Alessandro Di Battista  -  Fiducia sulla legge elettorale: tutti i precedenti

«Chi altro aveva messo la fiducia sulla legge elettorale, nella storia? Mussolini sulla legge Acerbo, De Gasperi sulla cosiddetta “legge truffa” e Renzi sulla legge Italicum bocciata dalla Corte Costituzionale»
  istituzioni | Pubblicato:11.10.2017 | Origine:11.10.2017 | Fonte dichiarazione

La decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla nuova legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum bis” ha causato proteste molto forti da parte delle opposizioni. Tra i critici più convinti, ci sono gli esponenti del Movimento 5 Stelle. Ospite della trasmissione Circo Massimo su Radio Capital, Alessandro Di Battista ha definito la fiducia “un atto eversivo” e ricordato che i tre precedenti riguardano Mussolini, una legge passata alla storia come “legge truffa” e l’Italicum, bocciato dalla Corte Costituzionale.

Déjà vu

Se vi suona come un déjà vu, avete ragione: già due anni fa era successo qualcosa di molto simile. Nell’aprile del 2015 - durante il governo Renzi - la precedente legge elettorale approvata dal Parlamento, l’Italicum, passò facendo ricorso al voto di fiducia (in tre votazioni alla Camera: qui, qui e qui).

Le dichiarazioni, allora, furono quasi le stesse che si sentono in queste ore. I deputati di SEL ricordarono il precedente della “legge Acerbo” del 1923 e lanciarono crisantemi nell’aula di Montecitorio per denunciare “il funerale della democrazia”.

Negli stessi giorni, Salvini disse che “i precedenti ritornano al ventennio e alla legge Acerbo, per una legge elettorale imposta a colpi di bastone”. Luigi Di Maio dichiarò che “l’ultima volta che si è messa la fiducia sulla legge elettorale lo ha fatto Mussolini e poi mai più”.

Vediamo di ricostruire la storia delle leggi elettorali italiane, e in quali casi si è fatto ricorso al voto di fiducia per approvarle.

La Prima Repubblica non si scorda mai

La prima cosa da dire è che le nuove leggi elettorali, per parecchi decenni, sono state cosa rara. Nell’Italia repubblicana, il sistema elettorale è rimasto lo stesso per quasi cinquant’anni, tra il 1946 e il 1993, con una breve parentesi su cui torneremo più avanti.

Quello rimasto in vigore per gran parte della Prima Repubblica era un sistema proporzionale e non ebbe cambiamenti di sostanza per molti anni. Dalla fine degli anni Novanta, invece, la legge è cambiata parecchie volte, distanziando l’Italia da molti grandi Paesi europei.

Nel Regno Unito, forse il caso più estremo, la legge elettorale è più o meno rimasta la stessa dal 1885, anche se negli ultimi tempi si è discusso molto se cambiarla. Un referendum per passare a un altro sistema vide la vittoria del “No” con circa due terzi dei voti. In Germania, la legge elettorale risale al 1949, con poche modifiche, mentre in Spagna la legge attuale non ha subito cambiamenti di sostanza dal 1985.

Porcellum, Mattarellum e così via

Dopo i referendum del 1993 promossi da Mario Segni e dai Radicali, quando gli italiani espressero a grande maggioranza la propria preferenza per un sistema maggioritario, il sistema elettorale fu aggiornato dal cosiddetto Mattarellum, un maggioritario misto in cui un quarto dei parlamentari veniva comunque eletto col proporzionale e i tre quarti restanti in collegi uninominali.

Questa legge elettorale fu poi soppiantata nel dicembre 2005 dal cosiddetto "Porcellum", un proporzionale con premio di maggioranza. Con il Porcellum si sono svolte tutte le ultime elezioni: 2006, 2008 e 2013. Nel 2014 la Corte Costituzionale lo ha fortemente censurato, lasciando in vita un sistema - noto come "Consultellum" - proporzionale senza premi di maggioranza.

Nel 2015, come detto, il Parlamento approvò l'Italicum: un sistema elettorale valido per la sola Camera, nella prospettiva che il Senato fosse abolito come organo eletto direttamente dai cittadini dalla riforma costituzionale poi naufragata a dicembre 2016.

Anche tale legge fu censurata dalla Corte Costituzionale, in particolare il meccanismo del ballottaggio tra le due forze maggiori che non avessero superato la soglia del 40% e la libertà di opzione per i capilista bloccati eletti in più collegi.

Così ci troviamo oggi - in attesa che il Parlamento voti il Rosatellum bis, un mix di proporzionale per i due terzi e maggioritario per un terzo - con il Consultellum per il Senato e l'Italicum emendato per la Camera. Un sistema noto anche come "Legalicum", la cui disomogeneità è stata criticata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

I precedenti ricorsi alla fiducia sulla legge elettorale

E veniamo dunque ai casi in cui una nuova legge elettorale è stata approvata con un voto di fiducia.

La legge Acerbo

Il primo caso, come detto, fu quello della legge Acerbo nel 1923. Appena un anno dopo “la marcia su Roma” e il celebre discorso di Mussolini sulla possibilità per lui di trasformare il Parlamento in un “bivacco di manipoli”, il dittatore fascista impose al Parlamento con voto di fiducia un nuovo sistema elettorale.

In base ad esso, due terzi dei seggi parlamentari andavano alla lista che avesse ottenuto la maggioranza relativa, purché superiore al 25%.

La legge Acerbo passò anche con i voti di parte dell'opposizione (in particolare liberali, esponenti della destra come Salandra, e alcuni dissidenti del Partito Popolare), ma fu votata in un clima di forte intimidazione, con le camicie nere accampate di fronte alla Camera. Per le sue caratteristiche antidemocratiche, fu definita dal socialista Filippo Turati “la marcia su Roma in Parlamento”.

La sua approvazione risultò comunque ininfluente, in quanto il “Listone Nazionale” promosso da Mussolini - un'alleanza elettorale contro il “pericolo rosso” tra il partito delle camicie nere e “tutti quegli uomini del popolarismo, del liberalismo e delle frazioni della democrazia sociale, disposti a collaborare con una maggioranza fascista” - ottenne alle successive elezioni del 6 aprile 1924 il 64,9% dei voti.

La "legge truffa"

Il secondo caso è quella breve parentesi nella Prima Repubblica a cui si accennava prima.

Il governo De Gasperi nel 1953 fece passare con il voto di fiducia quella che è passata ai posteri come "legge truffa" (secondo alcuni, ingiustamente). Era una legge che introduceva un premio di maggioranza al partito o coalizione che otteneva il 50% + uno dei voti. Tale partito/coalizione avrebbe ottenuto il 65% dei seggi parlamentari. In quel caso, De Gasperi chiese ed ottenne la fiducia sia alla Camera che al Senato.

La memoria di premi di maggioranza usati per insediare regimi dittatoriali era fresca e le opposizioni insorsero. In quella circostanza però, la coalizione di maggioranza (Dc-Pli-Pri-Psdi) sfiorò ma non raggiunse il 50% dei voti e la legge fu abrogata prima delle successive elezioni con la legge 615 del 31/7/54.

L'Italicum

Il terzo caso è quello dei già citati tre voti di fiducia sull'Italicum, chiesti dal governo Renzi nel 2015, che scatenarono appunto le reazioni furiose delle opposizioni. Il nuovo sistema elettorale riguarda la sola Camera, in quanto si immaginava di abolire il Senato come organo elettivo con la riforma costituzionale poi bocciata a dicembre 2016.

In particolare si prevedeva un premio di maggioranza del 55% dei seggi per il partito che avesse ottenuto più del 40% dei voti, o per quello che - in un ballottaggio da tenersi in un secondo momento - avesse qui ottenuto il 50%+1 dei voti. Come già detto, il meccanismo del ballottaggio fu poi censurato dalla Consulta.

La fiducia sulla legge elettorale? È successa una volta su due

Riassumendo, la fiducia sulla legge elettorale è meno rara di quanto possa sembrare. Contando anche il “Rosatellum bis” e limitandoci all'epoca repubblicana, ben tre volte su sei (legge proporzionale, "legge truffa", Mattarellum, Porcellum, Italicum e Rosatellum bis) l'esecutivo ha posto la fiducia sulla legge elettorale. Non un'eccezione insomma.

Il verdetto

Di Battista ha comunque sostanzialmente ragione a citare i tre precedenti in cui è stata posta la fiducia sulla legge elettorale: la legge Acerbo, la cosiddetta “legge truffa” e l’Italicum. Su quest'ultimo bisogna dire che la Corte Costituzionale ha bocciato solo alcune disposizioni, in particolare su ballottaggio e capilista bloccati, e non l'intera legge. In ogni caso, per il deputato pentastellato il verdetto è un “Vero".

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