Anche l’Ue ha dazi sui posti bizzarri colpiti da Trump

Sono consultabili in un database con tutte le imposte sulle importazioni da territori quasi sconosciuti e disabitati
L’arcipelago dell’isola Norfolk – Fonte: Wikimedia
L’arcipelago dell’isola Norfolk – Fonte: Wikimedia
Nelle ultime ore diverse testate italiane e internazionali hanno commentato – alcune con toni ironici – i nuovi dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che riguarderanno anche merci importate da località sperdute, poco note e quasi disabitate. Tra queste figurano l’isola Norfolk, le isole Heard e McDonald, le isole Svalbard e Jan Mayen, oltre a piccoli Stati dell’Oceania come Nauru e Tuvalu.

Secondo le nostre verifiche, però, l’inclusione di queste località nella lista dei Paesi colpiti dai dazi non rappresenta una novità. Anche l’Unione europea, per esempio, applica dazi su prodotti provenienti da questi stessi luoghi curiosi presenti nell’elenco stilato da Trump. Gli esperti con cui abbiamo parlato ci hanno spiegato che dietro questa scelta ci sono ragioni precise.
Una parte della tabella dei Paesi colpiti dai dazi annunciati da Trump – Fonte: Governo degli Stati Uniti
Una parte della tabella dei Paesi colpiti dai dazi annunciati da Trump – Fonte: Governo degli Stati Uniti

La lista di Trump

I dazi annunciati da Trump sono stati introdotti con l’obiettivo di ridurre a zero il disavanzo commerciale (cioè la differenza tra importazioni ed esportazioni) degli Stati Uniti con gli altri Paesi. I dazi – lo ricordiamo – sono imposte sui prodotti provenienti dall’estero, pensate per rendere meno competitive le importazioni rispetto ai beni prodotti internamente.

Nell’elenco dei Paesi soggetti ai dazi statunitensi non figurano solo grandi economie come Cina, Giappone o gli Stati membri dell’Unione europea, con cui gli Stati Uniti hanno solide relazioni commerciali, ma anche territori con cui tali rapporti sono pressoché inesistenti. Vediamo alcuni esempi.

L’isola Norfolk, principale isola dell’omonimo arcipelago nell’Oceano Pacifico, è abitata da poche centinaia di persone. L’arcipelago, pur avendo uno status giuridico particolare, fa parte dell’Australia a tutti gli effetti. Fonti del governo statunitense hanno spiegato alla testata Politico che proprio per questo motivo l’isola è stata inclusa nella lista dei Paesi colpiti dai dazi. L’imposta applicata sarà del 29 per cento (qui abbiamo spiegato lo strano calcolo usato per determinare i dazi definiti “reciproci”). Nel 2023 le importazioni negli Stati Uniti dall’isola Norfolk valevano oltre 600 mila dollari, secondo i dati raccolti dall’Observatory of Economic Complexity, un progetto sviluppato al MIT di Boston. La maggior parte di queste esportazioni riguarderebbe calzature in pelle, ma secondo il Guardian sarebbe stato commesso un errore e l’isola Norfolk sarebbe stata indicata per sbaglio come porto di partenza delle merci. 

Altri posti poco noti avranno dazi del 10 per cento. Questo vale per le isole Heard e McDonald, disabitate e situate tra il Madagascar e l’Antartide, anch’esse territorio australiano (qui vivono colonie di pinguini e foche). I Territori britannici dell’Oceano Indiano – popolati quasi esclusivamente da militari inglesi e statunitensi per via di una base – sono stati colpiti dai dazi, in quanto parte del Regno Unito. Il discorso si applica anche a Jan Mayen, isola disabitata della Norvegia, e a Tokelau, territorio neozelandese.

L’inserimento di questi territori nella lista, per quanto possa sembrare bizzarro, risponde a una logica pratica: evitare che le aziende spostino le merci per aggirare i dazi. «Spesso le imprese per aggirare i dazi o altre restrizioni attuano delle triangolazioni e le merci fanno strani giri», ha detto a Pagella Politica Angela Maria Gabriella Lupone, professoressa di Diritto del commercio internazionale all’Università di Milano. «Non so dire se sia questo il caso, ma è plausibile che la ragione dietro l’inserimento di questi territori nella lista di Trump sia proprio un deterrente verso certe pratiche».

In altre parole, senza una menzione esplicita nella lista, questi territori esterni avrebbero potuto essere considerati una sorta di “zona franca” dalle aziende, che avrebbero potuto far transitare le merci da quei posti e farle arrivare negli Stati Uniti senza dazi.

Questa precauzione non è affatto insolita: anche l’Unione europea applica dazi all’importazione per molti dei luoghi poco conosciuti appena elencati.

I dazi dell’Ue

L’Ue ha abolito i dazi tra gli Stati membri, ma le merci importate da Paesi terzi possono essere soggette a dazi doganali. Questi servono a proteggere l’economia europea e variano in base al tipo di prodotto e al Paese di origine.

Tutti i dazi imposti dall’Ue sono consultabili nel database TARIC dell’Ue e nel database World Integrated Trade Solution della Banca Mondiale. Una semplice ricerca mostra che l’isola Norfolk, le isole Heard e McDonald e i Territori britannici dell’Oceano Indiano sono presenti in questi elenchi, e per alcune categorie di merci sono effettivamente previsti dazi. Per esempio, i tonni del Pacifico provenienti dalle isole Heard e McDonald sono soggetti a un dazio del 16 per cento. Lo stesso vale per i bovini, altri animali e pesci importati dall’isola Norfolk, così come per altri prodotti, tra cui quelli in cuoio citati sopra. 

«Le ragioni di questi dazi dell’Ue verso questi posti remoti andrebbero ricostruite caso per caso», ha spiegato a Pagella Politica Giangiacomo D’Angelo professore associato di diritto tributario all’Università di Bologna. «Probabilmente si è trattato di ragioni contingenti, che nel tempo sono poi venute meno, ma i dazi sono rimasti perché il volume dei commerci con i territori in questione è prossimo allo zero».

I territori poco noti di cui abbiamo parlato compaiono anche nel database di Eurostat tra le statistiche sul commercio estero. Nel 2024, le importazioni da Stati come Nauru o da territori come le isole Heard e McDonald hanno avuto un valore bassissimo, compreso tra i 100 mila e i 200 mila euro per l’intera Unione europea. Nella maggior parte degli anni, questo valore è stato pari a zero.

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