Antonio Tajani

Prestiti e pressione fiscale per le imprese: le cose sono peggiorate?

«Da maggio i costi dei prestiti alle imprese sono saliti del 50%; la pressione fiscale complessiva è arrivata al 64%, contro la media europea del 40... Questo governo sta uccidendo le imprese».

Pubblicato: 06 dic 2018
Data origine: 03 dic 2018
Macroarea economia

Durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (qui ripresa da Yahoo Notizie), il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (Forza Italia) ha lanciato un allarme relativo allo stato dell’economia italiana.

A detta dell’esponente forzista, gli imprenditori avrebbero visto aumentare del 50% il costo per ricevere prestiti e la pressione fiscale complessiva sarebbe arrivata a 64 punti percentuali, contro i 40 della media europea.

Verifichiamo.

Il tasso dei prestiti per le imprese

La Banca d’Italia registra che nel terzo trimestre del 2018 i prestiti richiesti dalle imprese sono continuati a crescere grazie ai bassi tassi di interesse (vedi il grafico sotto). Allo stesso tempo, le banche hanno aumentato l’offerta di prestiti tramite un allentamento dei criteri per la loro concessione. Un trend che gli intermediari si aspettano prosegua anche nel quarto trimestre dell’anno in corso.

Grafico 1: Espansione vs contrazione della domanda di prestiti da parte delle imprese (valori sopra la soglia dello zero indicano un’espansione rispetto al trimestre precedente) – Fonte: Banca d’Italia

Ancora secondo dati della Banca d’Italia - questa volta rielaborati da l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) - il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese ad ottobre (ultimo dato disponibile) era pari all’1,6 per cento, in aumento di 0,15 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Dato che a maggio il tasso si attestava all’1,5 per cento, l’incremento rispetto a quel mese è pari a solamente a 6,7 punti percentuali e non al 50 per cento, come invece affermato dal vicepresidente di Forza Italia.

La pressione fiscale italiana e quella europea

L’Istat definisce la pressione fiscale [1], di cui abbiamo già parlato in alcune precedenti analisi, come il rapporto tra l’ammontare delle imposte (dirette, indirette e in conto capitale) e dei contributi sociali (effettivi e figurativi), da un lato, e il Pil dall’altro.

Secondo i dati Eurostat, nel 2017 la pressione fiscale italiana era pari al 42,4 per cento del Prodotto interno lordo del nostro Paese. Sebbene ci trovassimo in sesta posizione, la pressione fiscale era solamente di 2,2 punti percentuali maggiore rispetto alla media europea (40,2 per cento), e di quasi 22 punti minore a quanto riportato dal Presidente del Parlamento Europeo.

Il Total Tax Rate

Un indicatore che avrebbe confermato la dichiarazione di Tajani, ma solo in passato, è il Total tax rate.

Questo strumento viene utilizzato dalla Banca Mondiale per calcolare la percentuale di tasse e contributi gravanti sui profitti commerciali delle imprese per finanziare la spesa pubblica dello Stato.

Nel 2015, il suo valore si attestava effettivamente in Italia al 64,8 per cento. Ma negli anni successivi è calato: la Banca Mondiale riporta che nel 2017 - ultimo anno disponibile - questo rapporto è calato al 48 per cento. Quasi 17 punti in meno rispetto al 2015, per effetto degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni approvati dal governo precedente.

In breve: se anche Tajani facesse riferimento a questo indicatore, i dati più recenti non arrivano a coprire gli ultimi mesi. Non si possono quindi trarre conclusioni sugli effetti dell’attuale governo sul Total tax rate.

Il verdetto

Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha dichiarato che, da maggio gli imprenditori avrebbero visto aumentare del 50 per cento il costo dei prestiti per le loro imprese. A questo si aggiungerebbe una pressione fiscale complessiva che avrebbe raggiunto quota 64 punti percentuali. Ben 24 punti in più della media europea, che si attesterebbe invece al 40 per cento.

Sia la notizia dell’aumento dei prestiti richiesti dalle imprese sia il valore del tasso medio di prestito sulle nuove operazioni riportati dalla Banca d’Italia sembrano smentire la dichiarazione del vicepresidente di Forza Italia. Se è pur vero che c'è stato negli ultimi mesi un incremento nel tasso a cui le banche prestano fondi alle imprese, l’aumento citato da Tajani è abbondantemente fuori misura. Da maggio a ottobre, infatti, il valore di questo tasso è aumentato del 6,7 per cento e non del 50.

In aggiunta, i dati Eurostat sulla pressione fiscale non riportano valori del 64 per cento, bensì del 42,4 per il 2017. Infine, sebbene il rapporto tra tasse e contributi pagati sui profitti dalle imprese italiane - secondo un diverso indicatore utilizzato dalla Banca Mondiale - fosse nel 2015 effettivamente pari al 64,8 per cento del totale, gli ultimi dati disponibili, che comunque non riguardano il periodo in cui è stato in carica il governo Conte, lo davano in discesa a 48 punti percentuali.

Per Tajani è quindi un “Pinocchio andante”.


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Pinocchio andante
«Da maggio i costi dei prestiti alle imprese sono saliti del 50%; la pressione fiscale complessiva è arrivata al 64%, contro la media europea del 40... Questo governo sta uccidendo le imprese».
Corriere della Sera
lunedì 3 dicembre 2018
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