Matteo Renzi

Renzi e fattura elettronica: bene, ma non benissimo

«La procedura di infrazione europea è stata salvata grazie alla nostra fatturazione elettronica»

Pubblicato: 30 ago 2019
Data origine: 30 ago 2019
Macroarea economia

Il 30 agosto, l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi ha detto in un’intervista al Messaggero che «la procedura di infrazione europea è stata salvata grazie alla nostra fatturazione elettronica».

Ma è davvero così? Abbiamo verificato e le cose non stanno come dice Renzi.

Che cos’è la fatturazione elettronica

La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione e trasmissione delle fatture, pensato, tra le altre cose, per contrastare l’evasione fiscale.

Per esempio, l’utilizzo di questo strumento – come ha sottolineato la Commissione europea in una raccomandazione all’Italia del 2017 – permetterà una maggiore tracciabilità dei pagamenti, in un Paese come l’Italia dove pagamenti elettronici ed evasione dell’Iva sono rispettivamente minori e maggiori rispetto alla media Ue.

La legge di bilancio per il 2018 – approvata a dicembre 2017 dall’allora governo Gentiloni (Pd) – ha introdotto l’obbligo, dal 1° gennaio 2019, di emettere soltanto fatture elettroniche, con poche eccezioni.

«In caso di violazione dell'obbligo di fatturazione elettronica – spiega un approfondimento della Camera di luglio 2019 – la fattura si considera non emessa e sono previste sanzioni pecuniarie».

La manovra correttiva di Lega e M5s

Ma qual è stato il contributo di questa nuova norma per bloccare la procedura d’infrazione europea, annunciata il 5 giugno 2019 dalla Commissione europea?

Come abbiamo spiegato in un precedente fact-checking, secondo Bruxelles le politiche del governo Conte, basate su stime di crescita troppo ottimistiche, avevano peggiorato nei primi mesi di quest’anno il rapporto debito/Pil previsto per il 2019 e i due anni successivi.

Per scongiurare l’avvio della procedura d’infrazione, l’Ue aveva chiesto all’Italia di prendere provvedimenti per ridurre il deficit previsto per il 2019. Cosa che è avvenuta il 1° luglio 2019, quando il Consiglio dei ministri ha approvato due provvedimenti, convincendo due giorni dopo l’Ue a non avviare la procedura per disavanzo eccessivo.

Il primo provvedimento del governo Lega-M5s è stato il disegno di legge sull’assestamento di bilancio per il 2019, che come spiega il Ministero dell’Economia ha un valore pari a circa 6,1 miliardi di euro, frutto della differenza tra maggiori entrate ottenute in questi primi mesi dell’anno e minori spese.

Il 23 luglio 2019, il testo è stato approvato al Senato e al 30 agosto 2019 è alla Camera, dove non è ancora stato preso in esame.

Tra le maggiori entrate tenute in considerazione dal ddl, circa 2,9 miliardi di euro si sono ottenuti grazie a maggiori entrate tributarie. Tra queste ultime, alcune sono una tantum, come la chiusura del contenzioso tra lo Stato e il gruppo Kering – che ha portato nelle casse dell’erario circa 1,25 miliardi di euro – altre più strutturali, come i maggiori ricavi ottenuti grazie alla fatturazione elettronica.

Nei primi sei mesi del 2019, le entrate per l’Iva sono aumentate di circa 2 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Qui si è sentito, con ogni probabilità, anche l’effetto di una misura come la fatturazione elettronica, come è stato notato dalla stampa.

Il contributo della fatturazione elettronica (e di altri strumenti come lo split payment) nel miglioramento nei conti pubblici è stato ribadito anche da Fabrizia Pecorella, direttrice generale delle Finanze, in un’audizione congiunta al Parlamento del 16 luglio 2019.

Come abbiamo spiegato in un precedente fact-checking, tra le altre maggiori entrate che hanno permesso di ridurre il deficit previsto per il 2019 vanno però anche contati 600 milioni di maggiori entrate contributive, e oltre 2 miliardi e 740 milioni di euro di utili e dividendi che lo Stato ha recuperato da Cassa depositi e prestiti, Banca d’Italia e altre partecipate.

Il secondo provvedimento della cosiddetta “manovra correttiva” è stato invece un decreto-legge «recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica». Con questo testo, il governo si è impegnato a usare gli 1,5 miliardi di euro non spesi per il reddito di cittadinanza e “quota 100” per ridurre il deficit di bilancio.

Tiriamo le somme

Questo decreto “Salva-conti” e il disegno di legge di assestamento di bilancio hanno, messi insieme, un valore complessivo di circa 7,6 miliardi di euro (lo 0,4 per cento del Pil).

Ma come abbiamo visto il ruolo della fatturazione elettronica non è bastato, da solo, per evitare l’infrazione Ue. Lo strumento – diventato obbligatorio dal 1° gennaio 2019 – ha contribuito probabilmente per circa un quarto alla somma totale con cui Lega e M5s hanno assecondato le richieste europee.

Il verdetto

Secondo Matteo Renzi, la procedura d’infrazione Ue è stata evitata a inizio luglio grazie alla fatturazione elettronica introdotta dal Partito democratico a fine 2017. L’ex presidente del Consiglio esagera però i meriti del governo Gentiloni.

È vero: le maggiori entrate previste dall’assestamento di bilancio del governo Lega-M5s sono in parte dovute ai ricavi della fatturazione elettronica, ma questi ultimi non coprono l’intera cifra di 7,6 miliardi di euro di manovra correttiva.

In questo numero vanno contati anche le minori spese per reddito di cittadinanza e “quota 100”, interventi anti-evasione una tantum, maggiori entrate contributive e utili e dividendi recuperati dallo Stato dalle partecipate.

In conclusione, Renzi si merita un “Nì”.

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