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Salvini non la dice tutta sugli esiti delle richieste di asilo

| 04 agosto 2022
La dichiarazione
«52.987 richieste di asilo nel 2021, più della metà negate (ben 29.790, il 56 per cento). Sempre nel 2021, solo 8.107 persone hanno ricevuto lo status di rifugiati: il 15 per cento del totale delle domande esaminate»
Fonte: Facebook | 2 agosto 2022
ANSA
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Verdetto sintetico
Salvini cita dati sostanzialmente corretti, ma li presenta in modo fuorviante
In breve
  • Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2021 sono state elaborate 51.931 richieste di asilo, il 58 per cento delle quali è stata respinta. TWEET
  • Il restante 42 per cento delle domande però è stata accolta, assicurando una forma di protezione ai migranti TWEET
  • Oltre allo status di rifugiato, lo Stato infatti può garantire anche la protezione sussidiaria e la protezione speciale TWEET
Il 2 agosto, annunciando il suo arrivo a Lampedusa per la campagna elettorale, il leader della Lega Matteo Salvini ha elencato su Facebook una serie di dati sullo stato delle richieste di asilo effettuate in Italia nel 2021. In particolare, Salvini ha affermato che delle «52.987 richieste di asilo» fatte lo scorso anno, «più della metà» sono state negate, mentre i migranti che hanno avuto accesso allo status di rifugiato sono stati solo «8.107», ovvero «il 15 per cento» del totale. Secondo il segretario, solo questi sarebbero effettivamente «profughi».

Abbiamo verificato e Salvini cita dati corretti, ma li presenta in modo fuorviante. 

I numeri del Viminale

I dati relativi al fenomeno migratorio in entrata sul suolo italiano sono forniti dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno e dalla Commissione nazionale per il diritto di asilo, l’autorità di riferimento del sistema italiano di protezione internazionale. In particolare, il Dipartimento definisce come “richiedenti asilo” «coloro che hanno lasciato il proprio Paese d’origine e, avendo inoltrato una richiesta di asilo, sono in attesa di una decisione da parte della commissione riguardo al riconoscimento di una forma di protezione».

I dati riportati da Salvini provengono da uno studio del Dipartimento non definitivo per quanto riguarda il 2021, e non si riferiscono alla totalità delle «richieste di asilo» presentate, che sono state 56.388, ma alle decisioni prese dalla Commissione, che sono circa 4 mila in meno. In generale però, al netto di qualche imprecisione con i numeri, i dati definitivi per il 2021 confermano sostanzialmente quanto affermato dal leader della Lega: lo scorso anno sono state presentate 53.609 richieste di asilo e sono stati emessi 51.931 responsi da parte della Commissione. Di questi, il 58 per cento ha avuto esito negativo (due punti in più rispetto a quanto affermato dall’ex ministro), mentre lo status di rifugiato è stato garantito a 7.383 migranti che hanno presentato domanda, ovvero il 14 per cento del totale, una quota vicina al 15 per cento indicato da Salvini.

Il segretario però nel citare i dati omette un po’ di cose: nella sua affermazione, rimane implicito il fatto che una parte rilevante delle richieste – il 42 per cento – è stata comunque accettata, anche se non è stato attribuito lo status di rifugiato: l’Italia infatti può garantire ai richiedenti asilo altre forme di protezione, quella sussidiaria e quella speciale, che insieme nel 2021 hanno rappresentato l’esito del 28 per cento del totale delle domande d’asilo esaminate. Complessivamente, quindi, nel 2021 ha ricevuto una qualche forma di tutela il 42 per cento dei migranti le cui domande sono state esaminate dalle autorità.

Ma quali sono le differenze tra i vari tipi di protezione per i migranti in Italia?

Le protezioni garantite dallo Stato italiano

La prima forma di tutela che lo Stato può offrire a un migrante è il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Questo rientra nel più ampio contesto della protezione internazionale e, come stabilito dall’articolo uno della Convenzione di Ginevra del 1954, è riferito a chi non vuole rimanere nel proprio Paese di origine perché teme di «essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche».

La protezione sussidiaria invece è una tutela che viene stabilita da una delle 11 Commissioni territoriali presenti in tutta Italia e viene garantita nel momento in cui il soggetto richiedente, pur non rientrando nei canoni della Convenzione di Ginevra, dimostra il rischio di subire un danno grave se tornasse nel suo Paese di origine, come la condanna a morte o la tortura. 

Prima della sua abrogazione con il decreto “Sicurezza”, in Italia esisteva una terza forma di tutela per i migranti definitaprotezione umanitaria”, che non rientrava tra le forme di protezione internazionale ma era una tutela concessa dallo Stato qualora ricorressero gravi motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano. Contestualmente però il decreto ha introdotto una nuova tipologia di tutela, poi modificata dal secondo governo Conte, chiamata “protezione speciale” che si ottiene «nel caso eccezionale in cui il soggetto non possa essere riconosciuto titolare di una protezione internazionale, ma nel Paese di origine sarebbe comunque a rischio di persecuzione, tortura o altre forme di trattamento inumano o degradante».

Ricapitolando, Salvini nel suo post cita soltanto la percentuale di richieste di asilo culminate con l’assegnazione dello status di rifugiato (7.383), ma nel 2021 sono state attribuite altrettante protezioni sussidiarie (7.348) e speciali (7.092) ai richiedenti asilo. Non è vero quindi che «solo il 15 per cento di chi è sbarcato è profugo», come afferma il leader leghista nel suo post su Facebook (utilizzando, tra l’altro, un termine molto generico che non rientra nella legge italiana). 

Inoltre, nel caso in cui la domanda di asilo dovesse essere respinta, il soggetto può comunque presentare ricorso alla giustizia italiana. Secondo una ricerca a cura di Monia Giovannetti, responsabile delle ricerche di Cittalia (una fondazione che dipende dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani), nel 2017 (quindi ormai cinque anni fa), su circa 5 mila processi in primo grado analizzati il ricorso ha avuto esito positivo nel 49,8 per cento dei casi, mentre per quelli arrivati al secondo grado di giudizio la percentuale di ricorsi accolti si alza al 69,6 per cento. Pochissimi casi sono arrivati fino alla Cassazione.

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, nel 2021 sono state presentate «52.987 richieste di asilo, più della metà negate (il 56 per cento)», mentre lo status di rifugiato è stato concesso «al 15 per cento delle domande esaminate».

Abbiamo verificato e, al netto di qualche imprecisione con i numeri, i dati di Salvini sono corretti: nel 2021 sono state esaminate dalle autorità circa 52 mila richieste di asilo, di cui il 58 per cento ha avuto esito negativo, mentre nel 14 per cento dei casi è stato attribuito lo status di rifugiato. Salvini lascia implicito il fatto che un ulteriore 28 per cento delle domande sia stato comunque accettato, attribuendo ai richiedenti la protezione speciale o quella sussidiaria. 

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