca Pini in aula alla Camera nel 2015 – Fonte: ANSA/ ANGELO CARCONI
«La penosa risposta dello staff di Salvini, che come al solito non ha nemmeno il coraggio di metterci la faccia quando è preso in fallo, è l’ennesima cialtronata per distogliere l’attenzione dal merito delle contestazioni. Il fatto che risponda la Lega Salvini Premier non la Lega Nord dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che tramite un commissario inerme Salvini sta tenendo in ostaggio un movimento, impedendo seriamente un diritto costituzionalmente garantito di svolgere attività politica in danno dei soci della Lega Nord», ha risposto Pini, in passato segretario della Lega Nord Romagna, la sezione locale romagnola della Lega Nord. Pini ha escluso che l’obiettivo del comitato sia quello di creare un partito alternativo alla Lega, ma è evidente che l’operazione si propone di contestare, questa volta da una prospettiva diversa, le decisioni di Salvini. L’ex deputato ha aggiunto infatti che, seppur diversa, la loro operazione fa il paio con quella di Fontana e Romeo. «Fontana e Romeo sono convinti che si possa cambiare la Lega chiedendo una gestione condivisa a Salvini, cercano di mediare. Noi invece agiamo su un altro fronte, che è quello della Lega Nord, vogliamo riattivare questo partito e toglierlo a Salvini che lo tratta ora come il suo giocattolo», ha concluso Pini.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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