Fact-checking: i cartelli di Salvini sull’immigrazione a Porta a Porta

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Il 10 gennaio il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ospite di Porta a Portaha mostrato tre cartelli con i dati sui risultati ottenuti dal governo in tema immigrazione. Verifichiamo punto per punto le cifre citate dal leader della Lega.

I dati sugli sbarchi

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Nel primo cartello, Salvini confronta i numeri dei migranti sbarcati in Italia nel 2017 con quelli arrivati nel 2018. Due anni fa sarebbero giunti sulle coste italiane 119.369 migranti, mentre da gennaio a dicembre 2018 questo numero sarebbe sceso a 23.370.

Come mostrano i dati pubblicati dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, le cifre di Salvini sono corrette. Rispetto al 2017, nel 2018 c’è stata una riduzione degli sbarchi di oltre l’80 per cento, confermata anche dalle rilevazioni dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

In realtà, il governo Conte si è insediato il 1° giugno 2018, quindi i risultati su questo fronte sono da condividersi con il precedente governo. Per quanto riguarda gli sbarchi, già con l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti si era verificato un calo molto significativo a partire dall’agosto 2017. I numeri sono chiari: da agosto 2017 a maggio 2018 – periodo in cui è diventato effettivo il contestato accordo con la Libia e prima dell’insediamento del nuovo governo – gli sbarchi in Italia sono stati 37.586, mentre nello stesso periodo del biennio precedente, da agosto 2016 a maggio 2017, erano stati 147.890. Una riduzione di oltre 110 mila unità.

Secondo un’analisi pubblicata da lavoce.info di Francesco Daveri, questo trend continuo di calo degli arrivi è attribuibile per circa due terzi alle politiche di Minniti, e per circa un terzo al ministro Salvini. Secondo Daveri – «indipendentemente da come si valutino le politiche messe in atto dai due ministri – l’operato di Salvini «ha portato a un calo di sbarchi per 49.200 persone, corrispondente al 31,1 per cento del totale», mentre quello di Minniti corrisponde al 68,9 per cento del totale.

I dati sui morti in mare

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Nel secondo cartello, Salvini confronta i dati sui morti in mare avvenuti nel 2017 e nel 2018. Secondo il leader della Lega, due anni fa 210 persone avrebbero perso la vita cercando di raggiungere l’Italia, contro le sole 23 dell’anno scorso. Queste cifre però sono sbagliate.

Secondo i dati ufficiali dell’Unhcr, nel 2017 il numero è molto più alto: 2.837 migranti sono morti – o andati dispersi – nel Mediterraneo, mentre nel 2018 sono stati 1.311. Al calo degli sbarchi è quindi corrisposto un calo del numero dei morti (ma non della mortalità – come spiegato anche da un’elaborazione dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, Ispi).

Da giugno a novembre 2018 (mancano ancora i dati mensili disaggregati di dicembre), prima di raggiungere l’Italia sono morte in mare, o andate disperse, 895 persone, su un totale di 9.581 arrivi. Nello stesso periodo del 2017, i morti erano stati 1.070, su un totale di 56.814. Da quando Salvini è ministro, sono morti circa 9 migranti ogni 100 arrivati. Un anno fa, erano poco meno di 2 ogni 100.

I dati sull’accoglienza

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Nel terzo e ultimo cartello, Salvini confronta il numero dei migranti presenti nel sistema di accoglienza italiano nel 2017 e nel 2018. Mentre due anni fa i migranti accolti erano 183.681, al 31 dicembre 2018 sarebbero scesi a 135.858.

Queste cifre sono corrette. Come mostrano i dati del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, al 31 dicembre 2017 i migranti presenti nelle strutture di accoglienza erano 183.681scesi a 135.858 un anno dopo esatto.

Secondo Salvini, questa riduzione corrisponderebbe a un miliardo di euro di risparmio per le casse dello Stato. A settembre 2018, l’Osservatorio dei conti pubblici italiani di Carlo Cottarelli – tenendo in considerazione il trend del calo degli sbarchi – aveva stimato una spesa per l’accoglienza nel 2018 tra 3,4 e 3,6 miliardi di euro: «circa 800-1.000 milioni di euro in meno rispetto al 2017, e circa 1-1,2 miliardi di euro in meno rispetto a quanto previsto dal Documento di economia e finanza». Dati in linea con quelli citati dal leader della Lega.

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