Pier Carlo Padoan

Padoan ha (quasi) ragione su 80 euro e consumi

«Il tanto vituperato provvedimento degli 80 euro è servito proprio a sostenere la domanda interna e i consumi delle famiglie meno abbienti in un periodo in cui, non dimentichiamocelo, l’Italia ha attraversato la recessione più profonda dal tempo dell’unificazione, in tempo di pace». (min. 24’ 50’’)

Pubblicato: 29 mar 2019
Data origine: 26 mar 2019
Macroarea economia

Il 26 marzo, durante un’intervista rilasciata a Radio anch’io (Rai Radio1), l’ex ministro Piercarlo Padoan ha parlato del bonus degli 80 euro introdotto dal governo Renzi.

Secondo l’attuale deputato del Partito democratico, la misura avrebbe aiutato a sostenere la domanda interna e i consumi delle famiglie meno agiate. Inoltre, questo aiuto economico sarebbe giunto nel corso della peggiore recessione che l’Italia ha affrontato dall’Unità (escluse le due guerre mondiali).

Ma gli 80 euro hanno avuto un effetto positivo sui consumi delle famiglie? E questa misura è davvero intervenuta in uno dei periodi più bui dell’economia italiana? Siamo andati a verificare.

Gli 80 euro di Renzi

Il bonus degli 80 euro è stato introdotto con il decreto legge 66/2014, dando ai lavoratori dipendenti la possibilità di ottenere (a partire da maggio 2014) un credito Irpef pari a 80 euro al mese (per un massimo di 640 euro). Questa misura è stata poi confermata a partire dalla legge di Stabilità del 2015, e per gli anni successivi, per un massimo di 960 euro annuali.

I beneficiari, secondo i dati condivisi il 28 marzo 2019 dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e relativi al 2017, sono stati circa 12,2 milioni. Di questi, 1,8 milioni hanno restituito in tutto o in parte la cifra in seguito alla dichiarazione dei redditi.

L’effetto sui consumi

Tanto la misura di per sé quanto la sua efficacia sono state spesso messe in discussione, negli ultimi anni. Il punto centrale riguarda quanta parte degli 80 euro si siano tradotti in maggiori consumi da parte delle famiglie. Nell’agosto 2017, il professor Giuseppe Marotta su lavoce.info scrisse che gli studi davano risultati molto diversi: secondo alcuni, questa traduzione in maggiori consumi era stata nulla, mentre secondo altri era stata totale.

Un effetto intermedio sui consumi viene invece riportato in un studio realizzato dalla Banca Centrale Europea nel 2017 (ma relativo al 2014): il titolo è Household spending out of a tax rebate: Italian “€80 tax bonus”. Emerge come le famiglie italiane avrebbero aumentato di 20 euro la loro spesa mensile per il cibo e di 30 euro quella per i trasporti. In generale, il bonus sarebbe stato speso nel 2014 per il 50-60 per cento del totale.

Lo studio specifica, però, come il campione di famiglie analizzate è in alcune circostanze troppo piccolo per trarre conclusioni definitive. In altre parole, l’effetto sui consumi potrebbe anche essere stato statisticamente non significativo. Nonostante queste limitazioni, lo studio Bce stima un impatto sui consumi delle famiglie pari a 3,5 miliardi di euro. Questa cifra costituirebbe il 40 per cento dell’incremento totale della domanda interna avvenuto nel 2014.

L’effetto positivo degli 80 euro sui consumi non è insomma un dato condiviso da tutti gli economisti. Rimane infatti ancora incertezza sull’efficacia dello stimolo economico introdotto dal governo Renzi. Parte di questa incertezza legata al fatto che non esistano studi che abbiano analizzato gli effetti della misura una volta che questa ha raggiunto carattere strutturale (e, quindi, in anni successivi al 2014).

Le recessioni dell’economia italiana

Padoan accosta l’gli 80 euro al fatto che questi siano arrivati in un periodo di grande difficoltà economica. La crisi iniziata nel 2007-2008 è in effetti la più grave nella storia repubblicana. Prendendo in considerazione un anno di riferimento e ricalcolando i prezzi come se fossero rimasti invariati (prezzi concatenati), emerge come tra il 2007 e il 2013 sia stata registrata una variazione in negativo del Pil reale dell’8,7 per cento.

Nelle due fasi recessive precedenti a quella del 2007-2008 (1974-1975 e 1992-1993) le contrazioni erano state più modeste, attestandosi rispettivamente al 3,8 per cento per cento e all’1,9 per cento.

Per quanto riguarda, poi, le stime del Pil durante il Regno d’Italia, uno studio dalla Banca d’Italia conferma quanto detto da Padoan.

Infatti, se escludiamo le due guerre mondiali, la crisi del 2008 è stata la più grave dall’Unità d’Italia ad oggi. Quella del 1929 è la seconda più grave della storia italiana e portò a una riduzione del Pil reale dal 1929 al 1934 del 5,05 per cento.

Pier Carlo Padoan ha quindi ragione quando afferma che gli 80 euro sono stati introdotti nel periodo della più profonda recessione dall’Unità d’Italia. Il 2013 è l’anno nel quale la crisi ha raggiunto il suo apice, e i suoi effetti hanno continuato a farsi sentire anche nel 2014 (anno di introduzione degli 80 euro).

Il verdetto

L’ex ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha dichiarato che il bonus degli 80 euro introdotto dal governo Renzi è risultato positivo per la domanda interna e per i consumi delle famiglie meno agiate. La misura sarebbe inoltre intervenuta nel momento più buio della storia dell’economia italiana (se si escludono le recessioni dei due conflitti mondiali).

Da una parte, l’effetto sui consumi degli 80 euro non è accettato in maniera indiscussa da parte di tutti gli economisti. Sarebbero necessari ulteriori studi per valutare il reale impatto di questa misura sui consumi delle famiglie italiane.

Dall’altra parte, Padoan ha ragione quando afferma che gli 80 euro sono stati introdotti nel periodo più buio di sempre per l’economia italiana. Se si escludono gli anni dei due conflitti mondiali, la diminuzione del Pil reale tra il 2007 e il 2013 (-8,65 per cento) supera anche quella del 1929 (-5,05). L’introduzione degli 80 euro coincide, quindi, effettivamente con il periodo di recessione più profondo dall’Unità d’Italia.

Piercarlo Padoan merita un “C’eri quasi”.

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