Landini sbaglia i dati sulle vittime del lavoro

Ansa
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Il 12 ottobre 2019 il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, alla vigilia della 69° edizione della Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro organizzata dall’Anmil a Palermo, ha denunciato un aumento dei casi di infortunio e morte sul lavoro.

Secondo Landini, «non solo gli infortuni sono in aumento, ma sono in aumento soprattutto le morti. Questa è una strage: negli ultimi dieci anni sono diciassettemila le persone che sono morte sul lavoro, contando anche quelli morti mentre andavano o tornavano dal lavoro». Inoltre, in Italia, i numeri di morti sul lavoro sarebbero gli stessi di «quaranta-cinquanta anni fa».

Abbiamo verificato i diversi dati citati e Landini sbaglia.

Il confronto 2019-2018

Secondo i più recenti dati Inail, pubblicati a settembre 2019, fra gennaio e agosto 2019 in Italia sono state registrate 416.894 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 685 con esito mortale, e 41.032 denunce di malattie professionali – ovvero, secondo la definizione dell’Inail, «malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose».

Guardando allo stesso periodo del 2018, emerge per l’anno in corso un calo degli infortuni e delle morti, ma un aumento delle malattie professionali. Infatti, tra gennaio e agosto 2018, le denunce di infortunio sul lavoro sono state 418.535, di cui 713 mortali. Nel 2019 sono cresciute del 2 per cento le denunce di malattie professionali che, nel 2018, erano state 40.219.

Dunque nel confronto tra 2019 e 2018 non è vero, come sostiene Landini, che siano in aumento gli infortuni e le morti.

Il confronto con gli ultimi anni

Ma qual è la situazione su base annuale?

Secondo i numeri riferiti all’intero 2018, il numero di denunce di infortunio (645.049) è stato più alto rispetto a 2015 (636.675) e 2016 (641.113), ma più basso rispetto al 2014 (quando le denunce erano state addirittura 663.039) e al 2017 (646.879).

Se si guarda al numero di morti, poi, il 2018 ha fatto registrare più denunce di infortuni con esito fatale (1.218) rispetto al 2017 (1.148), al 2016 (1.154) e al 2014 (1.185), ma meno rispetto al 2015 (1.303).

Infine, le denunce di malattie professionali nel 2018 (59.506) sono state inferiori rispetto al 2016 (60.248), ma maggiori rispetto a 2017 (58.019), 2015 (58.913) e 2014 (57.371).

Negli ultimi anni si è quindi registrato un andamento altalenante ma sostanzialmente stabile per quanto riguarda le denunce di infortuni sul lavoro – con esito mortale o meno – e malattie professionali, e nel complesso non è quindi possibile parlare di un «aumento» significativo nel 2019.

I 17.000 morti

Abbiamo controllato la veridicità del dato fornito da Landini sommando il numero di denunce per infortunio sul lavoro con esito mortale da gennaio 2009 a dicembre 2018 secondo i dati pubblicati dall’Inail, ed escludendo il 2019, siccome Landini parla di «dieci anni» e l’anno in corso non si è ancora concluso.

Tra il 2009 e il 2018 le denunce per infortunio sul lavoro con esito mortale sono risultate 13.056.

A ogni denuncia corrisponde una singola persona infortunata: in caso di infortuni collettivi il datore di lavoro è tenuto a presentare all’Inail tante denunce quanti sono i lavoratori coinvolti. La cifra comprende anche le denunce di infortunio avvenute in itinere, ovvero «durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro», che Landini include nella sua dichiarazione.

Il numero reale corrisponde quindi a circa 4.000 unità in meno rispetto alle 17.000 citate da Landini.

Le denunce sono infatti state intorno alle 1.500 nel 2009 e nel 2010, superiori alle 1.300 nel 2011, 2012 e 2015, circa 1.200 nel 2013 e nel 2018, e più o meno 1.100 nel 2014, 2016 e 2017.
Grafico: Numero di morti sul lavoro (2009-2018) - Fonte: rielaborazione di Pagella Politica su dati Inail
Grafico: Numero di morti sul lavoro (2009-2018) - Fonte: rielaborazione di Pagella Politica su dati Inail
Il numero citato da Landini si può ritrovare sul sito dell’Osservatorio indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro, che nonostante sostenga di essere l’unico sito in Italia a monitorare in tempo reale i morti sul lavoro, è in realtà un’opera amatoriale curata da un tecnico metalmeccanico in pensione, ora pittore.

Si continua a morire come accadeva cinquant’anni fa?

Landini ha detto che, in Italia, sul lavoro si continua a «morire come si moriva quaranta-cinquanta anni fa».

Anche in questo caso prendiamo in considerazione il 2018, l’ultimo anno di cui abbiamo i dati completi, e confrontiamolo con il 1978 e il 1968, paragonando poi l’andamento complessivo dei periodi 2008-2018 e 1968-1978.

Secondo le serie storiche dell’Inail (scaricabili qui), le denunce per infortunio con esito mortale nel 1968 furono 3.829, mentre nel 1978 se ne registrarono 2.524.

Guardando complessivamente al periodo 1968-1978 e confrontandolo con quello 2008-2018, si può notare come nel primo caso il dato sia sceso solo quattro volte sotto le 3.000 unità (e cinque volte sia stato superiore alle 3.500 unità), mentre nel secondo, come si è visto, si sia quasi sempre mantenuto sotto le 1.500.

Le morti sul lavoro registrate fra il 2008 e il 2018 sono in media meno della metà rispetto al periodo ‘68-’78. Questi dati ci permettono di stimare che, nel 2018, in Italia hanno avuto luogo più o meno 3,3 infortuni con esito mortale al giorno. Nel 1978 la media giornaliera era di 6,9, e nel 1968 addirittura di 10,5.

Inoltre, guardando al tasso standardizzato di incidenza infortunistica (il dato che tiene conto del «numero di incidenti sul lavoro occorsi durante l’anno per 100.000 occupati») fornito dall’Inail sulla base di dati Eurostat, dal 1998 al 2016 (lasso di tempo con dati consultabili nelle serie storiche Inail) si può osservare un costante abbassamento della cifra. In altre parole, il numero di infortuni considerato in rapporto al numero di persone che lavorano in un determinato momento in Italia è sempre sceso (con la sola eccezione del 2013), calando da 4.105 ogni 100 mila nel 1998 fino a 1.477 ogni 100 mila nel 2016.

In conclusione

Landini riporta un numero più alto quando cita i morti sul lavoro negli ultimi dieci anni: parla infatti di 17.000 casi, mentre il totale registrato dall’Inail per gli anni dal 2009 al 2018 è di 13.056 unità.

Per quanto riguarda invece il fatto che «non solo gli infortuni sono in aumento, ma […] soprattutto le morti», come visto dall’andamento altalenante delle cifre degli ultimi anni, e dalla diminuzione di infortuni e morti nei primi otto mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, l’affermazione di Landini non corrisponde alla realtà.

Infine, il segretario della Cgil sbaglia quando sostiene che oggi, in Italia, i numeri di morti sul lavoro siano gli stessi di quaranta-cinquanta anni fa. Le serie storiche mostrano un numero più che dimezzato delle morti sul lavoro tra il periodo 1968-1978 e quello 2008-2018.

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