Michele Anzaldi

No, con le elezioni Italia viva non avrebbe gli stessi parlamentari di «oggi»

«Con la legge elettorale in vigore, in base ai sondaggi, dalle elezioni uscirebbe uno scenario politico non diverso da quello di oggi e Italia viva tornerebbe in Parlamento con le stesse percentuali di parlamentari di oggi, sia da sola che in coalizione»

Pubblicato: 23 dic 2020
Data origine: 23 dic 2020
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Il deputato di Italia viva Michele Anzaldi il 23 dicembre ha sostenuto che Italia viva, «con la legge elettorale in vigore, in base ai sondaggi» avrebbe, in caso di elezioni, una percentuale di parlamentari eletti uguale a quella che ha attualmente, sia che si presentasse da sola, sia in coalizione.

Si tratta di un’affermazione che, in base ai sondaggi disponibili, risulta errata. Andiamo a vedere i dettagli.

Quanti voti danno i sondaggi a Italia viva

Per prima cosa, diciamo che secondo le elaborazioni di YouTrend del 18 dicembre, che tengono conto di diversi sondaggi, Italia viva gode del 3,2 per cento dei consensi. Secondo il sondaggio più recente, elaborato da Swg per La7, la percentuale cala al 2,8, in diminuzione dal 3,1 della settimana precedente.

Attualmente Italia viva ha 30 deputati (il 4,8 per cento del totale) e 18 senatori (il 5,7 per cento del totale), che ha ereditato dalla scissione dal Pd avvenuta a settembre 2019.

Vediamo ora in base a questi sondaggi che percentuale di eletti si può ipotizzare, a spanne, avrebbe il partito di Matteo Renzi in caso di elezioni con l’attuale sistema elettorale.

Come erano andate le elezioni del 2018

Come abbiamo spiegato in passato, la legge attualmente in vigore è il cosiddetto Rosatellum ter, mentre alle scorse elezioni si è votato con il Rosatellum bis. I due sistemi sono pressoché identici, prevedendo una quota di eletti con il sistema maggioritario in collegi uninominali (i tre ottavi del totale) e una quota di eletti col sistema proporzionale (i cinque ottavi). Ma il passaggio da Rosatellum bis a ter si è reso necessario con l’approvazione della riforma costituzionale che riduce il numero di parlamentari eletti da 945 (315 senatori e 630 deputati) a 600 (200 senatori e 400 deputati). Di recente sono stati anche ridefiniti i collegi uninominali, un adeguamento obbligatorio al nuovo ridotto numero dei parlamentari dopo la vittoria dei “sì” al referendum costituzionale.

Possiamo quindi fare un paragone con i risultati di due formazioni alle scorse elezioni del 2018 – Fratelli d'Italia e Liberi e uguali – per avere un’idea di come le percentuali attribuite a Italia viva si potrebbero tradurre in seggi.

Il caso di Fratelli d’Italia

Alle elezioni del 2018 il partito di Giorgia Meloni ottenne in Parlamento 32 deputati (il 5 per cento del totale) e 18 senatori (il 5,7 per cento del totale), numeri molto simili a quelli che ha attualmente Italia viva (che alle elezioni del 2018 ancora non esisteva).

Fratelli d’Italia però alle elezioni ottenne, tra Camera e Senato, circa il 4,3 per cento dei consensi, ben di più di quelli attribuiti oggi a Italia viva. Non solo. Dei 32 deputati di Fdi, 13 sono stati eletti nei collegi uninominali, così come 11 senatori su 18. Nei collegi i deputati e i senatori di Fdi hanno potuto contare anche sul voto degli elettori degli altri partiti della coalizione di centrodestra (la più votata, che ottenne il 37 per cento dei consensi alla Camera e il 37,5 per cento al Senato).

Se si fosse presentato in solitaria, con il 4,3 per cento, Fdi difficilmente avrebbe potuto ottenere seggi nella quota maggioritaria. Dunque, con una semplificazione che comporta un qualche margine di errore, possiamo ipotizzare avrebbe ottenuto più o meno 19 deputati e 7 senatori, rispettivamente il 3 per cento del totale alla Camera e il 2,2 per cento del totale al Senato.

Quindi sembra improbabile, sulla base dell’esempio appena visto, che se Italia viva ottenesse in effetti tra il 2,8 e il 3,2 per cento dei voti, potrebbe mantenere circa il 5 per cento dei deputati e circa il 6 per cento dei senatori nel futuro Parlamento. Soprattutto se si presentasse in solitaria, senza poter contare sui voti di coalizione nei collegi uninominali.

Vediamo allora un altro esempio, che sembra confermare quanto appena detto.

Il caso di Liberi e uguali

Liberi e uguali (Leu) alle elezioni del 2018 ottenne in Parlamento 14 deputati (il 2,2 per cento del totale) e 4 senatori (l’1,3 per cento del totale), tutti eletti nella quota proporzionale. La formazione di sinistra si presentò infatti da sola e non potendo contare sui voti di coalizione, ad esempio con il Pd, non riuscì a eleggere nessun parlamentare nei collegi uninominali. Alle elezioni Leu ottenne il 3,3 per cento dei consensi circa.

Dunque una formazione che ha ottenuto alle elezioni percentuali di consensi leggermente più alte rispetto a quelle attribuite attualmente a Italia viva è riuscita ad eleggere, correndo in solitaria, una percentuale di parlamentari nettamente più bassa rispetto a quella che ha oggi il partito di Renzi e che, secondo Anzaldi, avrebbe anche in caso di elezioni con l’attuale legge elettorale.

Il verdetto

Il deputato di Italia viva Michele Anzaldi il 23 dicembre ha sostenuto su Facebook che il suo partito, in caso di elezioni con l’attuale legge elettorale e in base ai sondaggi, otterrebbe la stessa percentuale di parlamentari. Cioè, fatti i calcoli, quasi il 5 per cento dei deputati e quasi il 6 per cento dei senatori.

Questa affermazione è però esagerata. In base ai sondaggi più recenti Italia viva avrebbe poco più o poco meno del 3 per cento dei voti. Se corresse in solitaria, come dimostra in particolare l’esempio di Leu alle scorse elezioni (quando vigeva una legge elettorale sostanzialmente uguale a quella attualmente in vigore), molto probabilmente otterrebbe percentuali di deputati e senatori nettamente più basse a quelle attuali, inferiori al 3 per cento.

Se anche corresse in coalizione – anche se in questo caso ci sarebbero le incognite della divisione tra i partiti dei collegi uninominali e delle eventuali vittorie – sembra difficile che possa ottenere le percentuali di deputati e senatori che ottenne Fdi nel 2018, pressoché identiche a quelle attuali di Iv. Il partito di Meloni ottenne infatti il 4,3 per cento dei voti (più di quelli attribuiti a Iv dai sondaggi) e correva insieme con gli altri partiti di centrodestra (la coalizione più votata nel 2018) nei collegi uninominali.

Nel complesso per Anzaldi un “Pinocchio andante”.

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