Lo scisma dei lefebvriani divide anche Futuro Nazionale

Esponenti del partito di Vannacci hanno partecipato alla consacrazione dei vescovi del movimento scomunicato dal Vaticano, ma non tutti hanno apprezzato questa mossa
ANSA
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A meno di un mese dalla sua assemblea costituente, Futuro Nazionale si trova davanti a un primo caso politico interno, nato da una vicenda piuttosto insolita. Il 1° luglio alcuni esponenti del partito fondato da Roberto Vannacci hanno partecipato a Écône, in Svizzera, alla consacrazione di quattro nuovi vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Fondata nel 1969 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, la Fraternità è un movimento tradizionalista cattolico in contrasto con la Santa Sede su alcune riforme introdotte dal Concilio Vaticano II negli anni Sessanta. I suoi membri sono per questo spesso chiamati “lefebvriani”. 

Compiuta senza l’autorizzazione del Papa, il giorno successivo alla consacrazione la Santa Sede ha scomunicato i due vescovi che l’hanno celebrata e i quattro appena consacrati. La vicenda ha avuto presto delle ricadute politiche. Alla cerimonia in Svizzera erano presenti infatti Mario Borghezio, esponente storico della Lega Nord e oggi in Futuro Nazionale, e Lorenzo Gasperini, responsabile nazionale del programma e ritenuto dalla stampa «l’ideologo» del partito di Vannacci. 

Il 4 luglio la loro presenza è stata criticata da Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori e fondatore di Patto Italia, partito a cui Futuro Nazionale è molto legato. Oltre ad essere tra i finanziatori di Vannacci, infatti, Ruvolo ha anche concesso in comodato d’uso gratuito la sede di Futuro Nazionale a Roma. Ad ogni modo, secondo Ruvolo la partecipazione di esponenti del partito alla cerimonia «non è un bel biglietto da visita», soprattutto per un movimento che richiama spesso il trittico «Dio, patria e famiglia». Per questo l’imprenditore ha chiesto a Vannacci e al coordinatore nazionale Massimiliano Simoni di prendere le distanze da Gasperini.

Insomma, una vicenda nata nel mondo tradizionalista cattolico è diventata un caso politico scomodo per Futuro Nazionale.

Che cosa è successo a Écône

Al centro della cerimonia di Écône c’era una consacrazione episcopale, cioè il rito con cui alcuni sacerdoti diventano vescovi. I lefebvriani l’hanno celebrata senza il cosiddetto “mandato pontificio”, ossia senza l’autorizzazione del Papa. Alla cerimonia erano presenti circa 15 mila laici, oltre a più di mille sacerdoti, religiosi e religiose.

La decisione dei lefebvriani era stata annunciata mesi prima. La Santa Sede aveva cercato di evitare lo strappo, chiedendo alla Fraternità di sospendere le consacrazioni e proponendo un dialogo. Pochi giorni prima della cerimonia, anche papa Leone XIV era intervenuto con una lettera al superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani, originario di Rimini, invitandolo a non procedere: «tornate sui vostri passi», ha scritto il Papa, chiedendo ai lefebvriani di «desistere» dal loro intento.

Nonostante gli appelli, il 1° luglio si è tenuta la consacrazione. All’inizio della cerimonia, Pagliarani ha richiamato il Concilio Vaticano II, l’assemblea dei vescovi cattolici che negli anni Sessanta introdusse importanti riforme nella Chiesa, tra cui l’uso più ampio delle lingue nazionali nella liturgia. «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha detto Pagliarani, presentando la scelta della Fraternità come una difesa della tradizione cattolica. In pratica, i lefebvriani vogliono tornare alla messa in latino e contestano alcune novità del Concilio, come il dialogo con le altre religioni, la libertà religiosa e il rapporto più aperto con il mondo moderno.

Il giorno dopo, la Santa Sede ha scomunicato i due vescovi che avevano celebrato il rito e i quattro nuovi vescovi. Nel decreto, la consacrazione è stata definita «un atto di natura scismatica». In altre parole, per la Santa Sede non si è trattato solo di una violazione delle regole interne della Chiesa, ma di un gesto che metteva in discussione l’autorità stessa del Papa.

C’era anche Forza Nuova

Nell’area della destra italiana, alla cerimonia di Écône non c’erano solo esponenti di Futuro Nazionale. Era presente anche una delegazione di Forza Nuova, l’organizzazione neofascista guidata da Roberto Fiore.

Il movimento aveva annunciato la partecipazione già il giorno prima della consacrazione. Adriano Da Pozzo, responsabile della segreteria nazionale di Forza Nuova, aveva spiegato che Fiore e altri esponenti sarebbero stati presenti «a fianco di chi non ha mai ammainato la bandiera della tradizione». Allo stesso tempo, Da Pozzo aveva precisato che la partecipazione sarebbe avvenuta nel «granitico rispetto per Roma e il Santo Padre».

Dopo la cerimonia, Fiore ha sostenuto che le questioni sollevate dal tradizionalismo sono ancora aperte e che «la storia darà ragione» alla Fraternità San Pio X che rischia di essere «discriminata nonostante la sua coerenza».

Il caso di Futuro Nazionale

Il caso più delicato riguarda però Futuro Nazionale. Mario Borghezio ha partecipato alla cerimonia insieme a due esponenti dei comitati locali del movimento.

Le sue parole hanno dato alla trasferta anche un significato politico. L’ex parlamentare europeo ha definito la cerimonia un «segnale di speranza» per chi, come Futuro Nazionale, vuole «resistere alla modernità». In un’altra dichiarazione ha aggiunto che le «supreme autorità del partito» erano al corrente della presenza sua e di Gasperini a Écône, sottolineando però che, nel suo caso, di esserci andato a titolo personale, e non in rappresentanza del partito di Vannacci.

La presenza di Gasperini invece rende la vicenda più rilevante per Futuro Nazionale. Non solo per il ruolo di “ideologo” del partito, ma anche perché il suo rapporto con l’ambiente lefebvriano non sembra iniziare con la trasferta in Svizzera. Nell’ottobre 2023 infatti Gasperini era tra i relatori del ventinovesimo Convegno di studi cattolici organizzato a Rimini dalla Fraternità San Pio X, con un intervento dedicato all’insegnamento di san Tommaso d’Aquino.

La richiesta di Ruvolo

È soprattutto la partecipazione di Gasperini alla cerimonia in Svizzera ad aver provocato la reazione di Ruvolo. Il 4 luglio il fondatore di Patto Italia ha pubblicato una nota in cui ha chiesto a Vannacci e al coordinatore nazionale di Futuro Nazionale, Massimiliano Simoni, di prendere le distanze da Gasperini. Secondo Ruvolo, l’ideologo del programma del partito avrebbe «messo in discussione l’unità della Chiesa e la sua dottrina».

Nel comunicato Ruvolo, che da febbraio ha finanziato Futuro Nazionale con 18 mila euro, ha riconosciuto che le scelte religiose sono individuali, ma ha giudicato problematica la presenza di dirigenti di Futuro Nazionale alla cerimonia di Écône. Per questo ha chiesto ai vertici del movimento di chiarire che la partecipazione di Gasperini è stata una scelta personale e che «non rappresenta, in alcun modo, la linea di Futuro Nazionale».

La linea del partito

Da Futuro Nazionale, per ora, non è arrivata una presa di posizione ufficiale. Pagella Politica ha contattato sia Gasperini sia Simoni per chiedere un commento sulla vicenda e sulla richiesta di Ruvolo, ma al momento della pubblicazione non ha ricevuto risposta. Ad altre testate, fonti del partito hanno scelto la linea del «nessun commento» o hanno ridimensionato la questione, spiegando che Futuro Nazionale «si occupa di politica, non di questioni ecclesiali».

Il caso, quindi, resta sospeso. Non risultano espulsioni, dimissioni o comunicati ufficiali contro Borghezio o Gasperini. La trasferta a Écône ha però aperto una prima tensione pubblica nel partito: da un lato chi rivendica la partecipazione come scelta personale o come segnale identitario, dall’altro chi chiede di chiarire che quella presenza non rappresenta la linea di Futuro Nazionale.

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