Il Movimento 5 Stelle ha pubblicato una foto falsa di Meloni e Trump

Il profilo ufficiale del partito e un deputato hanno condiviso sui social dei finti selfie della presidente del Consiglio con il presidente statunitense, violando l’accordo che avevano firmato pochi mesi fa
Pagella Politica
Il 19 giugno, poche ore dopo l’inizio del litigio tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’account ufficiale del Movimento 5 Stelle ha pubblicato un post su X per criticare Meloni, affermando che la leader di Fratelli d’Italia «sta mettendo in ridicolo il nostro Paese agli occhi del mondo». Oltre alle critiche, il post raffigura Meloni sorridente mentre fa un selfie con Trump, che invece la guarda con un’espressione contrariata. Il riferimento è alla frase del presidente statunitense, che venerdì ha detto che la presidente italiana lo avrebbe «implorato di fare una foto» e che lui avrebbe accettato perché «mi ha fatto pena». La foto però è falsa ed è stata creata con l’intelligenza artificiale.
Poche ore dopo, anche il deputato del Movimento 5 Stelle Marco Pellegrini ha pubblicato su Facebook un finto selfie di Meloni e Trump realizzato con l’intelligenza artificiale. L’autore del contenuto potrebbe essere un account Instagram dal nome “Andy Respiggi”, il cui logo compare in piccolo al centro dell’immagine. In questo caso però la foto risulta ancora più realistica e il testo del post lascia intendere che il contenuto sia originale: «La foto “supplicata”. La #realtà supera sempre la #fantasia. Quando pensi che #Giogggia abbia toccato il fondo, lei prende la #pala, scava più a fondo e ti smentisce», ha scritto Pellegrini, senza specificare da nessuna parte che l’immagine non è vera e anzi parlando di realtà che supera la fantasia.
Non a caso, soprattutto sotto al post di Pellegrini ci sono diversi commenti di persone che pensano che la foto sia vera. «L’ha fatta la foto per far vedere che lei ha potere invece Trump non perdona», ha scritto un utente; «Presidente Trump, sorrida x favore, un po’ d’ipocrisia anche lei! Finga anche lei che tutto va bene», ha commentato un’altra; «Effettivamente, lui, in questa foto non partecipa. Lei è di una arroganza…», ha affermato un altro. Questi sono solo alcuni esempi di persone cadute in un caso di vera e propria disinformazione causata dal deputato del Movimento 5 Stelle, nonostante molte persone abbiano segnalato che l’immagine è stata creata con l’intelligenza artificiale.

Anche se si tratta di un’immagine statica e non di un video, il contenuto viola lo spirito dell’accordo – promosso da Pagella Politica e Facta e sottoscritto da quasi tutti i partiti in Parlamento, tra cui il Movimento 5 Stelle – sull’uso dell’intelligenza artificiale nella propaganda politica. In particolare, firmando l’accordo i partiti si sono impegnati a fare tre cose: non creare e non diffondere deepfake dei propri avversari politici; se per caso viene diffuso un deepfake, credendolo vero, dare conto dell’errore e non limitarsi a rimuoverlo; informare e sensibilizzare i propri iscritti su questo tema. Con “deepfake” si intende un video, una foto o un audio che sembra reale, ma che in realtà è stato creato o manipolato con l’intelligenza artificiale. Pubblicando queste finte foto di Meloni e Trump, il Movimento 5 Stelle e il deputato Pellegrini hanno quindi violato almeno i primi due punti dell’accordo che hanno sottoscritto.

Al di là delle simpatie individuali e delle opinioni politiche, il rischio legato all’uso dei deepfake nella propaganda politica è evidente. Se per attaccare un avversario politico si crea un video in cui gli si attribuiscono parole che non ha mai pronunciato – anche qualora si ritenga che siano una sintesi delle sue proposte – il confine tra realtà e finzione si assottiglia fino a sparire. Se operazioni simili diventassero abituali, i cittadini si troverebbero nella condizione di non poter più credere a niente e nessuno per informare la propria opinione, e quindi il proprio voto.

La responsabilità non ricade ovviamente solo sulla classe politica, visto che nella maggior parte dei casi i deepfake sono creati e diffusi da privati cittadini, utenti anonimi o pagine e gruppi attivi sui social network. Dunque, una regolamentazione efficace che preservi l’integrità dello spazio informativo è quanto mai necessaria.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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