Pagella Politica Logo
SOSTIENICI

Quello che non torna del discorso di Conte sulla sicurezza

Dalle norme sulle manifestazioni alle regole contro il burqa, abbiamo verificato sei dichiarazioni del presidente del Movimento 5 Stelle, che è stato spesso impreciso 
ANSA
ANSA
Sabato 24 ottobre il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha partecipato agli Stati Generali di Progetto Civico, il movimento fondato dall’assessore al Turismo del Comune di Roma Alessandro Onorato. Durante il suo intervento, Conte si è concentrato soprattutto sul tema della sicurezza.

Dalle nuove regole introdotte dal governo Meloni in seguito alle manifestazioni degli scorsi giorni alle regole sugli stranieri in classe, abbiamo verificato sei dichiarazioni del presidente del Movimento 5 Stelle, che non è stato molto preciso.

Il nuovo decreto “Sicurezza”

«Nell’ultimo decreto la norma che impone ai genitori di risarcire i danni per i figli minori esiste già nel codice civile dal 1942» (min. 4:18) 

In questo caso il presidente del Movimento 5 Stelle è impreciso. È vero che la norma che impone ai genitori di rispondere dei danni causati dai figli minori esisteva già nel codice civile del 1942, ma non è uguale a quella introdotta dal governo con l’ultimo decreto-legge sulle manifestazioni approvato lo scorso 20 ottobre. 

In particolare, dal 1942 con l’articolo 2048 è stato stabilito che «il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi». A differenza del provvedimento del 1942, però, il decreto-legge del governo introduce sanzioni amministrative e una procedura accelerata di recupero dei danni per alcuni reati commessi dai minori a carico dei loro genitori.
«Il nuovo reato di partecipazione violenza alle manifestazioni pubbliche ha introdotto un nuovo reato con una nuova pena che è di gran lunga inferiore rispetto al reato che già esiste da tempo nel codice penale che è il reato di devastazione e danneggiamento che se fatto addirittura in manifestazioni pubbliche comporta una pena di gran lunga superiore» (min. 4:30)

Qui il presidente del Movimento 5 Stelle non è preciso. Il nuovo decreto-legge sulle manifestazioni ha introdotto il reato di “Violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, punito con la reclusione da due a cinque anni e una multa da 10 mila a 20 mila euro. Come abbiamo spiegato in un altro articolo, il reato si applica a chi, partecipando a un gruppo organizzato di almeno cinque persone, utilizza illegittimamente bastoni, mazze, oggetti contundenti o altri strumenti offensivi, oppure lancia petardi, fuochi artificiali, fumogeni o sostanze urticanti, creando un pericolo per l’incolumità delle persone. Il reato prevede poi pene aumentate da un terzo alla metà se i responsabili agiscono con il volto coperto per ostacolare l’identificazione o se prendono di mira infrastrutture, trasporti, telecomunicazioni, servizi pubblici e altri beni tutelati dalla legge. Per chi organizza o promuove il gruppo o incita a commettere violenze, anche solo online, è prevista una pena che va da quattro a dodici anni di carcere.

Nel suo intervento Conte ha sostenuto però che questo reato esista «da tempo nel codice penale» e che anzi «comporta una pena di gran lunga superiore». In realtà le cose non stanno così. L’articolo 419 del codice penale punisce chiunque «commette fatti di devastazione o di saccheggio» prevedendo la reclusione da otto a quindici anni. Inoltre, la pena è aumentata se «il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico». È vero quindi che il codice penale punisce già aggressioni, danneggiamenti e devastazioni, ma il decreto del governo introduce una specifica fattispecie che colpisce la violenza organizzata nelle manifestazioni, anche quando non si arriva a episodi di devastazione o saccheggio.

L’aumento dei reati

«Abbiamo governato nel momento più difficile della pandemia e non ci siamo mai sognati di introdurre fattispecie di reato, inasprimenti di pena» (min. 5:15)

Conte non la racconta giusta. È vero che durante i suoi due governi non ci sono state introduzioni di nuove fattispecie di reato, ma in almeno un caso c’è stato un inasprimento di pena, durante la pandemia da Covid-19. In particolare, a marzo 2020, il secondo governo Conte aveva inasprito una norma del Testo unico delle leggi sanitarie prevedendo l’arresto da 3 mesi a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5 mila euro per «chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo». La pena precedente prevedeva l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da 40 mila a 80 mila lire.

«Abbiamo superato, pensate, con gli otto decreti Sicurezza oltre 50 nuove fattispecie di reato e oltre 40 inasprimenti di pena con aggravanti» (min. 5:21)

In questo caso il presidente del Movimento 5 Stelle evidenzia una tendenza reale, ma non è chiaro quale sia la fonte dei dati. 

È vero, infatti, che il governo Meloni da quando è in carica ha introdotto numerose nuove fattispecie di reato e previsto molti inasprimenti di pena con aggravanti. Secondo le verifiche di Pagella Politica, però, a metà agosto 2026 i nuovi reati introdotti erano 21, mentre i reati ampliati 76, a fronte dei soli 5 reati abrogati. Insomma, Conte cita un dato esagerato in relazione alle nuove fattispecie di reato introdotte, e un dato troppo basso in merito agli inasprimenti di pena.

Le nuove regole a scuola

«Hai fatto un decreto per la scuola per rincorrere Vannacci. Ha introdotto il divieto del burqa, che già esisteva» (min. 8:48)

Conte in questo caso sbaglia. Come abbiamo spiegato in un’altro articolo, dal 1975 è in vigore una legge per la tutela dell’ordine pubblico che vieta di usare mezzi che rendano difficile il riconoscimento di una persona in un luogo pubblico. La norma era nata per contrastare il territorismo degli anni di piombo, ma ammetteva un’eccezione nel caso in cui ci fosse un «giustificato motivo». Nel 2008 il Consiglio di Stato ha stabilito che anche una motivazione religiosa o culturale – quindi, ad esempio, indossare il velo integrale – può rientrare in questa eccezione, rendendo di fatto inapplicabile un divieto generale. La legge però specifica anche che è vietato presentarsi a volto coperto durante le manifestazioni.

Per la scuola vale un discorso diverso. Negli anni si è discusso più volte di introdurre il divieto di burqa in ambito scolastico, ma le varie proposte non erano mai state approvate. Il divieto, quindi, di fatto è stato introdotto solo con il decreto-legge del Consiglio dei ministri, approvato il 24 settembre. Il testo non parla espressamente del velo islamico, ma vieta genericamente a chi partecipa alle attività scolastiche di farlo a volto coperto.
«[Il governo, ndr] Ha introdotto un divieto, anzi una norma più precisamente nell’ultimo decreto sulla scuola, per regolamentare la composizione delle classi. Pensate un po’, un problema che riguarda 300 bambini che non parlano italiano. La norma disciplinare esisteva già, lei ne ha fatto un decreto-legge» (min. 9:00)

Come correttamente ricostruito da Conte, un limite al numero di studenti stranieri in classe era già stato fissato da una circolare ministeriale nel 2010. Il governo Meloni, invece, ha introdotto il tetto al numero di stranieri il 30 settembre 2026 con un decreto-legge.

Per quanto riguarda i «300 bambini che non parlano italiano» citati da Conte, non è chiaro quale sia la fonte da cui il presidente del Movimento 5 Stelle assume questo dato. Secondo i dati dell’ultimo report del Ministero dell’istruzione e del merito sugli studenti stranieri, circa un alunno su dieci in Italia non è italiano: l’11,6 per cento del corpo studenti tra primaria e secondaria di primo e secondo grado (scuole medie e superiori). Nel 2022-23, solo il 7,6 per cento delle classi aveva più del 30 per cento di studenti stranieri a livello nazionale, ma solo nello 0,6 per cento dei casi si trattava di bambini stranieri nati all’estero. Dunque, poco più del 7 per cento aveva una consistente presenza straniera (oltre il 30 per cento degli studenti in aula), ma questo considera tutti gli stranieri, compresi quelli nati in Italia e per i quali è legittimo presupporre una certa conoscenza della lingua italiana.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
In questo articolo
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.