Pubblicato: mercoledì 30 settembre 2020
Photo: Ansa
Il dibattito tra Donald Trump e Joe Biden in sette fact-checking

Il 29 settembre è andato in scena a Cleveland, Ohio, il primo dei tre dibattiti previsti tra il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, il presidente uscente Donald Trump, e quello democratico, l’ex vicepresidente Joe Biden. Moderatore dello scontro è stato il giornalista di Fox News Chris Wallace.

Secondo i media statunitensi – citiamo ad esempio il New York Times e il Washington Post – il dibattito è stato una «zuffa», «90 minuti di caos», un «qualcosa che non si era mai visto nella recente storia americana per il disprezzo reciproco degli sfidanti», caratterizzato da «acrimonia» e «litigi».

Le affermazioni verificabili sono state molte e i nostri colleghi fact-checker americani ne hanno controllate una grande quantità. Abbiamo selezionato le verifiche di sette dichiarazioni – quattro di Trump e tre di Biden – più interessanti, tra quelle false o imprecise, scegliendo tra PolitiFact, il Fact-checker del Washington Post e FactCheck.org.

Partiamo dall’economia.

Trump: «Ho dovuto chiudere la più grande economia nella storia del nostro Paese» («I had to close the greatest economy in the history of our country»)

Trump ha sostenuto di aver dovuto chiudere il Paese – a causa del Covid-19 – in un momento in cui l’economia stava andando meglio di quanto non avesse mai fatto nella storia degli Stati Uniti.

Il “Fact-checker del Washington Post”, una rubrica curata da diversi giornalisti sotto la guida dell’esperto giornalista Glenn Kessler, ha verificato che questa affermazione è falsa. Secondo «qualsiasi parametro rilevante», scrive il Washington Post, l’economia americana durante la presidenza Trump non ha fatto altrettanto bene quanto durante i mandati di alcuni suoi predecessori.

In particolare, il Pil degli Usa è cresciuto del 2,3 per cento nel 2019, 2,9 per cento nel 2018 e 2,4 per cento nel 2017.

Nel 1997, 1998 e 1999 – durante la presidenza Clinton – il Pil è invece è cresciuto rispettivamente del 4,5 per cento, 4,5 per cento e 4,7 per cento. Inoltre tra il 1962 e il 1966 – dal 1963 era presidente Lyndon B. Johnson, in precedenza John F. Kennedy – il Pil è cresciuto con un tasso annuo compreso tra il 4,4 e il 6,6 per cento. Infine, nel 1950 e nel 1951 – quando presidente era Harry S. Truman – il Pil americano era cresciuto addirittura dell’8,7 e dell’8 per cento.

Anche per quanto riguarda la disoccupazione, poi, i dati della presidenza Trump non sono i migliori della storia americana. Il tasso di disoccupazione minimo raggiunto durante l’attuale presidenza, pari al 3,5 per cento, è comunque superiore a quello del 2,5 per cento raggiunto nel 1953 (presidente Dwight D. Eisenhower).

Trump: «Io ho riportato in America 700 mila posti di lavoro. Loro non ne hanno riportato nessuno» («I brought back 700,000 jobs. They brought back nothing»)

Trump ha detto che, nel settore dell’industria, grazie a lui sono stati creati 700 mila posti di lavoro, mentre grazie ai democratici nemmeno uno.

Anche questa affermazione di Trump, secondo il Fact-checker del Washington Post, è falsa. Il record di posti creati nell’industria durante la presidenza Trump è di 480 mila, non di 700 mila, e inoltre a causa della pandemia attualmente risultano persi 252 mila posti di lavoro nell’industria.

Inoltre nel corso della presidenza Obama (di cui Biden era il vice), tra il 2010 e il 2016 i posti di lavoro nell’industria sono cresciuti costantemente, dopo essere crollati nel primo biennio di presidenza democratica, a causa delle conseguenze della crisi economica del 2008.

Biden: «Abbiamo un deficit [commerciale n.d.r.] con la Cina più alto adesso di quanto non avessimo in precedenza» («We have a higher deficit with China now than we did before»)

Biden ha affermato che il deficit commerciale (cioè la differenza negativa tra import ed export) degli Stati Uniti con la Cina sia peggiorato durante la presidenza Trump.

Secondo i colleghi fact-checker di PolitiFact, questa affermazione è per lo più falsa.

Se si guarda infatti al commercio di beni e servizi, il deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina era minore nel 2019 sotto Trump di quanto non lo fosse durante gli ultimi tre anni di presidenza Obama.

L’affermazione sarebbe stata corretta se fosse stata riferita esclusivamente al commercio di beni, e non di servizi. Nel commercio di beni infatti il deficit commerciale è stato generalmente più alto durante gli anni di presidenza Trump che durante quelli di Obama, anche se è vero che nel 2019 si è ridotto circa allo stesso livello del 2016.

Ma veniamo ora alla questione dei cambiamenti climatici.

Trump: «Se avessimo una miglior gestione delle foreste non staremmo ricevendo ... chiamate (che la California è in fiamme)» (If you had good forest management you wouldn’t be getting … calls (that California’s on fire))

Diamo brevemente il contesto di questa affermazione: nelle ultime settimane in California ci sono stati numerosi e vasti incendi, tanto intensi da tingere di arancione i cieli di San Francisco, creando panorami definiti “apocalittici”.

Trump ne ha parlato in seguito a una domanda del mediatore Chris Wallace, circa la sua posizione sui cambiamenti climatici, se crede siano legati alle attività umane o no. Trump ha risposto: «Sì, in parte, ma penso anche che ci serva una migliore gestione delle foreste». Grazie a questa, secondo il presidente uscente, non ci sarebbero altri incendi in California.

La sua affermazione è stata ritenuta falsa dai colleghi di PolitiFact, secondo cui certamente la manutenzione delle foreste può mitigare il rischio incendi, ma questo non significa che il cambiamento climatico abbia reso l’ambiente californiano molto più a rischio di incendi. Climatologi, ecologisti ed esperti di incendi ritengono che il cambiamento climatico non solo abbia alimentato gli incendi ma ne abbiano peggiorato l’impatto.

Parliamo ora di sicurezza e criminalità.

Biden: «Il punto in questione è che i crimini violenti sono calati del 17 per cento, 15 per cento durante la nostra amministrazione. Sono risaliti sotto i suoi occhi» («The fact of the matter is violent crime went down 17 percent, 15 percent in our administration. It’s gone up on his watch»)

Biden ha sostenuto che i crimini violenti siano diminuiti sostanzialmente durante gli anni della presidenza Obama, mentre durante quelli di Trump sarebbero aumentati.

I colleghi di PolitiFact hanno ritenuto questa affermazione solo parzialmente accurata (il Washington Post è stato più severo e l’ha reputata falsa).

È infatti vero che durante l’amministrazione Obama, tra il 2008 e il 2016, i crimini violenti siano scesi del 16 per cento. È però falso che siano risaliti durante l’amministrazione Trump: secondo quanto riporta l’Fbi sono calati costantemente.

Veniamo ai rapporti con la Cina riguardo all’epidemia di Covid-19.

Biden: «Lui sapeva già da febbraio quanto fosse seria questa crisi, sapeva che era una malattia mortale… noi stavamo insistendo che le persone che abbiamo sul terreno in Cina fossero poste in condizione di andare a Wuhan e determinare da sé quanto fosse pericoloso. Lui non ha nemmeno chiesto a Xi [il presidente cinese n.d.r.] di farlo» (He knew all the way back in February how serious this crisis [the epidemic of Covid-19 n.d.r.] was, he knew it was a deadly disease … we were insisting that the people we had on the ground in China should be able to go to Wuhan and determine for themselves how dangerous this was. He did not even ask [President] Xi to do that)

Biden ha accusato Trump di conoscere già da febbraio la pericolosità del Covid-19 e di non aver fatto abbastanza per consentire agli scienziati americani dei Cdc (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) di recarsi a Wuhan – città cinese epicentro dell’epidemia – a verificare di persona la situazione.

Questa affermazione, secondo i nostri colleghi di FactChecker.org, è falsa.

I Cdc americani hanno cercato di inviare proprio personale a Wuhan già la settimana successiva a quando la Cina ha avvisato l’Organizzazione mondiale della sanità a proposito del virus, cioè il 31 dicembre 2019.

Questa offerta sarebbe stata poi rinnovata più volte, sia in incontri bilaterali tra esponenti dei governi americano e cinese, sia tramite l’Oms.

E alla fine, a metà febbraio, un team internazionale che comprendeva anche due americani (un membro del Cdc e uno dell’Istituto nazionale di Salute) si è recato in Cina e a Wuhan, e ne ha tratto un report di 40 pagine, due settimane prima che l’Oms dichiarasse la pandemia.

Infine lo stesso Trump ha dichiarato durante un briefing alla Casa Bianca a marzo, che aveva sollevato la questione direttamente con il presidente cinese Xi Jinping.

Per concludere, veniamo a una storia di cronaca collegata però al più vasto problema dei possibili brogli alle elezioni denunciati da Trump.

Trump: «Oggi c’è stato un grosso problema a Philadelphia. Sono entrati per osservare. Sono chiamati osservatori elettorali, una cosa molto sicura, molto bella. Sono stati sbattuti fuori. Non gli è stato permesso di osservare» (Today there was a big problem in Philadelphia. They went into watch. They were called poll watchers, a very safe, very nice thing. They were thrown out. They weren't allowed to watch)

Trump ha sostenuto che ad alcuni osservatori elettorali sia stato impedito di verificare l’andamento del voto anticipato, su cui torneremo tra poco, a Philadelphia.

Questa affermazione è importante, al di là del dato di cronaca, perché si inserisce nel contesto di una polemica molto grave in corso negli Stati Uniti. Donald Trump sta sostenendo da tempo che il voto di novembre possa essere truccato, e questo ha spinto diversi osservatori a ritenere che il presidente uscente stia cercando una via per non dover lasciare l’incarico anche in caso di sconfitta elettorale. Il caso citato di Filadelfia è dunque uno degli esempi portati da Trump, anche durante il dibattito, che dimostrerebbero che le elezioni sono truccate.

Chiarito questo, andiamo a vedere perché i nostri colleghi di PolitiFact hanno ritenuto questa affermazione falsa.

Lo Stato della Pennsylvania, dove si trova Philadelphia, ammette due osservatori elettorali per distretto il giorno delle elezioni. Tuttavia a Philadelphia, a partire da questa settimana, è stato aperto un apposito ufficio per consentire il voto anticipato (early voting, una facoltà riconosciuta nella maggior parte degli Stati degli Usa). Qui non è consentita la presenza di osservatori elettorali.

La mattina del 29 settembre una donna si è presentata all’ufficio sostenendo di essere una osservatrice elettorale ma senza fornire alcuna prova a riguardo. Contattata dal Philadelphia Inquirer – un giornale partner di PolitiFact – la donna ha detto di essere stata assunta dal team che gestisce la campagna elettorale di Trump ma non ha voluto dare il proprio nome.

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