La burrascosa elezione dei membri laici del Csm

Il Parlamento ha eletto nove nomi su dieci dopo che l’accordo tra i partiti è saltato su un candidato di Fratelli d’Italia
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Aggiornamento 19 gennaio, ore 18.00 – Nel pomeriggio di giovedì 19 gennaio il Parlamento si è riunito per una seconda volta in seduta comune e ha eletto come decimo membro laico del Csm il professore Felice Giuffrè, che ha ottenuto 420 voti.

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Nella tarda serata di martedì 17 gennaio, i deputati e i senatori riuniti nel Parlamento in seduta comune hanno eletto nove membri laici del Consiglio superiore della magistratura (Csm), ossia quelli non eletti dai magistrati stessi. Il Csm è l’organo che vigila sull’operato dei magistrati di tutta Italia ed è presieduto dal presidente della Repubblica.

Dei nove membri laici eletti, tre sono stati proposti da Fratelli d’Italia, due dalla Lega, mentre Forza Italia, Partito democratico, Movimento 5 stelle e Azione-Italia viva ne hanno indicato uno a testa. 

I membri laici da eleggere erano dieci, ma durante la votazione a scrutinio segreto è saltato l’accordo tra i partiti sulla candidatura dell’avvocato penalista Giuseppe Valentino, proposta da Fratelli d’Italia. Il Parlamento dovrà quindi riunirsi di nuovo in seduta comune giovedì 19 gennaio, alle ore 14.30, per eleggere il decimo membro laico del Csm. Fonti della Camera hanno spiegato a Pagella Politica che questo non è un caso eccezionale: dal 1948 a oggi raramente i partiti sono riusciti a eleggere tutti i componenti laici del Csm al primo scrutinio.

Che cosa è successo in Parlamento

L’elezione dei membri laici del Csm si svolge a scrutinio segreto con il Parlamento riunito in seduta comune, ossia con i deputati e i senatori riuniti insieme. I membri laici, come i membri togati, ossia quelli eletti dai magistrati, devono essere rinnovati ogni quattro anni e non possono essere rieletti per due mandati consecutivi. 

Fino al secondo scrutinio è necessaria la maggioranza dei tre quinti dei componenti dell’assemblea, ossia i voti di almeno 364 dei 606 membri dell’assemblea (400 deputati e 206 senatori, compresi i senatori a vita). Dal terzo scrutinio in poi basta la maggioranza dei tre quinti dei votanti. 

Il 17 gennaio, a poche ore dall’inizio della votazione, i gruppi parlamentari avevano raggiunto un accordo sui dieci nomi da eleggere. Per quanto riguarda la maggioranza di centrodestra, Fratelli d’Italia ha indicato quattro membri, ossia gli avvocati Giuseppe Valentino, Isabella Bertolini, Daniela Bianchini e Rosanna Natoli, la Lega ne ha proposti due, ossia l’avvocata Claudia Eccher e l’avvocato Fabio Pinelli, mentre Forza Italia ne ha indicato uno, l’avvocato e senatore Enrico Aimi. L’opposizione ha indicato invece i restanti tre membri: uno è stato proposto dal Partito democratico (il professor Roberto Romboli), uno dal Movimento 5 stelle (il professor Michele Papa) e uno dal gruppo parlamentare di Azione-Italia viva (l’avvocato ed ex parlamentare Ernesto Carbone). I parlamentari di Alleanza verdi-sinistra hanno invece scelto di sostenere la candidatura di Tamar Pitch, professoressa di filosofia del diritto dell’Università di Perugia

Una volta iniziata la votazione, l’accordo è però saltato sul nome di Giuseppe Valentino, già sottosegretario alla Giustizia del secondo governo guidato da Silvio Berlusconi ed ex parlamentare di Alleanza nazionale e del Popolo della libertà. Durante la votazione, infatti, è iniziata a circolare tra i parlamentari la notizia che Valentino è indagato dal 2021 nel cosiddetto processo “Gotha” sui rapporti tra politica e ‘ndrangheta a Reggio Calabria. A quel punto, il Partito democratico e il Movimento 5 stelle hanno ritirato il proprio appoggio alla candidatura di Valentino, costringendo Fratelli d’Italia e la maggioranza di centrodestra a sostituirlo. «Il passo indietro di Giuseppe Valentino, penalista di alto spessore, dimostra la sua onestà e soprattutto l’alto senso di responsabilità nei confronti del ruolo di giudice del Csm che gli era stato proposto. La sua nota onorabilità non può essere intaccata da una macchina del fango a orologeria che solo un finto fronte “progressista” può attuare», ha dichiarato in una nota alla stampa, diffusa da Public Policy, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti. Quest’ultimo ha quindi indicato come sostituto di Valentino il giurista Felice Giuffrè, professore di diritto pubblico all’Università di Catania.

In quel momento, però, molti parlamentari avevano già espresso il loro voto per Valentino, facendo mancare il loro sostegno a Giuffrè, la cui candidatura è così naufragata. Al termine della votazione sono stati eletti nove membri laici su dieci: Romboli (in quota Partito democratico) con 531 voti, Bertolini (Fratelli d’Italia) con 521, Bianchini (Fratelli d’Italia), Natoli (Fratelli d’Italia) ed Eccher (Lega) con 519; Aimi (Forza Italia) con 517, Pinelli (Lega) con 516, Papa (Movimento 5 stelle) con 506 e Carbone (Azione-Italia viva) con 399 voti. I voti ottenuti da Giuffrè sono stati 295, 69 in meno della soglia minima per essere eletti, quelli per Valentino sono stati 194, mentre quelli per Pitch, candidata di Alleanza Verdi-sinistra, sono stati 16. 

Il mancato accordo tra i partiti sui membri laici del Csm non è però una novità nella storia della Repubblica. Fonti della Camera dei deputati hanno spiegato a Pagella Politica che solo nel 1986, nel 2006 e nel 2018 il Parlamento ha eletto tutti i membri laici del Csm al primo scrutinio, mentre negli altri casi è stato necessario ricorrere a più votazioni. 

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