Alessia Rotta

Sì, con “quota 100” la Lega ha mandato in pensione oltre 7 mila operatori sanitari

«Con Quota 100, misura fortemente voluta dalla Lega, sono stati prepensionati più di 7.225 medici e adesso che il sistema avrebbe bisogno di quel personale, i leghisti chiedono di assumere operatori sanitari»

Pubblicato: 11 nov 2020
Data origine: 10 nov 2020
Macroarea questioni sociali

Il 10 novembre la deputata del Pd Alessia Rotta ha scritto su Facebook che 7.225 medici sono andati in pensione anticipata per effetto di “quota 100”, una misura «fortemente voluta dalla Lega», lo stesso partito che ora chiede di assumere più operatori sanitari. Solo di recente, appelli di questo tipo sono in effetti stati lanciati dal presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e dal presidente della commissione Sanità in Piemonte Alessandro Stecco, entrambi leghisti.

Abbiamo verificato e il dato citato dalla deputata è corretto ma c’è un’imprecisione: non si tratta solo di medici, ma del personale sanitario più in generale.

Il rapporto annuale Inps

Il 29 ottobre l’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) ha presentato il suo XIX Rapporto annuale, aggiornato a ottobre 2020. Uno dei capitoli di approfondimento è dedicato a “quota 100”, il canale di pensionamento anticipato introdotto dal primo governo Conte (art.14 del decreto legge n.4 del 29 gennaio 2019).

“Quota 100” permette di ritirarsi dal lavoro con un’età anagrafica di almeno 62 anni e con un minimo di 38 anni di contributi. È vero come dice Rotta che questa misura era stata «fortemente voluta dalla Lega» (senza però ottenere i risultati promessi dal partito di Matteo Salvini), ma aveva avuto il supporto anche dal Movimento 5 stelle, attuale alleato di governo del Pd, il partito di Rotta.

Come mostra l’Inps (Tabella 1), nel 2019 la pubblica amministrazione statale è il settore pubblico in cui si è registrato il numero più elevato di prepensionamenti con “quota 100”: 19.328 su un totale di 42.408. Sono stati invece 12.433 i “quotacentisti” (così definiti dall’analisi) nelle strutture regionali e delle autonomie locali. Tuttavia, gli enti del settore sanitario sono stati quelli in cui i prepensionamenti con “quota 100” sono stati più diffusi in termini percentuali. Nel 90,4 per cento delle aziende o degli enti del servizio sanitario nazionale, infatti, ci sono state uscite anticipate con “quota 100”, per un totale di 7.225 pensionati.

Tabella 1: Enti totali con e senza “quotacentisti” per forma giuridica - Fonte: XIX Rapporto annuale Inps

Il numero corrisponde a quello citato da Rotta. Ma c’è un’imprecisione: non si tratta dei soli medici. La cifra fa riferimento alla categoria, assai più ampia, di tutti i dipendenti delle aziende sanitarie. Fra questi rientrano medici, infermieri, ma anche personale amministrativo e di segreteria. Non è infatti disponibile il dato disaggregato sui soli medici.

Secondo una stima della Federazione delle aziende ospedaliere, riportata dal Sole 24 Ore, a maggio 2019 i prepensionamenti con “quota 100” stavano aumentando soprattutto tra gli amministrativi (+33 per cento), gli operatori socio-sanitari (+26 per cento) e gli infermieri (+20 per cento). Solo il 16 per cento riguardava i medici.

Come abbiamo scritto in passato, la carenza di personale nel settore sanitario è il frutto delle scelte di almeno quattro governi negli ultimi 15 anni e non si può certo imputare alla recente introduzione di “quota 100”. Tuttavia è vero che il canale di pensionamento anticipato ha inciso su una situazione già grave. In un’analisi del Servizio studi della Camera sulla spending review sanitaria si legge infatti che «recentemente, l’introduzione delle disposizioni sul pensionamento anticipato (“quota 100”) ha acuito la grave carenza di personale, rischiando di compromettere l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza».

Uno degli obiettivi auspicati con l’introduzione di “quota 100” era quello di favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, al tempo vicepresidenti del primo governo Conte, hanno affermato più volte che i pensionamenti di “quota 100” avrebbero creato un numero pari di nuovi posti di lavoro per i giovani, con un turnover di uno a uno (un lavoratore in uscita e uno in entrata).

Come abbiamo verificato, “quota 100” non ha funzionato come previsto. Ad oggi, studi della Corte dei Conti, di Banca d'Italia e dell'Osservatorio dei Consulenti del lavoro hanno stimato il tasso di sostituzione a meno di un lavoratore su due. Molto lontani quindi da quel tasso di sostituzione del cento per cento che aveva promesso Matteo Salvini durante la sua esperienza di governo.

Il verdetto

Il 10 novembre la deputata del Pd Alessia Rotta ha scritto che 7.225 medici sono stati prepensionati per effetto di “quota 100”, una misura «fortemente voluta dalla Lega».

La deputata del Pd cita una cifra corretta: nel 2019 ci sono stati 7.225 prepensionamenti con “quota 100” all'interno delle aziende e degli enti sanitari. Il numero si riferisce però a tutti i dipendenti, non solo ai medici, su cui non è fornito separatamente un dato.

In conclusione Rotta si merita un “C’eri quasi”.

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