Matteo Renzi  -  Berlusconi non ha mai votato il governo Renzi. Anche se...

 
«Non ho mai ricevuto il voto di fiducia da Berlusconi. Lui ha votato Monti, Letta. Il governo Renzi non l'ha mai votato».
  istituzioni | Pubblicato:25.09.2017 | Origine:11.09.2017 | Fonte dichiarazione

Durante la presentazione del suo libro “Avanti”, a Prato, Matteo Renzi ha parlato dei rapporti tra il suo governo e Silvio Berlusconi, definendolo “avversario” che comunque “va rispettato”. Ha anche detto che la sua forza politica non ha mai votato il governo Renzi: è vero? Andiamo a verificare.

Cosa sono i voti di fiducia

La dichiarazione ruota intorno ai voti di fiducia, un tipo di voto parlamentare che discende dall’art. 94 della Costituzione. In esso si stabilisce infatti che “il governo deve avere la fiducia delle due Camere” e che la fiducia è accordata o revocata “mediante mozione motivata e votata per appello nominale”.

La Costituzione non dice di più, ma nei fatti, oggi, la fiducia non viene votata solo quando si insedia il governo. Gli stessi governi possono infatti porre la questione di fiducia anche su particolari leggi e provvedimenti ritenuti importanti, oppure per “verificare” la tenuta della maggioranza in momenti difficili. Ci sono poi le mozioni di sfiducia ai singoli ministri o al governo, presentate naturalmente dall’opposizione. Nel loro uso ampliato, i voti di fiducia sono normati dai regolamenti di Camera (art. 116) e Senato (art. 161).

Forza Italia e i voti di fiducia

Come spiega OpenPolis, l’uso dei voti di fiducia è aumentato negli ultimi anni: gli stessi governi decidono di farvi ricorso anche solo per sveltire l’iter parlamentare e l’approvazione di un provvedimento. Nella legislatura precedente, tra il 2008 e il 2013, ci sono stati ben 96 voti di fiducia.

Renzi sembra fare riferimento soprattutto ai voti di fiducia al momento dell’insediamento dei due governi precedenti il suo, guidati da Mario Monti ed Enrico Letta.

La fiducia a Monti

Il governo Monti ottenne la fiducia del Senato il 17 novembre 2011 con una larghissima maggioranza: 281 favorevoli, 25 contrari e nessun astenuto. L’unico gruppo parlamentare a negare compattamente la fiducia al nuovo governo fu la Lega Nord, a cui appartenevano tutti i senatori che diedero voto contrario. Votarono quindi a favore sia il PD che il Popolo della Libertà, così come le altre forze politiche allora in Parlamento (Italia dei Valori, UDC, i finiani di FLI e così via).

Alla Camera, il giorno successivo, il panorama non cambiò: 556 voti favorevoli, nessun astenuto e 61 contrari. Questi ultimi furono i 59 deputati della Lega Nord, più i due “dissidenti” Alessandra Mussolini (Popolo della Libertà) e Domenico Scilipoti (allora in un gruppo chiamato “Popolo e Territorio”). Votarono per la fiducia a Monti tutte le altre forze politiche esclusa la Lega, quindi compresi il Partito Democratico e l’allora Popolo della Libertà.

La fiducia a Letta

Circa un anno e mezzo più tardi, dopo le elezioni politiche del 2013, fu la volta del governo Letta. L’esecutivo ottenne la fiducia prima alla Camera, il 29 aprile 2013, e poi al Senato il giorno successivo. Nel primo voto, la maggioranza fu molto ampia, senza comunque raggiungere i numeri di Monti: votarono per il governo 453 deputati contro 153 contrari e 17 astenuti. I gruppi contrari furono tre: il Movimento 5 Stelle, SEL e Fratelli d’Italia. La Lega Nord si astenne.

Votarono quindi a favore della fiducia al governo Letta sia i 97 deputati del Popolo della Libertà che i 291 del Partito Democratico, a cui si aggiunsero varie forze politiche minori. Il 30 aprile, al Senato, l’orientamento dei gruppi rimase lo stesso. Il risultato finale fu di 233 favorevoli - tra cui PD e PdL - 59 contrari e 18 astenuti (la Lega Nord).

Verso la fine dell’anno, però, la situazione politica era cambiata: a metà novembre il Popolo della Libertà venne sciolto e rinacque Forza Italia, mentre parte del PdL - quella guidata da Angelino Alfano, allora ministro dell’Interno - decise di continuare a sostenere il governo Letta fondando il Nuovo Centrodestra (NCD). Insomma, se è vero che Berlusconi ha votato il governo Letta, è anche vero che non lo ha votato sempre e fino alla fine: nel voto di fiducia legato alla Finanziaria 2014, ad esempio (26 novembre 2013), Forza Italia fu tra i contrari.

La fiducia a Renzi

Pochi mesi più tardi, sfiduciato Letta, il governo Renzi si presentò davanti al Parlamento per la prima volta. Ottenne la fiducia al Senato il 24 febbraio 2014, con 169 favorevoli e 139 contrari (nessun astenuto). Tra i favorevoli, i 107 deputati del Partito Democratico, varie formazioni minori e soprattutto i 31 del gruppo a cui apparteneva NCD.

La stessa maggioranza, comprensiva di NCD, votò il giorno dopo la fiducia al governo Renzi alla Camera. NCD fa tuttora parte della maggioranza che sostiene il governo Gentiloni. Dunque, se è corretto dire che il partito di Berlusconi non ha votato la fiducia a Renzi, è anche vero che quel governo nacque anche grazie al sostegno di alcuni ex berlusconiani.

Forza Italia non ha mai votato il governo Renzi?

Al di là dei voti al momento dell’insediamento, il governo Renzi ha avuto per un certo periodo un patto politico con Forza Italia, il cosiddetto “patto del Nazareno”: che ha le sue origini addirittura prima della nascita dell’esecutivo Renzi, in un lungo incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi tenutosi nella sede del PD (vicina a via del Nazareno, a Roma) il 18 gennaio 2014.

Renzi era allora segretario del partito e di lì a poco avrebbe preso il posto di Enrico Letta alla guida del governo. L’accordo aveva a che fare con alcuni provvedimenti tra cui soprattutto le riforme costituzionali e la legge elettorale, e durò circa un anno, fino all’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica nel febbraio 2015.

Come si è tradotto questo “patto” nei voti parlamentari?

Durante l’anno circa in cui c’è stata l’intesa politica soprannominata “patto del Nazareno”, Forza Italia ha votato a favore di due provvedimenti che avevano a che fare con l’intesa: il voto finale al Senato sulla legge elettorale denominata “Italicum” (gennaio 2015) e il voto finale sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione (agosto 2014). Tra l’insediamento di Renzi e la fine del “patto del Nazareno”, ad ogni modo, il governo ha posto la fiducia più di venti volte tra Camera e Senato. In quei casi, Forza Italia non ha mai votato con il PD.

Il verdetto

Renzi dice che Berlusconi non ha mai votato la fiducia al suo governo, a differenza di quanto ha fatto nei casi di Letta e Monti. È vero, anche se bisogna tener conto del fatto che la rottura di Forza Italia con Letta avvenne prima della fine di quell’esecutivo.

Non solo: per circa un anno del governo Renzi, un accordo politico ha portato al sostegno di Forza Italia ad alcuni importanti provvedimenti di riforma. Se quindi è vero che, tecnicamente, Forza Italia non ha mai dato voti favorevoli quando era stata posta una questione di fiducia, il partito di Berlusconi ha trovato un accordo e ha votato con il PD, durante il governo Renzi, su alcuni provvedimenti importanti come l’Italicum e la riforma della Costituzione. Forse non avrà mai votato “il” governo Renzi, ma di certo ha votato “con” il governo Renzi. “C’eri quasi” per il segretario del PD.

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