Pubblicato: giovedì 3 dicembre 2020
Photo: Ansa
​La proposta sulla patrimoniale non è ancora morta

Dopo le polemiche dei giorni passati, l’emendamento sulla patrimoniale proposto dai deputati Matteo Orfini (Pd) e Nicola Fratoianni (Leu), bocciato il 2 dicembre dalla commissione Bilancio della Camera «per carenza o inidoneità di compensazione», cioè per problemi di copertura finanziaria, è stato riammesso e verrà discusso nel corso dell’esame della manovra.

La commissione Bilancio di Montecitorio ha accolto il 3 dicembre il ricorso dei due deputati firmatari della proposta e ha riammesso l’emendamento alla luce della «difficoltà di effettuare una puntuale quantificazione riguardo alla stima degli effetti di gettito derivanti, fermo restando che più puntuali informazioni potranno essere acquisite in proposito dal Governo nel corso dell’esame». In altri termini, la prima valutazione sulla mancanza di coperture è stata ritrattata dalla commissione che ammette di non avere dati sufficienti per stabilire gli effetti della misura sulle casse dello Stato.

Vediamo meglio che cosa prevede la proposta di Fratoianni e Orfini.

La proposta

La manovra finanziaria per il prossimo anno, trasmessa alla Camera lo scorso 18 novembre, al momento è all’esame della commissione Bilancio. In questa fase, la commissione raccoglie le proposte di modifica, che possono essere presentati da tutti i parlamentari.

I deputati Nicola Fratoianni di Liberi e uguali e Matteo Orfini del Partito democratico hanno presentato un emendamento per l'introduzione di una patrimoniale, una tassa sui grandi patrimoni di beni mobili e immobili. Nel testo – non ancora pubblicato sul sito della Camera, ma di cui Pagella Politica ha preso visione – si prevede innanzitutto l’abolizione dell’Imu (l’imposta municipale unica, una tassa sulle proprietà immobiliari) e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli.

Al posto di queste due tasse, dal 1° gennaio 2021 verrebbe invece introdotta «un’imposta ordinaria sostitutiva sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500.000 euro» in beni mobili e immobili posseduti in Italia o all’estero. L’aliquota, ossia la percentuale di tassazione, sarebbe progressiva: 0,2 per cento per un patrimonio netto compreso tra 500 mila euro e un milione; 0,5 per cento per un patrimonio netto di un milione di euro, ma non superiore a 5 milioni di euro; l’1 per cento per patrimoni oltre i 5 milioni di euro, ma non superiore a 50 milioni di euro; e il 2 per cento per i patrimoni oltre i 50 milioni di euro. Solo per il 2021, invece, sarebbe prevista un’aliquota del 3 per cento per patrimoni superiori al miliardo di euro.

L’emendamento propone anche una multa per chi ha patrimoni all’estero «suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia», non dichiarati nel nostro Paese. La sanzione amministrativa andrebbe dal 3 al 15 per cento dell’importo non dichiarato.

Ma qual è il meccanismo che aveva portato alla prima bocciatura e qual è la partita politica che si sta giocando al di là dei passaggi formali?

Emendamenti ammissibili e inammissibili

Ogni commissione parlamentare, quando viene costituita all’inizio della legislatura, elegge un ufficio di presidenza composto da un presidente, due vice e due segretari. La composizione delle Commissioni rispetta le proporzioni dei gruppi parlamentari, quindi si tratta generalmente di membri della maggioranza.

Quando i deputati depositano i propri emendamenti, la presidenza della Commissione a cui è stato assegnato l’esame della provvedimento ne valuta l’ammissibilità (di fatto è una valutazione svolta dai funzionari legislativi della Commissione). Le proposte di modifica possono essere considerate inammissibili principalmente per due motivi: quando riguardano un tema estraneo alla materia o presentano problemi di copertura finanziaria.

L’emendamento proposto da Orfini e Fratoianni è stato bocciato sulla base di questo secondo criterio, nel gergo tecnico «per carenza o inidoneità di compensazione». Come abbiamo visto, infatti, il testo dell’emendamento prevede la cancellazione di due tasse già esistenti, l’Imu e l’imposta sui conti correnti e di deposito titoli. Secondo una prima valutazione della presidenza della Commissione, la nuova tassa sui patrimoni al di sopra dei 500 mila euro non avrebbe compensato il mancato gettito delle due imposte abolite. Secondo un calcolo del Servizio politiche territoriali del sindacato Uil, l’Imu – conteggiata con la Tasi, l’imposta sui servizi comunali – è valsa nel 2019 circa 20,5 miliardi di euro.

Dopo la presentazione del ricorso dei due deputati, l’emendamento è stato riammesso proprio per la difficoltà di valutare con precisione gli effetti della misura. Il governo si riserva di «acquisire informazioni più puntuali nel corso dell’esame». In ogni caso, l’emendamento verrà discusso e votato in commissione, dove serve la maggioranza perché venga approvato.

La partita politica

Al di là degli aspetti tecnici, la proposta di introdurre una tassa patrimoniale con i grandi patrimoni è stata accolta con freddezza – e in alcuni casi con un netto rifiuto – dagli stessi partiti della maggioranza di cui Fratoianni e Orfini fanno parte. «Leggo dell’iniziativa parlamentare di qualcuno che vorrebbe introdurre una patrimoniale e dunque un’altra tassa per colpire imprese e lavoratori – ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sempre il 29 novembre – il Movimento 5 stelle è sempre stato fortemente contrario».

Lo stesso Pd ha preso le distanze dall’emendamento con un commento genericamente attribuito a “fonti dem”: «L’emendamento alla manovra sull’introduzione di una patrimoniale è il frutto di una iniziativa libera ma individuale di alcuni deputati del Pd, che però non impegna il gruppo».

Superato lo scoglio tecnico dell’ammissibilità, rimane comunque improbabile al momento che l’emendamento venga approvato dalla maggioranza dei deputati della Commissione Bilancio.

In conclusione

Un emendamento sulla patrimoniale proposto dai deputati Matteo Orfini (Pd) e Nicola Fratoianni (Leu) è da giorni al centro del dibattito politico. La proposta, bocciata il 2 dicembre dalla commissione Bilancio della Camera per problemi di copertura finanziaria, è stata riammessa e verrà discussa nel corso dell’esame della manovra.

La commissione Bilancio di Montecitorio ha accolto il ricorso dei due deputati firmatari della proposta e ha riammesso l’emendamento riservandosi di ottenere informazioni più precise sugli effetti finanziari della misura.

Al di là degli aspetti tecnici, la proposta è stata accolta con freddezza dalle due principali forze politiche della maggioranza, Movimento 5 stelle e Partito democratico, e difficilmente verrà approvata dalla commissione Bilancio.

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