Che cosa prevede il nuovo disegno di legge del governo sull’immigrazione

Dal trattenimento degli stranieri al “blocco navale”, abbiamo riassunto le novità del provvedimento che dovrà essere presentato in Parlamento
ANSA
ANSA
Mercoledì 11 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che contiene norme per rendere più rigida la gestione dell’immigrazione. Nelle intenzioni del governo, il testo – proposto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio – punta a rafforzare il contrasto all’immigrazione irregolare, a rendere più rigorosa la gestione dei flussi migratori e ad adeguare le leggi italiane alle regole europee.

Il testo ufficiale del provvedimento non è ancora disponibile, ma il contenuto è stato anticipato da un comunicato stampa del Consiglio dei ministri e dalla scheda di sintesi che contiene i principali punti del provvedimento. Il disegno di legge sarà ora presentato in Parlamento, dove dovrà ottenere il via libera della Camera e del Senato nello stesso testo per diventare legge a tutti gli effetti.

Dalle informazioni disponibili, il provvedimento si articola in due parti. La prima introduce norme che intervengono su diversi aspetti del fenomeno migratorio, dal trattenimento degli stranieri fino al cosiddetto “blocco navale”. La seconda, invece, conferisce una delega al governo per adottare i decreti legislativi necessari a recepire una direttiva dell’Unione europea e ad adeguare l’ordinamento italiano a sette regolamenti europei.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito sui social newtork il disegno di legge «un provvedimento molto significativo per rafforzare il contrasto all’immigrazione illegale di massa e ai trafficanti di esseri umani». Il testo, però, ha già suscitato le critiche dei partiti all’opposizione, soprattutto su alcune norme della prima parte.

Il “blocco navale”

La prima parte del testo interviene sulla gestione dei flussi migratori e della protezione internazionale, ossia quell’insieme di norme volte a tutelare coloro che scappano dal proprio Paese perché a rischio di essere perseguitati. È in questo ambito che si collocano sia le disposizioni sui Centri di permanenza per i rimpatri (CPR), sia le misure che incidono su espulsioni, rimpatri e forme di protezione.

In particolare, secondo il comunicato stampa e la scheda di sintesi, il disegno di legge interviene sulla disciplina che regola il trattenimento delle persone straniere. Le norme precisano diritti e garanzie dei trattenuti, stabilendo chi sono i soggetti autorizzati ad accedere alle strutture di trattenimento e disciplinando le attività di monitoraggio e vigilanza sulla loro gestione.

All’interno della stessa prima parte, il provvedimento introduce poi il cosiddetto “blocco navale”, cioè la possibilità di vietare temporaneamente l’attraversamento del limite delle acque territoriali in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, come nel caso di rischio di atti di terrorismo o emergenza sanitaria. L’interdizione sarà disposta dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno, e potrà durare fino a trenta giorni prorogabili per un massimo di sei mesi. Le persone migranti che si trovano a bordo delle imbarcazioni sottoposte a blocco navale potranno essere condotte anche verso Paesi terzi con cui l’Italia ha stipulato accordi.

Questa misura richiama una delle promesse più note di Fratelli d’Italia nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2022. In particolare, in campagna elettorale Meloni aveva proposto di istituire un “blocco navale” lungo le coste del Nord Africa per bloccare gli sbarchi sulle coste italiane. Secondo gli esperti, però, si trattava di una proposta problematica perché nel diritto del mare il blocco navale è considerato un atto di guerra.

Le novità sulle espulsioni

Accanto a queste misure, la prima parte del disegno di legge interviene anche sulle espulsioni e sui rimpatri, ampliando i casi in cui l’allontanamento dal territorio nazionale può essere disposto come conseguenza di una condanna. Il testo prevede infatti l’ampliamento delle situazioni in cui il giudice, nel caso in cui ci sia una sentenza di condanna per reati gravi, dispone l’espulsione della persona straniera. Fanno parte di questi reati la violenza, la minaccia o la resistenza a un pubblico ufficiale, delitti contro l’ordine pubblico, contro la famiglia, la persona o il patrimonio, e la partecipazione durante il trattenimento in uno dei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) a una rivolta insieme ad almeno altre due persone con atti di violenza, minaccia o resistenza. Inoltre, è prevista una procedura accelerata per l’esecuzione delle espulsioni degli stranieri detenuti.

Un altro capitolo riguarda i minori stranieri. Su questo punto, il disegno di legge abroga il cosiddetto “prosieguo amministrativo” previsto dalla legge “Zampa”. La legge in questione è stata introdotta nel 2017, durante il governo di Paolo Gentiloni e ha preso il nome da Sandra Zampa, la parlamentare del Partito Democratico che l’aveva proposta. La legge “Zampa” consentiva ai minori stranieri di proseguire il percorso di accoglienza fino ai 21 anni, ossia appunto il “prosieguo amministrativo”, che ora il governo Meloni vuole cancellare.

Il disegno di legge sull’immigrazione prevede poi misure per accelerare i rimpatri volontari assistiti e l’abbassamento da 15 a 14 anni dell’età minima per l’ingresso e il soggiorno per motivi di studio. Non solo: il testo propone di introdurre criteri più stringenti per il riconoscimento della protezione complementare, una forma di tutela per coloro che non ottengono lo status di rifugiati ma non possono comunque essere rimpatriati perché rischierebbero gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Le visite dei parlamentari nei CPR

Il disegno di legge interviene anche su chi sono i soggetti autorizzati ad accedere ai CPR, ed è su questo aspetto che si sono concentrate le critiche di Più Europa, Alleanza Verdi-Sinistra, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

«Abbiamo appreso con sconcerto che c’è una norma volta a limitare i poteri ispettivi dei parlamentari per i migranti», ha detto Riccardo Magi (Più Europa) nella mattinata del 12 febbraio. Il riferimento di Magi è a un comma del disegno di legge che permetterebbe ai parlamentari di accedere ai CPR solo per parlare con le persone trattenute e non per fare ispezioni. «I CPR sono buchi neri del diritto e il governo vuole negare ai parlamentari la possibilità di verificare le condizioni in cui vengono detenute persone che non hanno commesso alcun reato», ha aggiunto Francesca Ghirra (Alleanza Verdi-Sinistra). 

Le accuse dei parlamentari si basano su una bozza del provvedimento che circola tra i parlamentari. Pagella Politica ha potuto visionare questo testo, che – sebbene sia provvisorio – effettivamente contiene le norme contestate sui parlamentari.

Le deleghe al governo

Oltre alle misure più strettamente “nazionali”, il disegno di legge contiene però anche una seconda parte con un obiettivo diverso: adeguare la legislazione italiana al nuovo quadro europeo in materia di migrazione e asilo. La seconda parte del provvedimento contiene infatti una delega al governo per attuare il Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, cioè l’insieme delle norme per la gestione della migrazione in Ue approvate il 14 maggio 2024.

Una legge delega è un provvedimento con cui il Parlamento affida al governo il compito di regolare una determinata materia adottando una serie di decreti legislativi. In questo caso, in base alla delega contenuta nel nuovo disegno di legge sull’immigrazione, entro sei mesi il governo dovrà recepire la direttiva dell’Ue per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e adeguare l’ordinamento italiano a sette regolamenti europei del 2024 che intervengono su asilo, rimpatri, gestione delle crisi e controlli alle frontiere.

Tra le novità più rilevanti previste dal nuovo quadro europeo c’è la possibilità di assegnare i richiedenti asilo a una specifica zona geografica e imporre obblighi di dimora e di presentazione periodica alle autorità. Si interverrà poi sui casi di esclusione del riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria nei confronti di coloro che hanno commesso reati o si sono dimostrati pericolosi.

Sul fronte dei controlli alle frontiere esterne, l’obiettivo è quello di consolidare il modello degli hotspot, ampliando le zone in cui applicare le procedure accelerate di frontiera e rafforzando le operazioni di identificazione.

Infine, la delega consente al governo di intervenire sulla disciplina del trattenimento, dell’accompagnamento alla frontiera e del ricongiungimento familiare, con criteri più rigorosi sui requisiti ma con facilitazioni per i cittadini stranieri altamente qualificati.

Non votare al buio. Leggi la guida al referendum.

Spiega in modo chiaro che cosa cambia con la riforma della giustizia e quali sono le ragioni del Sì e del No.

Con la membership riceverai anche una newsletter quotidiana e l’accesso a contenuti esclusivi.
LEGGI LA GUIDA
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli