Matteo Salvini

Turismo: la Francia ha investito sei volte i soldi dell’Italia?

«La Francia ha investito per le aziende e i lavoratori del turismo 18 miliardi di euro. In Italia siamo fermi a 3» (min. 16:48)

Pubblicato: 01 giu 2020
Data origine: 31 mag 2020
Macroarea economia

Il 31 maggio, ospite a Non è l’Arena su La7, il leader della Lega Matteo Salvini ha criticato (min. 16:48) le misure prese finora dal governo per sostenere il settore del turismo, facendo un confronto con la Francia.

Secondo Salvini, quest’ultima «ha investito per le aziende e i lavoratori del turismo 18 miliardi di euro», mentre in Italia saremmo «fermi a 3» miliardi.

Il 26 maggio, ospite a Fuori dal coro su Rete4, l’ex ministro dell’Interno aveva rilasciato (min. 34:55) una dichiarazione sul tema leggermente diversa, ma con cifre simili, dicendo che «la Francia ha erogato 18 miliardi di euro a fondo perduto al settore turismo. L'Italia 1,8 miliardi».

Sono cifre corrette o no? Abbiamo verificato e Salvini confronta due cose un po’ diverse tra loro.

Che cosa si è fatto in Italia

Partiamo con i soldi che l’Italia ha dedicato al turismo durante l’emergenza coronavirus, analizzando innanzitutto le misure contenute nel decreto “Rilancio” (n. 34 del 19 maggio 2020), che al 1° giugno è all’esame della Camera.

Il “Pacchetto turismo” del decreto “Rilancio”

Il decreto “Rilancio” ha introdotto (art. 176-182) alcuni interventi dedicati esclusivamente al settore del turismo, quelli che il Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo ha ribattezzato “Pacchetto turismo”.

La misura più consistente è la cosiddetta “tax credit vacanze” (art. 176). Dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 le famiglie con un reddito Isee non superiore a 40 mila euro potranno beneficiare di un credito d’imposta fino a un massimo di 500 euro se decideranno di fare le vacanze in Italia, usufruendo dei servizi delle imprese turistico ricettive del nostro Paese.

In sostanza stiamo parlando di un bonus con un costo stimato per le casse dello Stato di circa 1,7 miliardi di euro nel 2020 e di oltre 730 milioni di euro nel 2021.

È stato poi abolito (art. 177) il pagamento della prima rata dell’Imu (l’imposta municipale sugli immobili) per gli stabilimenti balneari e termali, e per le strutture turistiche, come alberghi, villaggi turistici, agriturismi e bed & breakfast. Le perdite dei comuni saranno compensate con un fondo da circa 75 milioni di euro.

Gli articoli 178 e 179 del decreto “Rilancio” hanno invece stanziato per il 2020 rispettivamente 50 milioni di euro e 20 milioni di euro per la creazione di due fondi: il primo ha l’obiettivo di sostenere il settore del turismo attraverso operazioni di mercato, il secondo punta invece a promuovere la ripresa dei flussi turistici in ambito nazionale.

Il decreto “Rilancio” ha istituito anche un fondo da 100 milioni di euro che servirà (art. 180) a compensare parzialmente le perdite dei comuni per quanto riguarda la mancata riscossione della tassa di soggiorno, mentre dal 1° maggio al 31 ottobre 2020 bar e ristoranti sono esentati (art. 181) dal pagamento delle tasse per l’occupazione di suolo pubblico. Questa misura, spiega un dossier del Parlamento, è stata pensata proprio per «favorire la ripresa delle attività turistiche». Anche in questo caso le perdite erariali per i comuni saranno compensate con un fondo da 127,5 milioni di euro. Infine, sono stati stanziati (art. 182) anche 25 milioni di euro per sostenere le agenzie di viaggio e i tour operator colpiti dalla crisi economica.

Ricapitolando: se sommiamo le misure del decreto “Rilancio” espressamente dedicate al settore del turismo, otteniamo un impiego da parte dello Stato di oltre 2,8 miliardi di euro, una cifra vicina ai 3 miliardi di euro indicati da Salvini.

Vanno fatte però almeno due precisazioni.

Da un lato, stiamo parlando di provvedimenti contenuti in un decreto ora all’esame del Parlamento: potranno esserci modifiche e alcune misure richiedono a loro volta dei decreti attuativi per entrare definitivamente in vigore.

Dall’altro lato, gli interventi elencati sono quelli che direttamente aiutano lavoratori e imprese nel settore turistico, ma ce ne sono molti altri – più generali – che riguardano più ambiti e vanno nella stessa direzione di sostegno al settore, e per i quali è più difficile fare una quantificazione in termini di risorse. Vediamone alcuni.

Altre misure

Il decreto “Rilancio”, per esempio, ha esteso (art. 84) anche ad aprile il “bonus 600 euro” – un’indennità prevista dal decreto “Cura Italia” per marzo 2020 – di cui possono beneficiare anche i lavoratori dipendenti stagionali nel settore del turismo. In base a determinate condizioni, il bonus sale a 1.000 euro per il mese di maggio.

Discorso analogo vale (art. 28) per il “bonus affitti”, un credito d’imposta fino al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, di cui beneficiano, per esempio, anche le strutture alberghiere.

Il decreto “Liquidità” (n. 23 dell’8 aprile 2020, ora all’esame del Senato) ha invece introdotto alcune agevolazioni per le imprese in generale, tra cui quelle attive in ambito turistico.

Per esempio, l’articolo 18 ha sospeso il pagamento di alcuni versamenti tributari e contributivi per gli operatori economici che hanno subito una diminuzione del fatturato rispetto al periodo d’imposta precedente, mentre l’articolo 13 ha potenziato il Fondo di garanzia per le piccole-medie imprese, che potrà aiutare quelle impegnate nel settore turistico a ottenere più facilmente maggiore liquidità (con una garanzia da parte dello Stato che può arrivare fino al 100 per cento per prestiti fino a 30 mila euro).

Sempre il decreto “Liquidità” ha stabilito (art. 24) che le imprese con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni di euro non sono tenute al versamento del saldo dell’Irap dovuta per il 2019 né della prima rata dell’acconto dell’Irap dovuta per il 2020.

Come abbiamo già anticipato, in questo caso è molto difficile quantificare una cifra precisa di risorse destinate al solo turismo – si pensi per esempio anche ai provvedimenti relativi alla Cassa integrazione – dal momento che si tratta di provvedimenti più di ampia portata.

Sono comunque interventi che vanno aggiunti ai 2,8 miliardi di euro visti sopra.

E in Francia? Da dove viene la cifra di «18 miliardi» citata da Salvini?

Il sostegno della Francia al turismo

Il 14 maggio il primo ministro francese Édouard Philippe ha annunciato dall’Hôtel de Matignon (la sua residenza ufficiale a Parigi) un intervento dello Stato di «18 miliardi di euro» per sostenere il settore del turismo. L’annuncio è arrivato in seguito al quinto incontro del Comitato interministeriale del turismo (Comité interministériel du Tourisme), un’organizzazione che riunisce diverse realtà del settore, dai sindacati alle imprese turistiche, passando per alcuni membri del governo.

A prima vista, stiamo parlando di una cifra sei volte maggiore rispetto al “Pacchetto turismo” contenuto nel decreto “Rilancio” italiano (se non contiamo le altre misure messe in campo dal governo del nostro Paese per aiutare le imprese in generale).

Ma di quali provvedimenti stiamo parlando per arrivare alla cifra di «18 miliardi»? Le misure annunciate da Philippe nel suo discorso sono descritte più nel dettaglio in un dossier destinato alla stampa, dove però non si fa mai menzione dei «18 miliardi».

Possiamo però dire che le voci d’intervento elencate da Philippe, sommate tra loro, arrivano più o meno a formare la cifra appena indicata, ma come vedremo alcune misure sono di natura molto diversa rispetto a quelle del “Pacchetto turismo” italiano.

Come prima cosa, Philippe ha parlato di «6,2 miliardi» di euro di prestiti garantiti dallo Stato già concessi a oltre 50 mila aziende attive nel settore turistico. Non stiamo parlando di soldi a fondo perduto o prestiti dello Stato, ma di garanzie, che tra l’altro fanno parte di un programma più ampio, pensato per l’emergenza coronavirus e valido per tutte le aziende francesi (che secondo il governo francese, in totale, dovrebbe poter mobilitare circa 300 miliardi di euro di prestiti fatti da banche private).

Il primo ministro francese ha poi annunciato che le imprese turistiche non dovranno pagare i contributi previdenziali ai propri dipendenti per i mesi tra marzo e giugno, mentre sarà aggiunto anche un credito contributivo pari al 20 per cento dei salari pagati a partire da febbraio. «Questi contributi ridotti rappresentano oltre 2 miliardi di euro di aiuti diretti al settore», ha annunciato Philippe.

Sono stati poi annunciati 3 miliardi di euro di investimenti, mobilitati anche attraverso la Caisse des Dépôts (un ente simile alla nostra Cassa depositi e prestiti), che secondo i calcoli del governo potranno avere un effetto da oltre 8,3 miliardi di euro.

Sommando le voci viste finora, stiamo parlando, nel complesso, di circa 16,5 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti altri interventi elencati da Philippe – come l’estensione della Cassa integrazione, per cui mancano cifre precise circa le risorse – che secondo il governo portano la cifra ai «18 miliardi» citati prima.

Come abbiamo visto, però, è improprio paragonare questi soldi ai 2,8 miliardi di euro del “Pacchetto turismo” previsto dal decreto “Rilancio”. La somma francese, infatti, tiene conto anche dei prestiti garantiti dallo Stato e si basa anche su stime relative agli effetti generati dagli investimenti.

Inoltre, come ci hanno spiegato i nostri colleghi francesi del progetto di fact-checking CheckNews di Liberation e della sezione di fact-checking Les Décodeurs di Le Monde, è necessario sottolineare come l’annuncio del piano da «18 miliardi» del governo francese sia arrivato prima della ripartenza vera e propria del turismo nel Paese. Quindi, se è vero che un parte delle risorse riguarda misure già messe in campo (come le garanzie statali), un’altra parte è stata appena annunciata e deve ancora concretamente vedere la luce. Cosa diversa per il “Pacchetto turismo”, che invece è contenuto in un decreto ora all’esame del Parlamento italiano.

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, «la Francia ha investito per le aziende e i lavoratori del turismo 18 miliardi di euro», mentre l’Italia solo 3 miliardi. Abbiamo verificato e il leader della Lega confronta tra loro numeri non del tutto comparabili.

Per quanto riguarda l’Italia, è vero che nel decreto “Rilancio” è contenuto un “Pacchetto turismo” che prevede interventi per circa 2,8 miliardi di euro, a cui vanno aggiunte tutte quelle misure non pensate direttamente per il settore turistico, ma di cui possono beneficiare sia lavoratori (si pensi al “bonus 600 euro”) che aziende (si pensi, per esempio, ai prestiti garantiti dallo Stato) del settore.

Dall’altro lato, è vero che il 14 maggio il governo francese ha annunciato un piano per il turismo per un valore complessivo da «18 miliardi di euro», ma questa cifra comprende sia interventi già implementati che interventi solamente annunciati, appartenenti ad ambiti più ampi rispetto a quelli che compongono i circa 3 miliardi di euro italiani.

Nei 18 miliardi di euro francesi, infatti, ci sono – oltre a contributi diretti dello Stato – sia i prestiti garantiti dallo Stato (che non sono risorse direttamente impiegate dalle casse francesi) sia stime sugli effetti generati da investimenti.

In sostanza, i «3 miliardi» dell’Italia e i «18 miliardi» della Francia hanno un riferimento comune al turismo, ma conteggiano cose in parte diverse tra loro.

Salvini dunque si merita un “Nì”.

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