Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibile presenza alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 della United States Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale degli Stati Uniti, abbreviata con la sigla “ICE”, che si occupa dei controlli sull’immigrazione. Di recente, sull’ICE si sono concentrate molte critiche dopo che alcuni agenti hanno ucciso due civili – una donna il 7 gennaio, un uomo il 24 gennaio – a Minneapolis, in Minnesota, suscitando manifestazioni di protesta negli Stati Uniti.

Il 24 gennaio il Fatto Quotidiano, citando un portavoce anonimo dell’ICE, aveva scritto che alcuni membri dell’agenzia sarebbero stati a Milano per gestire la sicurezza durante le Olimpiadi. La notizia era stata inizialmente smentita dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che aveva affermato di non sapere nulla della vicenda e aveva assicurato che «qualsiasi cosa dovesse succedere, ICE in quanto tale non opererà sul territorio italiano».

Questa posizione è stata però precisata pochi giorni dopo. Nel pomeriggio del 27 gennaio, lo stesso Piantedosi ha diffuso un comunicato dopo un colloquio con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tillman Joseph Fertitta. Il comunicato chiarisce che per le Olimpiadi le autorità statunitensi «coinvolgeranno anche l’Home Security Investigation (HSI), organismo investigativo dell’ICE – dunque non il braccio operativo dell’agenzia – e che i loro analisti lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio».

Il comunicato spiega inoltre che gli Stati Uniti allestiranno all’interno del loro consolato a Milano una «sala operativa» da cui lavoreranno le loro agenzie di sicurezza, tra cui appunto l’HSI. Tra gli agenti che saranno mandati in Italia – specifica lo stesso comunicato – non ci sarà personale come quello impegnato nei controlli sulla migrazione sul territorio statunitense, ma «referenti esclusivamente specializzati nelle investigazioni». In pratica, il personale dell’HSI non opererà direttamente sul territorio italiano, ma solo all’interno delle sedi istituzionali statunitensi.

Una ricostruzione simile era stata fornita anche il giorno prima dalla sottosegretaria agli Affari pubblici degli Stati Uniti Tricia McLaughlin, che aveva detto a Il Post che gli agenti dell’HSI saranno impegnati in Italia «per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali», precisando però che tutte le operazioni di sicurezza durante le Olimpiadi saranno gestite dalle autorità italiane.

Al netto di queste rassicurazioni, la presenza di agenti riconducibili all’ICE in Italia, anche se confinati all’interno delle strutture consolari statunitensi, ha comunque generato diverse polemiche politiche. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha dichiarato che gli agenti dell’ICE «non sono i benvenuti a Milano». «Questa è una milizia che uccide», ha aggiunto Sala. Il coportavoce di Europa Verde Angelo Bonelli ha criticato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, a detta sua, «con il suo servilismo, ha trasformato l’Italia in uno zerbino di Trump». Alleanza Verdi-Sinistra ha lanciato una petizione online dal titolo “Fuori dall’Italia le squadracce di Trump”, che in poche ore ha raccolto più di 50 mila firme. 

Di segno opposto, invece, le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha cercato di ridimensionare il caso. «Non è che stanno arrivando le SS», ha detto. «Non arrivano quelli coi mitra con la faccia coperta. Vengono dei funzionari che sono di un reparto deputato all’antiterrorismo», ha aggiunto il segretario di Forza Italia.