Calenda non la dice tutta sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio

Secondo il leader di Azione l’abrogazione era nel programma del suo partito e dell’Anci, ma non è del tutto vero
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
Il 10 luglio Carlo Calenda ha difeso il voto favorevole di Azione al disegno di legge che ha eliminato il reato di abuso d’ufficio. Calenda ha scritto su X che l’abrogazione di questo reato era contenuta nel «programma» di Azione e in quello dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), guidata dall’ex sindaco di Bari Antonio Decaro (Partito Democratico). 

Ma è davvero così? In breve la risposta è: non proprio.

Il programma di Azione

Il reato di abuso d’ufficio è punito con la reclusione da uno a quattro anni di carcere dall’articolo 323 del codice penale, che ora è stato abrogato con il disegno di legge approvato definitivamente dalla Camera il 10 luglio. Semplificando un po’, il reato di abuso d’ufficio è commesso quando un pubblico ufficiale, per esempio il sindaco, causava un danno patrimoniale o un vantaggio a suo favore in contrasto con le leggi durante l’esercizio delle sue funzioni oppure omettendo di astenersi in una decisione quando era coinvolto in un conflitto di interessi.

Alle elezioni politiche del 2022 il partito di Calenda si è presentato alleato con Italia Viva, i cui deputati hanno votato a favore del disegno di legge che ha eliminato il reato di abuso d’ufficio. Nel programma comune dei due partiti, depositato presso il Ministero dell’Interno, non compare però mai la richiesta di eliminare il reato di abuso d’ufficio. Nel capitolo dedicato alla “Giustizia”, in particolare il “Settore Penale”, Azione e Italia Viva avevano fatto varie proposte, tra cui la «riforma della normativa sulla custodia cautelare» e il «rafforzamento delle norme finalizzate a garantire l’effettiva applicazione del principio della presunzione di innocenza». Ma come detto, da nessuna parte veniva promessa l’eliminazione del reato di abuso d’ufficio.

Da anni comunque il deputato di Azione Enrico Costa, che è il responsabile del partito per quanto riguarda le proposte sulla giustizia, è uno dei parlamentari più critici nei confronti del reato di abuso d’ufficio.  A novembre 2022 Costa ha presentato alla Camera una proposta di legge che da un lato chiedeva l’abrogazione dell’articolo 323 del codice penale, dall’altro lato chiedeva di punire lo stesso l’abuso d’ufficio, ma come un illecito amministrativo. 

In pratica, la proposta di Costa era di mantenere la definizione dell’abuso d’ufficio così come stabilita dall’articolo 323 del codice penale, inserendola come un nuovo articolo nel decreto legislativo del 2001 che contiene le «norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche». Costa chiedeva di sanzionare il nuovo abuso non con la reclusione, ma con una multa da mille a 15 mila euro. L’applicazione di questa sanzione pecuniaria sarebbe dovuta essere fatta dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), al termine di un procedimento in cui vi «sia la garanzia del contraddittorio tra le parti».

Anche la vicesegretaria e portavoce di Azione Mariastella Gelmini ha presentato in Senato, a inizio legislatura, un disegno di legge che proponeva non di abrogare il reato di abuso d’ufficio, ma di «circoscrivere in modo ancora più netto e rigoroso la fattispecie, così da scon­giurare a monte, per quanto possibile, la contestazione strumentale dei reati e la paura degli amministratori».

La richiesta di cambiare il reato di abuso d’ufficio non è una novità degli ultimi anni, visto che almeno tre governi dal 1990 in poi hanno messo mano al codice penale per cambiare i confini di questo reato. L’ultima riforma è stata fatta nel 2020, durante il secondo governo di Giuseppe Conte, sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico. L’obiettivo era stato quello di rendere il reato di abuso d’ufficio meno generico e applicabile in modo più facile dai giudici.

La proposta dell’Anci

E l’Anci, è vero che come ha scritto Calenda anche l’associazione dei sindaci ha chiesto l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio? La risposta sta in un’audizione fatta a maggio 2023 dall’Anci in Commissione Giustizia della Camera. In quell’occasione l’Associazione nazionale comuni italiani, dall’allora sindaco di Bari Decaro, ha presentato le sue proposte per modificare il reato di abuso d’ufficio.  

In primo luogo, l’Anci ha detto che è «indispensabile intervenire innanzitutto e prioritariamente» per ridefinire gli obblighi giuridici in capo alla figura del sindaco. In secondo luogo, l’associazione ha sottolineato «le perduranti criticità della disciplina dell’abuso d’ufficio», punito dall’articolo 323 del codice penale. Per questo motivo, ha chiesto di eliminare il controllo penale sulle decisioni e gli atti amministrativi dei funzionari pubblici, tra cui i sindaci, ma di mantenere il controllo e la punizione solo per i casi in cui un funzionario pubblico non si astiene dal prendere decisioni quando si trova in una situazione di conflitto di interessi, traendone così un vantaggio personale.

A novembre 2023, ospite a TG2 Post su Rai 2, Decaro ha ribadito la volontà dell’Anci di modificare il reato di abuso d’ufficio e non necessariamente una sua eliminazione. «Noi vogliamo che ci sia un confine preciso rispetto al reato di abuso d’ufficio. Non puoi essere indagato per qualunque cosa accade nel tuo comune per il solo fatto che sei il sindaco», ha detto l’allora sindaco di Bari. Alla domanda se fosse necessario abolire questo reato, Decaro ha risposto che serviva «delimitarlo». «Almeno delimitiamo l’abuso d’ufficio, ma anche altri reati», ha aggiunto Decaro. «Poi, se non si riesce a delimitarlo, vorrà dire che lo dovranno eliminare».

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