Il 25 settembre ci sono anche le elezioni regionali in Sicilia

Tra alleanze saltate e candidati dell’ultimo minuto, per il voto sull’isola i partiti hanno faticato a trovare un accordo
ANSA
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Oltre alle elezioni politiche a livello nazionale, il prossimo 25 settembre si terranno anche le elezioni regionali in Sicilia, per eleggere il nuovo presidente della Regione. Per queste votazioni sono già stati presentati i simboli e le liste dei candidati: adesso l’isola è alle prese con una doppia campagna elettorale. 

Come per le elezioni politiche, nelle regionali il percorso che ha portato i partiti a trovare i candidati e a stringere alleanze non è stato privo di imprevisti, con candidati dati per certi che si sono ritirati e alleanze considerate sicure, poi saltate.

Come funzionano le regionali in Sicilia

La Sicilia è una delle cinque regioni italiane a statuto speciale: presenta quindi un ordinamento amministrativo con un maggior grado di autonomia rispetto a quelle ordinarie. In particolare, la Sicilia non è amministrata da un Consiglio regionale, previsto dall’art. 121 della Costituzione, ma possiede un proprio organo legislativo, l’Assemblea regionale siciliana (Ars). Questa è composta da 70 deputati e opera come un vero e proprio Parlamento. I seggi sono ripartiti tra i vari collegi provinciali e gli elettori votano delle liste provinciali collegate a loro volta a liste regionali, il cui capofila è il candidato presidente.

Da Musumeci e a Schifani

L’attuale governatore della Sicilia è Nello Musumeci, ora in Fratelli d’Italia ma eletto nel 2017 con una larga coalizione di centrodestra guidata dal partito “Diventerà bellissima”, da lui stesso fondato. Il suo mandato sarebbe dovuto scadere a metà novembre, ma il 4 agosto Musumeci ha annunciato le sue dimissioni anticipate, in modo da far votare i cittadini siciliani lo stesso giorno sia per le elezioni regionali che per quelle nazionali. «Non c’è nessun motivo politico alla fonte di questa decisione», ha spiegato Musumeci con un video su Facebook. «Sono quasi tutte ragioni di ordine tecnico e procedurale dettate dal buonsenso».

Inizialmente, Musumeci si era detto pronto a ricandidarsi per guidare la coalizione di centrodestra «alla vittoria», precisando però che sarebbe stato disposto a «fare un passo di lato» nel caso in cui il centrodestra avesse trovato un altro candidato. Cosa che in effetti si è verificata: a inizio agosto, il governatore uscente ha ritirato la sua candidatura a causa delle resistenze di Lega e Forza Italia. Al suo posto, dopo vari nomi ipotizzati, il centrodestra ha scelto di candidare il senatore di Forza Italia ed ex presidente del Senato Renato Schifani.

Che cosa è successo nel centrosinistra

Per quanto riguarda il campo progressista, Partito democratico e Movimento 5 stelle, che in Sicilia da anni sono insieme all’opposizione, hanno fatto diversi tentativi di alleanza elettorale, ma alla fine correranno con due candidati separati.

L’alleanza tra i due partiti era data per scontata fino alla caduta del governo Draghi, che ha determinato la fine della collaborazione tra i due partiti a livello nazionale. Tuttavia il 23 luglio, pochi giorni dopo la caduta dell’esecutivo nazionale, in Sicilia si sono tenute le primarie per il campo progressista, che hanno visto vincere la candidata del Pd e magistrata Caterina Chinnici, figlia del magistrato Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983. Nei giorni successivi il Movimento 5 stelle ha indetto alcune assemblee per valutare la possibilità di confermare o meno l’alleanza e quindi l’appoggio alla candidata di centrosinistra, ma alla fine è stato proprio il presidente del partito, Giuseppe Conte, ad annunciare la rottura dell’alleanza con il Pd.

Secondo quanto scritto da Conte, a far saltare l’alleanza sarebbe stata la volontà del Pd di candidare «impresentabili» nelle liste regionali. Alcune ricostruzioni giornalistiche però attribuiscono la decisione di Conte, avvenuta in disaccordo con i dirigenti locali del movimento che avrebbero voluto proseguire l’alleanza, alla lettura di alcuni sondaggi che vedono il Movimento 5 stelle prendere percentuali di voto più alte (anche alle elezioni politiche) se dovessero correre da soli in Sicilia. Il partito ha quindi deciso di indicare come candidato presidente il capogruppo del Movimento 5 stelle all’Assemblea regionale siciliana, Nuccio di Paola.

Il Pd, che aveva rinviato di diversi giorni la direzione regionale in attesa di capire cosa avrebbe fatto il Movimento 5 stelle, ha mantenuto la candidatura di Chinnici, inizialmente intenzionata a ritirarsi dopo il fallimento dell’alleanza.

Gli altri sfidanti

Il quarto candidato alla presidenza della Regione Sicilia è Cateno De Luca, ex sindaco di Messina che aveva già annunciato la sua candidatura a presidente di Regione lo scorso gennaio. In passato De Luca aveva fatto parlare di sé per alcune trovate politiche non convenzionali, come accamparsi in una tenda al porto di Messina per protesta contro il green pass, a gennaio 2022, o inscenare uno spogliarello nella sala stampa dell’Assemblea siciliana, nel 2017. Lo scorso giugno ha fondato “Sud chiama Nord”, movimento politico creato insieme all’europarlamentare ex Movimento 5 stelle Dino Giarrusso per «liberare insieme l’Italia, partendo dalla Sicilia». Poco più di un mese più tardi, Giarrusso ha però lasciato il partito per «diversità di vedute».

Come per le elezioni politiche nazionali, i partiti di Carlo Calenda e Matteo Renzi sono alleati anche per le regionali siciliane: Azione e Italia viva hanno puntato su Gaetano Armao, attuale vicepresidente e assessore all’Economia siciliano e quindi componente della giunta Musumeci. Armao è nel governo regionale in quota Forza Italia e alle elezioni del 2017 lo stesso Silvio Berlusconi l’aveva indicato come possibile vicepresidente, senza però candidarlo. Per questo motivo, alcuni esponenti di Forza Italia hanno accusato l’attuale candidato di Azione e Italia viva di essere «un camaleonte della politica» e ne hanno chiesto le dimissioni dalle cariche regionali.

Sesta e ultima candidata alla carica di presidente è Eliana Esposito, che guida la lista civica “I siciliani liberi”. Inizialmente i candidati alla presidenza erano sette, ma nel documento ufficiale diffuso dalla Regione è stata esclusa la lista di Italia sovrana e popolare e del suo candidato Fabio Maggiore. Maggiore si è detto però «fiducioso che la lista verrà riammessa» dal momento che «abbiamo raccolto oltre duemila firme» e l’esclusione è dettata solo da «un cavillo legale».
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