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No, il 2050 non è stato scelto come anno per gli obiettivi sul clima perché «suonava bene»

| 24 gennaio 2023
La dichiarazione
«Gli obiettivi sul clima sono stati dati perché il 2050 suonava bene»
Fonte: Facebook | 19 gennaio 2023
ANSA
ANSA
Verdetto sintetico
Dietro a questa scelta ci sono alcune previsioni scientifiche.
In breve
  • L’Accordo di Parigi del 2015 ha stabilito l’obiettivo di contenere l’aumento medio delle temperature globali entro i 2°C rispetto al periodo pre-industriale e di compiere sforzi ulteriori per mantenerlo entro gli 1,5°C. TWEET
  • Secondo i modelli dell’Ipcc, le maggiori probabilità per raggiungere questo obiettivo si avrebbero se a livello globale si raggiungessero le “emissioni nette zero” intorno al 2050. TWEET
  • Al momento, però, l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature entro gli 1,5°C sembra ormai molto difficile da raggiungere. TWEET
Il 19 gennaio il leader di Azione Carlo Calenda ha partecipato alla presentazione del libro del giornalista Francesco Vecchi, Non dobbiamo salvare il mondo (Mondadori), dedicato alle politiche contro i cambiamenti climatici. Durante l’evento, Calenda ha dichiarato che la «questione ambientale» è ormai diventata uno «scontro ideologico». «La realtà è che noi non sappiamo se al 2050 raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo dati perché quegli obiettivi sono stati dati perché il 2050 suonava bene», ha detto Calenda, ritenendo di fatto irrealistici i traguardi sulla riduzione delle emissioni di CO2 fissati a livello europeo entro i prossimi 30 anni.

Al di là del giudizio politico sulla fattibilità o meno degli obiettivi sul clima, non è vero che il 2050 è stato scelto come anno «perché suonava bene».

Le “emissioni zero” e il 2050

La Commissione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 la cosiddetta “neutralità climatica”, un traguardo noto anche con il nome di “emissioni nette zero”. Questa espressione non significa che le emissioni di CO2 andranno azzerate del tutto: la neutralità climatica si raggiunge infatti quando le emissioni prodotte dalle attività degli esseri umani sono compensate da quelle assorbite, per esempio attraverso il suolo o le foreste. Al momento le tecnologie per la rimozione della CO2 dell’atmosfera sono ancora nelle prime fasi di sviluppo, dunque il modo più efficace per avvicinarsi sempre di più alle “emissioni nette zero” è quello di ridurre le emissioni prodotte da vari settori, come i trasporti, gli edifici, le industrie, l’agricoltura e gli allevamenti.

Nel 2015 i Paesi dell’Unione europea hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi che, tra le altre cose, prevede a livello internazionale l’impegno, sebbene non vincolante, di provare a «mantenere l’aumento medio globale delle temperature al di sotto dei 2°C rispetto al livello pre-industriale». Non solo, i firmatari dell’Accordo di Parigi hanno preso l’impegno di attuare «sforzi ulteriori» per limitare l’aumento delle temperature «entro gli 1,5°C», riconoscendo che questa strada «ridurrebbe in maniera significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici». La differenza anche solo di mezzo grado centigrado nell’aumento delle temperature può avere infatti conseguenze molto gravi, come la scomparsa delle foreste amazzoniche, l’aumento vertiginoso della desertificazione, la distruzione di migliaia di specie animali, la perdita dei ghiacciai e di terre adatte alla coltivazione, e l’incremento di fenomeni atmosferici estremi. «In realtà, anche solo un decimo di grado in più, che può sembrare poca cosa, può fare danni irreparabili, dal momento che gli effetti di questi aumenti non sono lineari, ma possono essere repentini ed estremi», spiegavamo in un nostro fact-checking pubblicato nel 2018 per l’agenzia stampa Agi.

Come ha sottolineato nel 2018 la Commissione europea in un documento che gettava le basi per la futura strategia contro i cambiamenti climatici, il 2050 non è un anno scelto a caso per il raggiungimento della neutralità climatica. Questa data è stata scelta sulla base delle simulazioni e dei modelli sviluppati dall’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), un gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite che periodicamente realizza i report considerati tra i più autorevoli a livello internazionale sui cambiamenti climatici e i loro effetti. A ottobre 2018 l’Ipcc ha pubblicato un rapporto in cui spiegava che, se si voleva evitare di superare l’aumento delle temperature di 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale, a livello mondiale era necessario raggiungere le “emissioni nette zero” di CO2 intorno al 2050 (c’era comunque un margine di incertezza di cinque anni, con una forbice tra il 2045 e il 2055). Se si voleva rimanere entro un aumento inferiore ai 2°C, invece, la scadenza si spostava in avanti, intorno al 2070. Nei report pubblicati negli anni successivi, l’Ipcc ha confermato che solo raggiungendo a livello globale la neutralità climatica entro il 2050 si avrebbero le maggiori probabilità di mantenere l’aumento tra gli 1,5°C e i 2°C. 

È comunque vero che, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, l’obiettivo di contenere le temperature entro gli 1,5°C è ancora lontanissimo, se non di fatto ormai irraggiungibile. Come ha sottolineato a inizio novembre la rivista britannica The Economist, le temperature globali sono già oggi in media più alte di oltre 1°C rispetto alla seconda metà dell’Ottocento. Dal 2015 in poi, le emissioni sono continuate ad aumentare, nonostante di recente ci sia stato il temporaneo ma contenuto calo causato dalla pandemia di Covid-19.

Il verdetto

Secondo Carlo Calenda, l’obiettivo dell’Unione europea di raggiungere entro il 2050 le “emissioni nette zero” è stato dato «perché il 2050 suonava bene». In realtà, a differenza di quello che dice il leader di Azione, c’è una ragione scientifica dietro la scelta di questa data.

L’Accordo di Parigi del 2015 propone di contenere l’aumento delle temperature entro i 2°C e di compiere sforzi ulteriori per mantenerlo entro gli 1,5°C. Secondo i modelli dell’Ipcc, le maggiori probabilità per raggiungere questo obiettivo si avrebbero se a livello globale si raggiungessero le “emissioni nette zero” intorno al 2050.

Al momento l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature entro gli 1,5°C sembra ormai superato dai fatti.

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