Gli emendamenti più bizzarri e sfortunati alla nuova legge elettorale

Più di 250 richieste delle opposizioni sono state dichiarate inammissibili: tra queste l’introduzione del “super-bonus politico” o la ridenominazione della riforma come “nuova legge fascista Acerbo”
ANSA
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La politica, lo sappiamo, sa essere creativa. Persino nei momenti più “grigi”, come per esempio l’esame della riforma della legge elettorale. E in effetti una notevole creatività è stata dimostrata dai partiti di opposizione in questi giorni in Commissione Affari costituzionali alla Camera, dove è in corso l’esame degli emendamenti alla riforma delle regole per l’elezione di deputati e senatori. Il testo della riforma, voluta dal centrodestra, era stato presentato a febbraio, ma a fine maggio la maggioranza che sostiene il governo Meloni lo ha sostituito con un altro per far fronte alle richieste di modifica e di correzione da parte degli esperti. Ora i deputati in commissione hanno iniziato a esaminare e votare i 479 emendamenti al nuovo testo. Di questi, solo quattro sono stati presentati dai partiti di centrodestra, mentre i restanti sono tutti delle opposizioni, tra cui quelli sulle preferenze (su questo ci torneremo più avanti).
A dire il vero, Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle avevano proposto più di 250 altri emendamenti che però sono stati dichiarati inammissibili e non verranno esaminati. Nella maggior parte dei casi si trattava di emendamenti piuttosto creativi, il cui obiettivo era quello di rallentare i tempi dei lavori e fare ostruzionismo. Lo scorso 15 giugno, però, la Commissione Affari costituzionali li ha dichiarati tutti inammissibili o perché incongrui sotto il profilo logico, sintattico e grammaticale, o perché dal contenuto formale e tecnico.

Dalla “stabilità di ferro” alla “nuova legge fascista”

Tra gli emendamenti dichiarati inammissibili ci sono decine di richieste presentate dal capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra in commissione Filiberto Zaratti. Questi emendamenti di Zaratti erano tutti simili [1] tra loro e chiedevano di modificare semplicemente il nome del “premio di governabilità”, ossia il premio di maggioranza che la proposta del centrodestra punta a introdurre. Zaratti aveva presentato emendamenti diversi per chiedere di sostituire la parola “premio” con parole come “ricompensa”, “onorificenza”, “riconoscimento” o “super-bonus politico”, e altri per sostituire la parola “governabilità” con “stabilità d’acciaio”, “stabilità di ferro”, “stabilità granitica” o “maggioranza di ferro”. 

Tra gli emendamenti inammissibili ci sono [1] poi quelli della capogruppo del PD Simona Bonafè e degli altri esponenti del suo partito per chiedere in alcuni punti del testo della riforma la sostituzione della parola “tutela” con sinonimi come “salvaguardia”, “difesa”, “protezione”, o “garanzia”. Altri emendamenti inammissibili sono [1] quelli presentati dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci e dagli altri deputati del suo partito per sostituire la parola “efficace” con sinonimi come “appropriato”, “efficiente, “adeguato”o “incisivo”. 

Uno degli emendamenti più originali considerato inammissibile è però quello presentato dal segretario di Più Europa Riccardo Magi, che ha chiesto [1] di chiamare la nuova legge elettorale con il titolo «Nuova legge fascista Acerbo per la Camera dei deputati» e «Nuova legge fascista Acerbo per il Senato della Repubblica». Il riferimento degli emendamenti di Magi è alla cosiddetta “legge Acerbo”, la legge elettorale redatta dal deputato del Partito Fascista Giacomo Acerbo e approvata nel 1923. Quella legge elettorale prevedeva l’assegnazione di un premio di maggioranza pari ai due terzi dei seggi alla Camera alla lista che avesse ottenuto almeno il 25 per cento dei voti. Negli intenti dell’allora presidente del Consiglio Benito Mussolini, questa legge elettorale sarebbe servita a consolidare il suo potere, garantendogli un’ampia maggioranza. «Più che una provocazione, è un atto di denuncia necessaria davanti a una legge che sottrae agli elettori qualunque potere, e pretende persino di trasformare una minoranza politica in maggioranza parlamentare», aveva spiegato Magi in occasione della presentazione dell’emendamento, che è stato poi dichiarato inammissibile.

Le preferenze messe da una parte

Non è una novità che per fare ostruzionismo i partiti di volta in volta presentino centinaia di emendamenti, a volte bizzarri, per provare a rallentare i lavori. 

Come abbiamo raccontato in un altro approfondimento, un caso limite è avvenuto nel 2015, quando il senatore della Lega Roberto Calderoli, attuale ministro per gli Affari regionali, aveva presentato oltre 80 milioni di emendamenti alla proposta di riforma costituzionale del governo Renzi. Gli emendamenti erano stati scritti grazie a un programma che permetteva di cambiare anche una sola parola di un testo, producendone uno leggermente diverso. Anche in quel caso gli emendamenti di Calderoli sono stati per la maggior parte giudicati inammissibili dall’allora presidente del Senato Pietro Grasso.
In ogni caso, il 16 giugno il presidente della Commissione Affari costituzionali Nazario Pagano (Forza Italia) ha anche disposto l’accantonamento degli emendamenti delle opposizioni e di Futuro Nazionale per introdurre le preferenze. Il testo attuale della riforma elettorale prevede infatti le cosiddette “liste bloccate”, in base alle quali le liste dei candidati sono decise dai partiti e gli elettori non possono esprimere nessuna preferenza.

Con l’accantonamento, gli emendamenti sulle preferenze saranno discussi alla fine dell’esame delle altre richieste di modifica. Ma questo potrebbe anche non avvenire, perché l’inizio dell’esame in aula della riforma della legge elettorale è previsto per il 26 giugno e la maggioranza potrebbe decidere di non concludere l’esame di tutte le richieste di modifica. D’altronde, sulle preferenze i partiti di centrodestra non hanno ancora raggiunto un accordo, visto che Fratelli d’Italia e Noi Moderati sono favorevoli alla loro introduzione, mentre Lega e Forza Italia sono contrari, e la questione potrebbe essere rinviata in assemblea. In queste settimane il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha annunciato comunque che il suo partito presenterà un emendamento sulle preferenze proprio in occasione dell’esame in aula alla Camera.  

[1] Gli emendamenti di Zaratti sono quelli dal 2.29 al 2.67, quelli del PD sono dall’1.234 al 1.237, quelli del Movimento 5 Stelle dal 4.44 al 4.48, mentre quello di Magi è l’1.336.
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