Pubblicato: martedì 16 febbraio 2021
Photo: Ansa
«Basta smart working», ma le parole di Brunetta sono di giugno 2020

Il 15 febbraio il Corriere della sera ha pubblicato un articolo intitolato “Brunetta: basta smart working, i dipendenti pubblici tornino in ufficio”, con un virgolettato attribuito al neoministro della Pubblica amministrazione, ripreso, tra gli altri, anche da Il Sole 24 Ore e HuffPost. Il problema è che le parole del veterano di Forza Italia risalivano a circa otto mesi fa.

Il vecchio virgolettato di Brunetta

L’articolo sosteneva che Renato Brunetta avesse fatto in un’intervista a Tgcom24 la seguente affermazione: «Riaprire tutto: i comuni devono funzionare, i tribunali devono funzionare, come funzionano gli ospedali. Non vedo perché se un ospedale funziona, non possa funzionare una scuola, un comune, un ufficio urbanistica, un tribunale. Smettiamola per favore, basta: si torni tutti a lavorare». Il pezzo non dava un riferimento temporale preciso, ma lasciava intendere che l’intervista fosse stata rilasciata proprio nelle ultime ore o comunque di recente.

Nel testo poi si aggiungeva che le parole di Brunetta «faranno saltare sulla sedia le migliaia di dipendenti pubblici al lavoro in smart working da mesi e che potranno usufruirne fino al 30 aprile nella sua versione “semplificata” adottata per l’emergenza Covid».

Tra rettifiche e cancellazioni

Dopo la pubblicazione dell’articolo, grazie anche a diverse segnalazioni pubblicate sui social, si è però scoperto che il virgolettato attribuito a Brunetta era vecchio – come sottolineato anche dal neoministro in una nota – e risaliva a un’intervista a Tgcom24 rilasciata il 22 giugno 2020, quando la situazione epidemiologica in Italia era molto meno grave di quella attuale.

Non è chiaro come mai la vecchia intervista sia stata ripresa otto mesi dopo dal Corriere della sera. L’articolo originale è stato rimosso dal sito del quotidiano, ma è comunque raggiungibile grazie alle copie salvate su Web Archive, sia nella versione in cui è stato pubblicato, sia con una prima rettifica del giornale.

Dopo il virgolettato citato in precedenza, il quotidiano ha infatti dapprima modificato il testo dell’articolo, aggiungendo la frase: «Queste le parole del neoministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta (Forza Italia) in un’intervista rilasciata al Tgcom24 da parlamentare nel giugno scorso ed erroneamente attribuita al Brunetta neoministro. Parole che ora tornano prepotenti nelle chat dei dipendenti pubblici».

Poi il Corriere ha rimosso l’articolo – che su Facebook aveva raccolto circa 50 mila interazioni – pubblicando alcune righe di scuse, a Brunetta e ai lettori, in cui si dice che il vecchio virgolettato era stato messo online «per un disguido e un nostro errore». Anche Il Sole 24 Ore e HuffPost, che avevano ripreso il vecchio virgolettato, hanno pubblicato le proprie scuse, ammettendo l’errore.

Al di là del singolo caso, il filone delle notizie vecchie che vengono riproposte da altri come attuali (per errore o con altri fini) è uno dei modi più comuni in cui viene creata la disinformazione. Il progetto Facta – che accanto a Pagella Politica verifica le notizie false e fuorvianti che circolano sui social – ha proprio una categoria specifica dedicata ai contenuti che ripropongono fatti datati, senza dare un chiaro riferimento temporale al lettore.

Il problema delle notizie vecchie

A volte articoli vecchi tornano poi di attualità nella loro versione originale perché vengono ricondivisi mesi dopo veicolando un messaggio errato. Per esempio, a settembre 2019 – a pochi giorni dall’insediamento del secondo governo Conte – ci eravamo accorti che tra gli articoli più letti in quel momento del Sole 24 ore ce n’era uno intitolato: “Sbarchi, 12 mila in 48 ore. Mattarella: situazione ingestibile. Ipotesi chiusura porti”. Ma l’articolo in questione era di giugno 2017 ed era stato ricondiviso molte volte sui social oltre due anni dopo da diversi profili vicini alla Lega e a Matteo Salvini.

Di recente alcuni quotidiani stanno correndo ai ripari per trovare una soluzione a problemi come questi. Da un paio di anni, per esempio, il quotidiano britannico The Guardian ha introdotto una novità grafica, che indica in maniera esplicita quanto è vecchio un suo articolo, anche nell’immagine di anteprima per la condivisione sui social.

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