Pubblicato: giovedì 11 marzo 2021
Quanto sono sbilanciate le eredità in Italia

Con la crisi economica causata dal coronavirus l’introduzione di una tassa patrimoniale in Italia è tornata tra i temi del dibattito politico. Lo scorso autunno alcuni parlamentari hanno infatti proposto, senza successo, di introdurre con la legge di Bilancio per il 2021 un’imposta generale sui patrimoni, abolendo l’Imu.

Altri esponenti politici, come il responsabile economico del Pd Emanuele Felice, hanno chiesto di rivedere le tasse italiane sulle successioni, che sono tra le più basse non solo in Europa, ma anche tra i Paesi cosiddetti avanzati (come abbiamo verificato di recente in un nostro fact-checking).

La richiesta di introdurre una patrimoniale e una «buona imposta sulle successioni» è di recente arrivata anche da Giovanni Paglia, ex deputato di Sinistra ecologia libertà, motivandola con un dato. «Il 5 per cento della popolazione italiana riceve il 50 per cento delle eredità totali», ha scritto Paglia il 2 marzo su Twitter, sostenendo che questo causi una forte concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone.

Questa statistica sulle eredità è corretta? Abbiamo verificato e non è semplice dare una risposta precisa a questa domanda, ma alcune evidenze mostrano che effettivamente negli ultimi anni la concentrazione delle eredità nel nostro Paese stia aumentando.

– Leggi anche: Sì, l’Italia ha le tasse sull’eredità tra le più basse al mondo

Qual è la fonte del dato

Innanzitutto, cerchiamo di capire da dove proviene la statistica del tweet di Paglia. È lo stesso ex deputato ad aver chiarito su Twitter la fonte della sua dichiarazione, rispondendo alla domanda di un suo follower e dicendo di aver letto il dato su Il Sole 24 Ore.

In effetti, in un articolo uscito il 22 febbraio 2021 sul quotidiano di Confindustria, si legge che, secondo dati della Banca d’Italia, il 5 per cento delle famiglie in Italia «riceve il 50 per cento delle eredità e delle donazioni». Facciamo subito un paio di precisazioni. Innanzitutto, qui si parla di famiglie, non di popolazione in generale o singoli cittadini, come lascia intendere l’affermazione di Paglia. In secondo luogo, si fa riferimento non solo alle eredità, ma anche alle donazioni.

I dati in questione della Banca d’Italia sono contenuti in uno studio pubblicato a maggio 2008, che ha analizzato il ruolo dei trasferimenti (eredità e donazioni) nell’accumulazione della ricchezza delle famiglie italiane, sulla base di dati aggiornati al 2002 – dunque oggi un po’ datati.

Nello studio si legge che in Italia «il 5 per cento delle famiglie riceve più della metà di tutti i trasferimenti» (la ricerca chiama questo gruppo il «top 5» delle famiglie»). Il gruppo di partenza non è però quello di tutte le famiglie italiane, ma solo di quante hanno ricevuto un trasferimento. Visto che è plausibile che diverse famiglie non ricevano eredità o donazioni, la percentuale sarà quindi persino più ristretta.

Che cosa sappiamo dagli studi più recenti

Abbiamo dunque uno studio di quasi vent’anni fa che in effetti parla di una percentuale molto bassa di famiglie che ricevono oltre metà dei trasferimenti (eredità e donazioni). Esistono statistiche più recenti, magari relative agli individui e non alle famiglie?

«Si tratta di una domanda di non facile risposta, perché in questo caso non ci sono stime dirette: è difficile osservare chi eredita», ha detto a Pagella Politica Salvatore Morelli, economista dell’Università di Roma Tre e direttore del Wealth Project dello Stone Center on Socio-Economic Inequality di New York, un progetto di ricerca sulla disuguaglianza economica.

Un recente working paper di Morelli e di Paolo Acciari, pubblicato a ottobre 2020 dal National bureau of economic research (Nber) statunitense e revisionato a marzo 2021, contiene alcuni dati utili per comprendere le dinamiche relative ai trasferimenti ereditari nel nostro Paese. I numeri sono aggiornati al 2016, fanno riferimento a oltre il 60 per cento di tutti i decessi annuali e provano a quantificare la ricchezza finanziaria e immobiliare, al netto dei debiti, che viene lasciata agli eredi. Per quanto riguarda gli altri decessi, o non c’erano lasciti oppure, non riguardando immobili, avevano un valore piuttosto basso.

«I dati sui lasciti ereditari da parte di chi muore sono sommati, dunque non sappiamo come verranno scomposti», ha sottolineato Morelli, aiutandoci a verificare il «5 per cento» indicato da Paglia. «L’unico modo per passare da questa distribuzione alla distribuzione degli eredi è assumere che ogni persona che muore lasci, per esempio, un’eredità a due persone. In questo caso, il 10 per cento dei più ricchi che lasciano un’eredità genererà il 5 per cento degli eredi più ricchi».

Secondo i dati del working paper, nel 2016 questo 5 per cento deteneva il 45,72 per cento del totale dei lasciti ereditari, una percentuale parecchio vicina al 50 per cento citata da Paglia (che però, come abbiamo visto, prendeva il dato da una statistica diversa).

«Va comunque ricordato che la ricchezza in questione potrebbe essere sottostimata, perché in questo dato non sono considerati aggiustamenti alla ricchezza riportata nelle dichiarazioni fiscali», ha commentato Morelli a Pagella Politica, quindi i dati vanno presi con la dovuta cautela.

Calano le entrate dall’imposta di successione...

La ricerca di Acciari e Morelli ha inoltre rilevato che, mentre il flusso annuale dei trasferimenti di ricchezza in Italia è continuato ad aumentare dal 1995 al 2016, sia in rapporto al reddito nazionale che al reddito disponibile delle famiglie, sono parallelamente scese le entrate del fisco per quanto riguarda l’imposta di successione. In vent’anni circa questa imposta è passata dal pesare per un 0,14 per cento su tutto il gettito fiscale (con una cifra superiore ai 600 milioni di euro) allo 0,06 per cento (circa 400 milioni) (Grafico 1).

Grafico 1. Andamento del gettito dell’imposta di successione in Italia e il suo peso sul gettito fiscale totale – Fonte: Acciari, Morelli, 2020

… e aumenta la concentrazione delle eredità

I dati mostrano inoltre un aumento della concentrazione delle eredità. Nel 1995 tutti i lasciti con un valore superiore a un milione di euro corrispondevano all’1,2 per cento di quelli totali e avevano un valore pari al 18,7 per cento di tutte le eredità. Nel 2016 – ultimo anno disponibile – superava la cifra di un milione di euro il 2,5 per cento di tutti i lasciti, coprendo il 24,8 per cento del totale.

Come ha scritto lo stesso Morelli in un approfondimento di ottobre 2020 su lavoce.info, queste stime «dovrebbero destare allarme», perché questa maggiore concentrazione «potrebbe avere ripercussioni importanti sulle disuguaglianze di opportunità e sulla mobilità intergenerazionale, già poco favorita nel nostro Paese rispetto ad altre economie sviluppate».

Infine una ricerca di agosto 2020, realizzata dall’Institute for new economic thinking dell’Università di Oxford, mostra qual è la distribuzione dei trasferimenti (eredità e donazioni) in due categorie: le famiglie con i redditi più elevati e quelle con la maggiore ricchezza, nel Regno Unito e in alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia.

Qui si legge che nel nostro Paese le famiglie nel 25 per cento con i redditi più elevati ricevono il 47,1 per cento di tutti i trasferimenti, mentre il 25 per cento con i redditi più bassi ne riceve l’11,5 per cento. Questo divario è di poco minore rispetto a quelli registrati in Francia, Regno Unito e Germania, ma è superiore a quelli di Spagna e Stati Uniti.

Per quanto riguarda la ricchezza, in Italia le famiglie nel 25 per cento più ricco ricevono il 69,5 per cento dei trasferimenti, mentre il 25 per cento meno ricco l0 0,6 per cento. Quest’ultima percentuale in grandi Paesi europei come Francia, Germania, Regno Unito e Spagna supera la soglia dell’1 per cento, con divari diversi rispetto a quanto ricevono i più ricchi.

Dunque, possiamo dire che in un confronto internazionale i dati sull’eredità, rapportati a reddito e ricchezza, mostrano per certi versi una maggiore concentrazione per quanto riguarda il nostro Paese.

In conclusione

Negli ultimi mesi è tornato di attualità in Italia il tema della patrimoniale e la proposta, proveniente da più parti, di rivedere le imposte italiane sulla successione, tra le più basse non solo in Europa, ma anche tra i Paesi più avanzati. Di recente, una richiesta di questo tipo è arrivata dall’ex deputato di Sel Giovanni Paglia, secondo cui «il 5 per cento della popolazione italiana riceve il 50 per cento delle eredità totali».

La fonte di questo dato è uno studio del 2008 della Banca d’Italia, che però dice una cosa un po’ diversa. Secondo questa ricerca, in base a rilevazioni del 2002, nel nostro Paese il 5 per cento tra le famiglie che ricevono eredità o donazioni (dunque un sottoinsieme del totale di tutte le famiglie) riceveva più della metà di tutti i trasferimenti.

Le evidenze più recenti – che arrivano fino al 2016 – mostrano comunque un effettivo aumento della concentrazione delle eredità, con percentuali non distanti da quelle indicate da Paglia, anche se in Italia è difficile sapere con precisione le caratteristiche di chi eredita.

Inoltre, mentre il valore dei trasferimenti di ricchezza in Italia è aumentato di anno in anno dal 1995 al 2016, il peso dell’imposta di successione sulle entrate fiscali è contemporaneamente calato.

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