Pubblicato: giovedì 5 novembre 2020
​PORTI CHIUSI! Così Salvini imita la comunicazione (e non solo) di Trump

«PORTI CHIUSI!». La frase è comparsa sull’account Twitter ufficiale di Matteo Salvini nel tardo pomeriggio del 29 ottobre 2020, a poche ore di distanza dall’attacco terroristico di Nizza costato la vita a tre persone e realizzato, secondo le prime indagini, da un uomo di origini tunisine arrivato in Francia attraverso l’Italia.

Non è la prima volta che il leader della Lega utilizza fatti di cronaca come spunto per promuovere il suo messaggio politico, ma questa volta lo ha fatto in rigoroso maiuscolo (o caps lock), che su internet equivale un po’ a urlare.

Il particolare non è di quelli che passano inosservati, e non tanto per una questione di etichetta: la formula che prevede un testo breve, incisivo e tutto in maiuscolo – seguito da uno o più punti esclamativi – è infatti diventato uno dei tratti ricorrenti della comunicazione di Donald Trump, che dall’altra parte dell’oceano è solito lanciare strali contro i suoi avversari twittando frasi come «OBAMAGATE!» o «LAW AND ORDER!!!».

Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza, certo, ma il dato si inserisce in una strategia più ampia, che negli ultimi mesi ha visto la comunicazione di Salvini intensificare i riferimenti a temi e toni cari all’inquilino della Casa Bianca. Una dinamica non nuova, ma che non è mai stata così marcata.

Una comunicazione “trumpiana”

Alla comunicazione online si accompagnano altri chiari segnali della vicinanza di Salvini al presidente Usa. Uno di quei segnali sono gli accessori sfoggiati, nelle apparizioni pubbliche e sui social network.

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane, il leader della Lega ha fatto capire molto esplicitamente il suo appoggio alla rielezione del presidente uscente – come del resto già accaduto per la prima elezione nel 2016 – facendosi immortalare a inizio ottobre con un cappellino da baseball blu della campagna elettorale di Trump (venduto ad esempio dalla catena di supermercati americani Walmart), e poi con la mascherina ufficiale “Trump 2020”, indossata il 2 novembre nell’aula del Senato.

A proposito di mascherina, Salvini non è sempre stato un convinto sostenitore della sua efficacia nel prevenire il contagio da Covid-19, un altro punto di contatto con il presidente statunitense.

Il 24 agosto 2020, nel corso della trasmissione televisiva di La7 In Onda, Salvini sosteneva ad esempio che «fa male tenerla per sei ore» (non è vero, come abbiamo più volte verificato), un approccio mantenuto anche in diverse occasioni pubbliche – qui, qui e qui – alle quali Salvini ha presenziato senza mascherina. Lo scetticismo circa lo strumento di prevenzione è stato ampiamente cavalcato anche da Donald Trump, ma solo fino al 13 agosto, quando per l’imprenditore newyorkese l’utilizzo della mascherina è improvvisamente diventato un «gesto patriottico».

Mascherina a parte, lo spin di Salvini e Trump sull’emergenza sanitaria è stato curiosamente molto simile: Donald Trump ha a più riprese accusato la Cina di aver diffuso il virus (a maggio e a settembre 2020, parlando all’assemblea delle Nazioni Unite); stessa cosa ha fatto Matteo Salvini, a luglio («Mi sembra chiaro, non so se volontariamente o involontariamente, che la Cina abbia contagiato il resto del mondo per poi magari colonizzare economicamente») e a ottobre.

La presunta responsabilità della Cina, in particolare, sarebbe quella di aver creato il virus Sars-CoV-2 in un laboratorio di Wuhan e di averne successivamente perso il controllo, tesi sostenuta a inizio marzo dall’amministrazione Trump e il 25 marzo da Matteo Salvini (utilizzando un servizio del Tg Leonardo che sosteneva tutt’altro, come avevamo approfondito qui).

Il 20 maggio 2020 Trump ha infine annunciato di voler tagliare i contributi erogati dagli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), accusata di essere diventata «un burattino» nelle mani della Cina. Sette giorni più tardi, nell’aula del Senato, Matteo Salvini ha dichiarato di voler tagliare i contributi all’Oms se questa non avesse «tutelato gli italiani».

Trump e Salvini condividono le stesse idee anche in fatto di soluzioni all’emergenza sanitaria. È ancora una volta il presidente americano a fare da apripista, a marzo 2020, annunciando la possibile approvazione di un nuovo trattamento contro la Covid-19. Si tratta dell’idrossiclorochina, un medicinale antiremautico utilizzato per il trattamento della malaria e assunto in prima persona da Trump.

Sebbene il farmaco fosse stato in un primo momento autorizzato anche in Italia, non esistono prove esaustive della sua efficacia nel trattamento della Covid, mentre la comunità scientifica appare compatta (qui e qui) nel sottolinearne i seri effetti collaterali. Il 26 ottobre 2020, Salvini ha lanciato un appello al Cda di Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) per aprire «all’utilizzo di tutti i farmaci utili a curare il Covid, anche quelli che “danno fastidio” alle multinazionali perché costano poco». Il riferimento è proprio all’idrossiclorochina, come chiarirà poi in un video su Instagram datato 1 novembre 2020.

Salvini e QAnon

Un altro dei segni distintivi della comunicazione di Trump è l’ambiguità mantenuta nei confronti di QAnon, una teoria del complotto particolarmente in voga nell’estrema destra americana, che vuole il presidente degli Stati Uniti segretamente impegnato nella lotta contro un deep state (i poteri forti, lo “Stato nello Stato”) composto da celebrità ed esponenti del Partito democratico, descritti come pedofili e adoratori di Satana. Una vera e propria “resistenza” segreta svelata al mondo da Q, un utente della bacheca per immagini 4chan che sostiene di essere un alto funzionario governativo con informazioni riservate.

Secondo gli analisti del centro di ricerca sull’informazione Media Matters (che non nasconde il suo orientamento di sinistra) dal 2017 a oggi il presidente Trump ha retwittato 114 account Twitter che supportano la teoria di QAnon, un dato che va ad aggiungersi all’incontro ufficiale avvenuto nel 2018 tra Trump e Lionel Lebron, uno dei principali promotori della teoria del complotto.

Rispondendo a una reporter che gli aveva chiesto se lui stesso credesse alla teoria che lo vede in lotta contro satanisti e pedofili, il 19 agosto 2020 Trump ha dichiarato: «Sarebbe forse una brutta cosa?». Appena un anno prima,il 1 agosto 2019, l’FBI aveva definito QAnon «una teoria del complotto in grado di attivare estremismi», una possibile minaccia di terrorismo interno.

E Salvini, invece, come si pone nei confronti di QAnon? Sebbene la teoria del complotto abbia iniziato a fare qualche proselito anche in Italia – come evidenziato da un report di NewsGuard, organizzazione che si occupa di monitorare la disinformazione online – siamo ancora di fronte ad una nicchia molto ristretta. Eppure il leader della Lega ha incrociato la strada dei supporter di QAnon, nell’estate 2019, in almeno due differenti occasioni.

Il primo caso è avvenuto a Bari, dove – come testimonia questo video pubblicato ad agosto 2020 – un ragazzo ha chiesto a Salvini: «Ci credi in Q?», e anche se non troppo convintamente, Salvini ha risposto di sì. Il secondo incontro ha invece avuto luogo a Napoli e consiste in un video-saluto (oggi non più disponibile, ma visionato dai colleghi di Open) di Salvini a un gruppo di seguaci di QAnon, ai quali l’esponente leghista si era rivolto dicendo: «Mai fermarsi! Mai avere paura! Sempre avanti!».

Entrambi i video sono stati pubblicati online da Akim Volpato, uno dei principali supporter italiani di QAnon, sostenitore della teoria secondo cui Salvini sarebbe attivamente coinvolto nel piano di Trump per arrestare pedofili e satanisti. A sostegno della sua teoria, Volpato ha citato diversi presunti indizi seminati da Salvini – non confermati – tra cui questo cappello della Guardia Costiera con un errore di cucitura che trasforma la lettera O in una Q.

Salvini è l’unico esponente politico italiano direttamente citato nei breadcrumbs, gli indizi pubblicati da Q per i suoi seguaci, e per gli utenti del gruppo Telegram QAnons Italia – il più attivo in Italia con i suoi quasi 7 mila membri – avrebbe già dimostrato la sua centralità nel piano grazie al suo attivismo nel caso Bibbiano e con la denuncia del pericolo satanista pubblicata su Facebook a febbraio 2019, dopo uno sketch di Virginia Raffaele a Sanremo.

L’ultimo indizio in ordine di tempo, sempre secondo il gruppo Telegram, sarebbe contenuto in una serie di tweet, pubblicati il 3 novembre 2020 da Salvini in italiano, inglese e tedesco, contenenti la frase «Proteggere i nostri figli». Uno degli slogan ricorrenti dei sostenitori di QAnon.

I rapporti tra Salvini e Trump

E dire che l’esponente leghista ha incontrato il suo punto di riferimento politico una sola volta, e in circostanze ancora non ben definite nei dettagli. L’occasione per la photo opportunity arrivò il 26 aprile 2016 a Philadelphia, a margine dell’ultimo comizio elettorale in vista delle primarie repubblicane in Pennsylvania. Secondo quanto riportato da Ansa, l’incontro sarebbe durato in tutto 20 minuti, al termine dei quali il futuro presidente Trump avrebbe augurato a Salvini di «diventare presto primo ministro italiano».

La ricostruzione è stata tuttavia smentita dallo stesso Trump, che in un’intervista rilasciata il 1 giugno 2016 all’Hollywood Reporter ha dichiarato di non aver incontrato Salvini e di «non averlo voluto incontrare». In un articolo del 3 giugno 2016, La Repubblica ha avanzato l’ipotesi che Trump potesse aver scambiato Salvini per «uno dei tanti ammiratori».

L’occasione di rifarsi arrivò per Salvini tre anni più tardi, a giugno 2019, quando l’allora vicepremier volò negli Stati Uniti per una visita ufficiale. In quell’occasione Salvini sfiorò ma non incontrò Trump – dopo che il «saluto spontaneo» preannunciato dalla Casa Bianca saltò all’ultimo minuto – e dovette così accontentarsi di un colloquio privato con il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence.

La fascinazione del leader della Lega per Donald Trump è in larga parte dovuta all’influenza del suo spin doctor, Luca Morisi, che ha in più occasioni (ad esempio qui, qui e qui) mostrato di ammirare la figura e i toni utilizzati dall’imprenditore americano. Ammirazione che non sembra essere totalmente ricambiata, dal momento che tra i sovranisti del Vecchio Continente Trump ha mostrato di preferire l’inglese Nigel Farage, tanto da concedergli l’apertura di un evento elettorale in Arizona, lo scorso 29 ottobre (nel quale Trump ha tra l’altro definito Farage «il re d’Europa»).

Ma se con Trump la sintonia stenta a decollare, è con i candidati a lui vicini che Salvini dà il meglio di sé. Come nel caso di DeAnna Lorraine, politica conservatrice molto vicina a Trump e sostenitrice del complotto QAnon, che ha a più riprese mostrato sui social il suo apprezzamento per le politiche di Salvini, ottenendo in cambio un invito in Italia (Figura 1).

O come Lauren Boebert, una sconosciuta candidata al Congresso degli Stati Uniti – anche in questo caso vicina a Trump e a QAnon – a cui Salvini lo scorso 1° luglio ha fatto i complimenti su Twitter, dopo la vittoria ottenuta alle primarie di partito. Il 3 novembre 2020 Lauren Boebert si è aggiudicata il seggio del terzo distretto del Colorado, facendo così il suo ingresso ufficiale nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.

Figura 1. Uno dei tweet di DeAnna Lorraine dedicati a Matteo Salvini

In conclusione

Negli ultimi mesi la comunicazione di Matteo Salvini si è contraddistinta per un progressivo avvicinamento a temi e toni che a partire dal 2016 avevamo imparato ad associare a Donald Trump. Oltre che a un livello formale, l’allineamento dei due registri comunicativi appare evidente nel tentativo di imporre ai media un’agenda molto simile sul tema dell’emergenza sanitaria e in particolar modo sulle presunte responsabilità della Cina nello scoppio della pandemia e sull’idrossiclorochina come possibile trattamento per la malattia da Covid-19.

D’altra parte, i sostenitori del complotto QAnon vedono in Salvini uno dei protagonisti del piano ordito da Donald Trump per arrestare pedofili e satanisti. Lo stesso Salvini, pur non avendo mai ufficialmente menzionato la teoria del complotto, in almeno due occasioni si è confrontato acriticamente con supporter di QAnon, senza mai negare l’esistenza del presunto piano.

La fascinazione di Matteo Salvini per la figura di Donald Trump è nota fin dal 2016, quando il leader leghista si recò negli Stati Uniti per incontrare l’imprenditore newyorkese – al tempo non ancora presidente – in una circostanza in seguito smentita dallo stesso Trump. Nel frattempo Salvini ha provato a stabilire connessioni con la vasta galassia di candidati che orbita attorno alla figura del presidente degli Stati Uniti e in particolare con DeAnna Lorraine e Loren Boebert, entrambe note per il proprio sostegno a QAnon.

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