Forza Italia vuole cambiare, ma non si capisce come

Il partito è in stallo tra la riorganizzazione voluta da Tajani e il peso della famiglia Berlusconi, che rivendica più potere nei posti che contano
ANSA
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«I cambiamenti dei capigruppo servono a riequilibrare i rapporti di forza, facendo in modo che se da un lato il partito è in mano a Tajani, dall’altro ci sono delle persone di riferimento per la famiglia Berlusconi alla guida dei gruppi parlamentari». Così un deputato di Forza Italia, che ha preferito rimanere anonimo, ha spiegato a Pagella Politica la situazione all’interno del partito. 

Da qualche settimana il partito guidato da Antonio Tajani sta affrontando una ridefinizione dei propri ruoli interni. Il 26 marzo si è dimesso Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato, venendo sostituito da Stefania Craxi, mentre il 14 aprile Enrico Costa ha preso il posto di Paolo Barelli alla guida del gruppo alla Camera. Secondo fonti di Pagella Politica interne a Forza Italia, è possibile che nelle prossime settimane venga sostituito pure Fulvio Martusciello, attualmente capo delegazione del partito al Parlamento europeo.

I recenti cambiamenti sono il frutto di trattative tra Tajani e la famiglia Berlusconi, in seguito alla vittoria del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Forza Italia era stata tra le forze politiche più attive a sostegno del Sì, dal momento che la riforma della separazione delle carriere dei magistrati ha rappresentato per anni uno dei temi centrali della proposta politica di Silvio Berlusconi, fondatore del partito. Alla luce dell’impegno e della portata storica del referendum, la sconfitta sembra aver messo in dubbio la stessa leadership di Tajani, che dopo la morte di Berlusconi, scomparso il 12 giugno 2023, aveva cercato di imprimere un rinnovamento a Forza Italia. 

Tajani ha cercato di ridefinire la struttura e la classe dirigente di Forza Italia, rinnovando la segreteria, modificando lo statuto e organizzando numerosi congressi territoriali, con un maggiore coinvolgimento degli iscritti nelle scelte interne rispetto al passato. Allo stesso tempo, però, questi cambi hanno messo in evidenza alcune resistenze all’interno di Forza Italia, soprattutto da parte della famiglia Berlusconi, che mettono in dubbio il futuro del progetto di rinnovamento portato avanti dall’attuale segretario. 

Nuovo leader, nuova struttura

Come già accennato, nel percorso di rinnovamento interno Tajani ha assunto un ruolo centrale, contribuendo alla ridefinizione dei vertici e dell’organizzazione di Forza Italia e diventando il principale punto di riferimento del partito in questa nuova fase. 

Nel luglio 2023 il Consiglio nazionale di Forza Italia ha eletto Tajani, allora vicepresidente del partito, segretario nazionale “pro tempore”, ossia con un incarico temporaneo. Nei mesi successivi questa scelta è stata poi confermata in via definitiva al Congresso nazionale del febbraio 2024, quando Tajani è stato eletto segretario all’unanimità dagli oltre 200 consiglieri presenti. Secondo le nuove regole dello statuto, la figura del segretario – carica istituita dopo la morte di Berlusconi, che era presidente del partito – resta in carica per tre anni, con la possibilità di essere rieletto. 

Con la nuova segreteria è stato definito anche un assetto organizzativo rinnovato. Accanto a Tajani sono stati nominati quattro vicesegretari – Deborah Bergamini, Alberto Cirio, Roberto Occhiuto e Stefano Benigni – con l’obiettivo di rafforzare la presenza del partito sul territorio e favorire la costruzione di una nuova classe dirigente.

Più potere agli iscritti

Una delle principali novità introdotte dalla segreteria guidata da Tajani riguarda il funzionamento interno del partito e il coinvolgimento degli iscritti nella scelta dei dirigenti. Forza Italia ha avviato così una revisione dello statuto con l’obiettivo dichiarato di rendere più strutturata l’organizzazione del partito. 

Tra i cambiamenti principali c’è il rafforzamento del ruolo dei congressi territoriali. In particolare, i segretari regionali non sono più indicati direttamente dal vertice nazionale, ma vengono eletti dagli iscritti attraverso i congressi locali. Secondo Tajani, questa modifica serve ad ampliare il coinvolgimento della base e a favorire il rinnovamento della classe dirigente, proseguendo un percorso già avviato con i congressi comunali, provinciali e di circoscrizione. Le nuove regole prevedono inoltre criteri più definiti per la partecipazione al voto nei congressi. Per esempio, chi si iscrive nuovamente al partito può esercitare il diritto di voto dopo due anni dal nuovo tesseramento, anche se era già stato iscritto nei cinque anni precedenti.

Per Tajani, il rinnovamento del partito passa soprattutto da una maggiore partecipazione degli iscritti alle scelte interne. «Sono assolutamente convinto che la classe dirigente di un partito debba essere scelta dalla base, dagli iscritti, e non imposta da un segretario o dai vicesegretari che sono eletti dal Congresso», ha dichiarato il 25 luglio dell’anno scorso, rivendicando lo svolgimento di più di mille congressi comunali e provinciali. 

Questa impostazione, però, non è condivisa da tutte le componenti del partito. Secondo fonti stampa, il maggiore peso dei congressi e del tesseramento ha aperto un confronto interno sugli equilibri nei territori e sulla gestione delle adesioni, mostrando che il percorso di riorganizzazione non è privo di tensioni.

I cambi in Parlamento

Nelle ultime settimane il processo di rinnovamento ha riguardato anche i gruppi parlamentari di Forza Italia. Dopo l’esito del voto al referendum sulla giustizia, il partito ha avviato una serie di cambi nei ruoli di vertice sia al Senato sia alla Camera.

Due giorni dopo l’esito del voto, Gasparri si è dimesso da capogruppo al Senato. La decisione dello storico esponente del partito è arrivata dopo una lettera firmata da 14 dei 20 senatori di Forza Italia, tra cui anche due membri del governo: la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati e il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Al suo posto è stata eletta Craxi, già presidente della commissione Esteri e figlia dell’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi. Si è trattato del primo cambiamento ai vertici parlamentari dopo il voto referendario. 

Il cambio del capogruppo ha riguardato poco dopo anche la Camera. Il 13 aprile Paolo Barelli si è dimesso dalla guida del gruppo ed è stato sostituito da Costa, ex ministro per gli Affari regionali nei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, che fino a luglio 2024 era stato vicesegretario di Azione, il partito di Carlo Calenda. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, questi cambiamenti sarebbero legati soprattutto alle pressioni di Marina e Pier Silvio Berlusconi, figli del fondatore del partito, che continuano ad avere un ruolo influente negli equilibri dentro Forza Italia. «Normalmente i partiti si guidano dall’interno», aveva detto polemicamente Barelli poche ore dopo aver rassegnato le dimissioni da capogruppo alla Camera. 

I nuovi incarichi ai vertici dei gruppi parlamentari indicano quindi una fase di riassestamento interno al partito, che secondo fonti stampa rifletterebbe alcuni malumori legati alla gestione di Tajani.

La fiducia a Tajani

I recenti cambi ai vertici dei gruppi parlamentari si inseriscono in una fase di confronto interno sul percorso di rinnovamento avviato da Forza Italia dopo la morte del fondatore. 

Il tema è stato discusso anche nel dialogo tra la dirigenza del partito e la famiglia Berlusconi, che continua a rappresentare un punto di riferimento in Forza Italia, oltre ad essere il principale finanziatore  e creditore del partito. Il 10 aprile Marina e Pier Silvio Berlusconi hanno incontrato Tajani per fare il punto sulle prospettive politiche del partito. Durante l’incontro è stata confermata la fiducia nell’attuale segretario ed è stata ribadita la necessità di rafforzare il rilancio di Forza Italia dopo la scomparsa del fondatore. Una fiducia della famiglia confermata a Il Messaggero anche da Marta Fascina, ultima compagna di Silvio Berlusconi. 

In questo contesto, una parte della dirigenza interpreta gli avvicendamenti nei gruppi parlamentari come un passaggio ordinario. «Il cambiamento dei capigruppo è un passaggio fisiologico di ricambio. Vedo solo quello, e non una messa in discussione della leadership di Tajani», ha detto a Pagella Politica Alessandro Sorte, deputato di Forza Italia e coordinatore del partito in Lombardia.

Una questione di equilibri

All’interno del partito, alcuni esponenti leggono i cambi delle ultime settimane anche come un tentativo di riequilibrare i rapporti tra le diverse componenti di Forza Italia, alcune considerate più vicine alla dirigenza guidata da Tajani, altre più legate alla famiglia Berlusconi. 

Secondo un deputato di Forza Italia, che ha preferito rimanere anonimo, gli avvicendamenti nei gruppi parlamentari rispondono proprio alla necessità di mantenere un equilibrio interno. Secondo questa ricostruzione, la nomina di Craxi alla guida dei senatori e quella di Costa alla Camera si inserirebbero in una logica di bilanciamento tra le diverse aree del partito. «Craxi ha un legame diretto con la famiglia, Costa ha dei contatti, e presto è possibile anche un cambio del nostro capo delegazione al Parlamento europeo, sempre in quest’ottica di riequilibrio. Detto questo, Tajani non si tocca fino a dopo le elezioni politiche», ha aggiunto.

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