Pubblicato: lunedì 18 gennaio 2021
Photo: Ansa
Che fine ha fatto l’influenza? Per ora, sembra quasi scomparsa

Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del Ministero della Salute, l’epidemia di coronavirus è tornata a peggiorare in tutto il Paese. Ma allo stesso tempo sembra esserci una notizia incoraggiante: in questi mesi invernali, infatti, in Italia sembra essere quasi scomparsa l’influenza.

Questa assenza non è però solo un fenomeno italiano: si sta registrando anche in altre parti del mondo e molto probabilmente è dovuta alle misure che si sono adottate per rallentare i contagi del Sars-CoV-2, a partire dal distanziamento sociale e dall’utilizzo delle mascherine.

Ma vediamo che cosa dicono i numeri.

Ci sono pochi casi di influenza

Da più di due mesi l’Iss ha avviato l’annuale monitoraggio dei casi di influenza nel nostro Paese. Il sistema di controllo si basa su due elementi: i numeri che inviano i medici di base che collaborano con l’Iss – i cosiddetti medici “sentinella” – e le analisi dei campioni da parte dei laboratori.

Nella prima settimana del 2021 l’incidenza delle sindromi simil-influenzali è stata di 1,4 casi per mille assistiti, un dato sensibilmente più basso rispetto alla soglia base elaborata dall’Iss. Questa soglia, in parole semplici, indica il numero di contagi attesi calcolato sulla base dei numeri degli anni precedenti. Nella prima settimana del 2020 l’incidenza era stata di 6,6 casi per mille assistiti: quest’anno si è dunque registrata una riduzione dei casi pari a quasi l’80 per cento.

Il Grafico 1 mostra l’andamento dell’incidenza della stagione 2020-2021 con quella del 2019-2020. Si vede come la linea del 2020-2021 non solo sia sotto a quella del 2019-2020, ma anche nell’area verde, cioè entro i limiti della soglia base. L’intensità è considerata bassa tra i 3,16 e i 9,37 casi per mille assistiti e quest’anno l’incidenza è meno di metà della soglia minima per avere una bassa intensità.

Grafico 1. Andamento della stagione influenzale – Fonte: Influnet

Guardando alle fasce di età si vede come la maggiore incidenza sia tra i bambini di 0-4 anni, dove è pari a 2,24 casi per mille assistiti. Tra i 5-14 anni l’incidenza è di 0,90, tra i 15-64 anni di 1,43 e tra gli over 65 di 1,17.

Complessivamente nella prima settimana di gennaio sono stati segnalati 1.200 casi di sindromi simil-influenzali da circa 700 medici che hanno 850 mila assistiti. Il numero di medici sentinella cambia settimanalmente in base alla loro partecipazione. In media quest’anno la popolazione soggetta alla sorveglianza è di 1,26 milioni di persone, pari al 2,1 per cento della popolazione italiana.

L’incidenza è rimasta sotto alla soglia base – cioè sotto i 3,16 casi per mille assistiti – in tutte le regioni, tranne che per le prime sei settimane del monitoraggio in Piemonte (incidenza bassa) e per due settimane in Valle d’Aosta. Va comunque considerato che non stanno partecipando al monitoraggio il Trentino-Alto Adige, la Campania, la Calabria e la Sardegna a causa dell’epidemia di coronavirus.

L’Iss stima che nella prima settimana di gennaio ci siano stati 86 mila casi di simil influenza in tutta Italia e che dall’inizio della stagione influenzale – partita tra ottobre e novembre – siano stati 1,4 milioni.

Il secondo pilastro del monitoraggio, come detto prima, sono i risultati di laboratorio e l’analisi virologica dei campioni provenienti dai pazienti. L’ultimo rapporto dell’Iss mostra come dall’inizio della stagione influenzale non sia stato segnalato nessun virus influenzale su un totale di 1.450 campioni analizzati (Tabella 1). In 201 campioni è stato invece rilevato il Sars-CoV-2.

Tabella 1. Analisi dei campioni per cercare il virus influenzale – Fonte: Iss

Che cosa succede nel resto del mondo

I pochi casi di sindromi simil-influenzali e l’assenza dei virus influenzali non sono una caratteristica solo italiana: negli ultimi mesi, in diverse parti del mondo, l’influenza sta circolando molto meno rispetto al passato.

Nel suo ultimo report l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha rilevato che l’influenza è a livelli inferiori di quanto ci si attenderebbe nonostante il monitoraggio si sia anche rafforzato in diversi Paesi. Una delle preoccupazioni qualche mese fa era infatti che la combinazione tra Sars-CoV-2 e virus influenzali potesse complicare la pandemia in corso.

Nell’emisfero meridionale la circolazione è sensibilmente sotto il livello atteso, così come in quello settentrionale, nonostante ci siano degli sporadici rilevamenti di virus influenzali. Tra il 7 e il 20 dicembre i laboratori del sistema Global influenza surveillance and response system (Gisrs) dell’Oms hanno testato quasi 190 mila campioni rilevando solo 379 occorrenze di virus influenzali (Grafico 2).

Grafico 2. Casi di positivi a virus influenzali nell’emisfero settentrionale – Fonte: Oms

Negli Stati Uniti, a fronte di 220 mila campioni analizzati, sono stati riscontrati solo 159 casi influenzali. Nell’ultima settimana solo lo 0,4 per cento dei campioni è risultato positivo, un livello molto più basso di quello normale, nonostante il maggior numero di test eseguiti.

I dati dei Centers for disease and control (Cdc) – l’ente che si occupa di salute pubblica negli Stati Uniti – mostrano inoltre che nell’ultima settimana l’1,7 per cento delle visite ai medici è stata per malattie simil-influenzali, dato al di sotto della soglia base del 2,6 per cento. In tutti e 50 gli Stati le sindromi simil-influenzali sono in generale molto basse.

La Covid-19 è più grave dell'influenza

Prima di concludere, ribadiamo perché il paragone che spesso circola tra la Covid-19 – la malattia causata dal Sars-CoV-2 – e l’influenza stagionale sia mal posto. Innanzitutto, confrontando il numero di casi di Sars-CoV-2 e quello di virus influenzali, emerge chiaramente come il primo non solo sia più contagioso del secondo, ma anche più grave.

Mettendo insieme varie stime su età e genere, in base alla struttura demografica italiana possiamo dire che il tasso di letalità nel nostro Paese – ossia il numero di persone che muore sul totale dei contagiati – si aggiri intorno all’1 per cento. Per quanto riguarda l’influenza, questa percentuale è invece sensibilmente minore. Il ricercatore Marc Bevand, usando i dati del Cdc, ha stimato che la letalità dell’influenza in Italia sia intorno allo 0,061 per cento, meno di un quindicesimo di quella del coronavirus. Inoltre, circa il 65-75 per cento delle persone che si contagiano con l’influenza tendenzialmente non mostra alcun sintomi.

Il coronavirus rispetto ai virus influenzali è poi molto più pericoloso per gli anziani: tra gli over 60 la letalità è pari a più di 20 volte rispetto a quella dell’influenza. Tra gli over 80, dove si ha il maggior numero di decessi per Covid-19, la letalità del coronavirus è 23 volte superiore.

Una grande differenza c’è anche nei numeri dei ricoveri. Il giornalista del Financial Times John Burn-Murdoch, utilizzando i dati del Regno Unito, ha confrontato gli ingressi in terapia intensiva causati dall’influenza e quelli causati dalla Covid-19. È emerso che nella peggiore stagione influenzale del Regno Unito, quella del 2017-18, il massimo è stato di 6 ingressi settimanali per milione di persone. Per Covid-19, invece, a inizio gennaio ci sono stati più di 17 ingressi settimanali per milione di persone e il picco potrebbe non essere ancora stato raggiunto.

In conclusione

Quest’anno in Italia ci sono molte meno sindromi simil-influenzali rispetto all’anno scorso e anche nel resto del mondo la situazione è molto simile.

Il coronavirus invece continua a diffondersi e ha conseguenze molto più gravi. I dati britannici mostrano che molte più persone hanno bisogno di essere ospedalizzate, mentre i numeri sulla letalità dicono che la Covid-19 è molto più pericolosa dell’influenza.

Il forte calo dei casi simil-influenzali è molto probabilmente attribuibile alle misure adottate per fermare la diffusione del coronavirus, come l’uso diffuso delle mascherine, l’igiene delle mani e il distanziamento sociale. Questo però non vuol dire che l’influenza non possa iniziare a circolare nelle prossime settimane: per questo motivo, è bene continuare a fare attenzione, soprattutto per le fasce della popolazione più a rischio.

di Lorenzo Ruffino

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