No, il governo non ha già realizzato 60 mila posti letto per studenti

Lo ha detto la ministra dell’Università Bernini alla Camera, ma le cose non stanno proprio così
ANSA
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Il 9 settembre, durante un question time alla Camera, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha rivendicato i risultati del governo sugli alloggi per gli studenti universitari. «Nel 2022, quando siamo arrivati, i posti letto erano 40 mila: quando lasceremo saranno quasi 120 mila», ha detto Bernini, descrivendo quindi un aumento di quasi tre volte dell’offerta disponibile. «Abbiamo garantito ai ragazzi e alle ragazze 63.220 luoghi che possono chiamare “casa”, anche lontano da casa, dove già adesso, a partire dal 1° settembre, si sono accesi computer e connessioni internet, dove si sono aperti libri e dove i ragazzi hanno cominciato a socializzare».

Poco dopo, in un post pubblicato su Facebook, la ministra ha ribadito il concetto: «Aver realizzato oltre 63 mila nuovi posti letto significa dare a migliaia di ragazze e ragazzi un luogo dove vivere e studiare». Il riferimento è agli interventi finanziati negli ultimi anni per aumentare gli alloggi universitari, in particolare attraverso le misure legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Ma i numeri citati dalla ministra corrispondono alla realtà? In breve, le cifre hanno un fondamento nei dati ufficiali, ma il modo in cui vengono presentati è fuorviante. Per capire perché bisogna distinguere quali posti erano già disponibili nel 2022, quali sono stati effettivamente realizzati negli ultimi anni e quali, invece, esistono per ora solo sulla carta.

Il piano per gli studentati

La scarsità di alloggi universitari in Italia è un problema che precede l’attuale governo. Il PNRR, approvato nel 2021 durante il governo Draghi, prevedeva inizialmente la creazione e assegnazione agli studenti di 60 mila posti letto aggiuntivi entro la metà del 2026. 

Nell’ottobre 2025 il governo italiano ha chiesto di modificare questa parte del PNRR. Secondo la Commissione europea, la misura sugli studentati era diventata in parte difficile da completare nei tempi previsti, anche per problemi di mercato e ritardi nelle forniture. Così il vecchio obiettivo è stato ridotto a 30 mila posti già completati e affiancato da un nuovo fondo. Da una parte, il piano prevedeva che entro il secondo trimestre di quest’anno fossero stati rilasciati i certificati di completamento dei lavori per almeno 30 mila nuovi posti letto. Dall’altra, è stato istituito un nuovo Fondo per gli alloggi destinati agli studenti, affidato a Cassa Depositi e Prestiti (CDP). In questo caso, entro la stessa scadenza, non era necessario che i nuovi posti letto fossero già pronti: bastava che Cassa Depositi e Prestiti avesse assegnato i finanziamenti ai progetti selezionati e che lo Stato le avesse trasferito i quasi 600 milioni di euro per gli interventi.

Si tratta di una distinzione importante perché permette di capire che raggiungere il traguardo previsto dal nuovo assetto del PNRR non significa necessariamente avere già a disposizione tutti gli alloggi finanziati.

Oltre 60 mila

Il 2 settembre il Ministero dell’Università ha annunciato di aver «superato il target di 60 mila nuovi posti letto stabilito dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l’housing universitario». Se si continua a leggere, lo stesso comunicato distingue chiaramente tra alloggi già pronti e alloggi «attivati».

Secondo il ministero, 33 mila posti letto «sono già realizzati». Per gli altri circa 30 mila, invece, Cassa Depositi e Prestiti ha già completato gli accordi con i beneficiari, ma gli alloggi devono ancora essere ultimati e messi a disposizione degli studenti: il ministero scrive che «saranno disponibili […] nel 2027».

Dunque Bernini può rivendicare oltre 63 mila posti inseriti nei due programmi, ma non può considerarli tutti già «realizzati», perché quasi la metà deve ancora essere completata.

Il confronto con il 2022

C’è poi un problema nel confronto tra il dato del 2022 e la previsione sugli alloggi disponibili in futuro. Bernini ha detto che «i posti letto erano 40 mila» e che «quando lasceremo saranno quasi 120 mila». Ma il dato di partenza non comprende tutti gli alloggi universitari disponibili nel 2022: riguarda solo una parte dell’offerta complessiva.

Secondo il servizio statistico del Ministero dell’Università, al 1° novembre 2022 gli enti regionali per il diritto allo studio gestivano 40.069 posti alloggio, ed è da qui che sembra arrivare il numero citato da Bernini. Ciò nonostante, quei 40 mila posti non comprendevano tutti gli alloggi destinati agli studenti universitari. Nello stesso periodo gli atenei ne mettevano a disposizione altri 5.083, mentre i collegi universitari statali e di merito ne contavano 5.253. Sommando le tre categorie, si arriva quindi a circa 50 mila posti.

La previsione di arrivare in futuro a circa 120 mila posti ha un fondamento. Il problema è il confronto scelto da Bernini: i 40 mila posti del 2022 comprendono solo gli alloggi gestiti dagli enti regionali per il diritto allo studio, mentre il dato futuro considera un’offerta più ampia, che include anche nuovi posti realizzati o finanziati attraverso soggetti pubblici e privati. In altre parole, i 40 mila e i 120 mila posti non si riferiscono allo stesso insieme di alloggi.

Il dato c’è, i posti non tutti

Nel complesso, quindi, la ricostruzione di Bernini parte da numeri reali, ma li presenta in modo fuorviante. Il Ministero dell’Università ha annunciato di aver superato quota 63 mila nuovi posti letto attraverso le misure del PNRR, ma solo 33 mila risultano già realizzati. Gli altri 30 mila saranno disponibili nel 2027.

Anche il confronto tra i 40 mila posti del 2022 e i quasi 120 mila futuri è poco preciso. I 40 mila citati dalla ministra riguardano solo gli alloggi gestiti dagli enti regionali per il diritto allo studio, mentre nel 2022 esistevano posti messi a disposizione dagli atenei e dai collegi universitari. Il dato futuro, invece, considera un insieme più ampio di alloggi, compresi quelli finanziati dai nuovi programmi.

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