Il fact-checking delle comunicazioni di Draghi in Senato

Dai morti nella guerra in Ucraina al crollo del Pil russo, abbiamo verificato cinque dichiarazioni del presidente del Consiglio, in vista del Consiglio europeo del 23-24 giugno
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Il 21 giugno il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto in Senato le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 23-24 giugno, che si concentrerà, tra le altre cose, soprattutto sulla guerra in Ucraina.

Abbiamo verificato cinque dichiarazioni fatte dal presidente del Consiglio, che non ha commesso errori con i numeri.

Le vittime del conflitto

«Al 20 giugno sono 4.569 i civili morti, 5.691 quelli feriti, secondo le Nazioni unite, ma il numero reale è probabilmente molto, molto più alto»

Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), aggiornati al 20 giugno, i civili morti dall’inizio della guerra in Ucraina sono 4.597 e i feriti 5.711, due cifre leggermente più alte di quelle indicate da Draghi. 

Come ha sottolineato lo stesso Ohchr, il numero effettivo delle morti è «notevolmente più alto» rispetto a quello registrato, dal momento che la verifica delle informazioni è rallentata dal conflitto in corso.

I rifugiati ucraini in Italia

«Soltanto in Italia sono 135 mila i cittadini ucraini arrivati dall’inizio dell’invasione»

Secondo i dati più aggiornati del Ministero dell’Interno, al 21 giugno 137.386 persone, fuggite dalla guerra in Ucraina, sono arrivate in Italia, un dato in linea con quello indicato da Draghi. Nel complesso, 72.365 sono donne, 21.224 uomini e 43.796 minori.

Chi è dubbioso sull’Ucraina nell’Ue

«Non tutti gli Stati membri condividono questa posizione [ossia l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue]»

Durante il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri dell’Unione europea discuteranno anche della possibilità di concedere lo status di Paese candidato all’ingresso nell’Ue all’Ucraina. Come correttamente sottolineato da Draghi, non tutti gli Stati membri sono a favore di questo scenario.

La gran parte dei Paesi dell’Est Europa e di quelli baltici, come la Polonia, premono per un rapido ingresso dell’Ucraina nell’Ue, che richiederebbe comunque diversi anni. Secondo una ricostruzione fatta di recente da Politico, Paesi come Danimarca e Portogallo sono invece più dubbiosi e sostengono che se l’Ucraina non fosse in guerra, non avrebbe le credenziali per poter iniziare il percorso di ingresso dell’Ue.

Anche tra i partiti italiani, c’è chi nelle scorse settimane ha avanzato dubbi sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue.

Il crollo del Pil russo

«Il Fondo monetario internazionale prevede che quest’anno il costo inflitto all’economia russa [dalle sanzioni] sarà pari a 8,5 punti del prodotto interno lordo»

La percentuale indicata da Draghi è corretta, come si può verificare qui.

La crescita dell’inflazione

«A maggio in Italia l’inflazione ha raggiunto il 7,3 per cento, ma l’inflazione di fondo, che esclude i beni energetici e alimentari, è meno della metà»

La dichiarazione del presidente del Consiglio è confermata dalle stime pubblicate il 16 giugno da Istat. A maggio, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), uno degli indici con cui si calcola l’aumento medio dei prezzi, è cresciuto del 7,3 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e dello 0,9 per cento rispetto al mese precedente. 

«Gli elevati aumenti dei prezzi dei beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione – ha sottolineato Istat – e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione».

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