Pubblicato: mercoledì 30 settembre 2020
Salvini sbaglia: anche la Lega è responsabile dell’aumento di stipendio a Tridico

Il 27 settembre, ospite a Mezz’ora in più su Rai 3, il segretario della Lega Matteo Salvini ha criticato (min. 20:59) il Movimento 5 stelle, accusando il presidente dell’Inps Pasquale Tridico – nominato nel 2019 in quota M5s – di essersi raddoppiato lo stipendio lo scorso agosto.

La giornalista e conduttrice Lucia Annunziata, nel prosieguo della trasmissione, ha poi replicato (min. 23:48) a Salvini, sottolineando che «la decisione di aumentare lo stipendio» a Tridico «risale a gennaio 2019, quando al governo c’era anche lei».

«No, è semplicemente falso», ha risposto subito (min. 24:01) l’ex ministro dell’Interno. A differenza di quanto affermato poco prima – cioè che Tridico si fosse raddoppiato lo stipendio da solo – Salvini ha detto questa volta che la decisione di alzare lo stipendio a Tridico «è stata stabilita il 7 agosto» di quest’anno, con un decreto di due ministri del governo Pd-M5s, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5s) e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd).

In ogni caso, secondo Salvini, il suo partito – che è stato al governo dal 1° giugno 2018 al 4 settembre 2019 – non c’entra nulla in questa vicenda.

Ma è davvero così? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza e in base ai documenti pubblicamente consultabili e a quelli divulgati da fonti stampa, risulta che anche la Lega – in quanto membro dello scorso governo – ha almeno due responsabilità nella questione dello stipendio a Tridico: la prima riguarda la procedura che ne ha stabilito l’aumento; la seconda riguarda la somma finale, di 150 mila euro.

Procediamo con ordine, chiarendo prima quanto accaduto ad agosto scorso, per poi ricostruire quanto fatto dal governo Conte I dal gennaio 2019 in poi.

Che cosa è successo ad agosto 2020

Poco meno di due mesi fa, con un decreto del 7 agosto 2020, i ministri Catalfo e Gualtieri hanno stabilito uno stipendio lordo di 150 mila euro l’anno per il presidente dell’Inps; di 40 mila euro (aumentabili a 60 mila euro in caso di deleghe) per il vice presidente; e di 23 mila euro per i singoli membri del Consiglio di amministrazione (Figura 1).

Figura 1. Il decreto del 7 agosto 2020

Come aveva precisato in passato la stessa Inps, il precedente stipendio annuale di Tridico ammontava a 62 mila euro (una cifra più bassa di quella che gli sarebbe spettato, come vedremo meglio più avanti). Dunque sembra proprio, come sostiene Salvini, che ad agosto scorso il governo Conte II – e non Tridico stesso – abbia più che raddoppiato lo stipendio del presidente dell’Inps.

Ma le cose sono più articolate di quello che può sembrare a prima vista.

Sebbene non siano più al governo dal 4 settembre 2019, anche Lega e Movimento 5 stelle hanno grosse responsabilità sull’aumento dello stipendio di Tridico. In particolare, sono due gli interventi del governo Conte I su cui è necessario concentrarsi.

In primo luogo, Lega e M5s hanno introdotto a gennaio 2019 delle novità sostanziali per la procedura di modifica degli stipendi della dirigenza dell’Inps, che hanno permesso il futuro aumento di emolumenti per Tridico.

In secondo luogo, è stato il Ministero del Lavoro a giugno 2019 – quando era ministro Luigi Di Maio nel governo Lega-M5s – a proporre per primo uno stipendio da 150 mila euro per Tridico, poi confermato dai successori del governo Conte II.

Vediamo entrambi i provvedimenti nel dettaglio e perché danno torto a Salvini quando sostiene che il suo partito non c’entra nulla nella vicenda dello stipendio di Tridico.

La prima responsabilità di Lega e M5s

Partiamo con il primo provvedimento, quello che riguarda il potere del Ministero del Lavoro e di quello dell’Economia di stabilire gli emolumenti per il presidente dell’Inps tramite decreto.

Questo potere non è una novità degli ultimi mesi: è stato introdotto con un decreto di maggio 2010, che ha a sua volta modificato una norma in vigore dal 1994.

Lega e M5s hanno però introdotto un’ulteriore novità in questo meccanismo, con il decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019, quello con cui sono stati introdotti il reddito di cittadinanza e “quota 100”. Questo decreto stabilisce (art. 25, co. 1, lett. f)) che il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia possono modificare gli stipendi dei vertici dell’Inps solo in assenza di «nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica» (Figura 2).

Figura 2. Il comma 1, lett. f, dell’articolo 25 del decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019

In pratica, la novità voluta da Lega e M5s era che se i due ministeri avessero deciso di aumentare lo stipendio dei vertici Inps, l’istituto avrebbe dovuto prima attuare «interventi di riduzione strutturale delle proprie spese di funzionamento».

Questa storia dell’aumento di stipendio concesso solo a risparmi ottenuti dall’Inps non è un dettaglio da poco, perché come vedremo meglio più avanti è proprio grazie a una riduzione delle spese dell’Inps è che stato concesso l’aumento di stipendio a Tridico.

La giornalista Lucia Annunziata fa molto probabilmente riferimento a questo decreto di inizio 2019, quando replicando a Salvini gli ha detto che «la decisione di aumentare lo stipendio» a Tridico «risale a gennaio» dello scorso anno. Questo però non è vero: il decreto di gennaio 2019 ha introdotto delle modifiche per la procedura dell’aumento di stipendio dei vertici dell’Inps, ma non aveva aumentato lo stipendio a Tridico, che tra l’altro all’epoca non era neppure a capo dell’Inps.

Un’altra novità sulla questione degli emolumenti è arrivata proprio con la nomina di Tridico a presidente dell’istituto.

La nomina di Tridico: lo stipendio da 104 mila euro, ridotto a 62 mila

Dopo lunghe trattative tra M5s e Lega per trovare il sostituto di Tito Boeri a capo dell’Inps, il 14 marzo 2019 il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – all’epoca presieduto da Luigi Di Maio – e il Ministero dell’Economia – presieduto dal tecnico Giovanni Tria – approvarono un decreto con cui nominarono Pasquale Tridico (in quota M5s) presidente dell’Inps e Adriano Morrone (in quota Lega) vicepresidente.

La nomina di Tridico a presidente è stata poi confermata il 22 maggio 2019 con un decreto del Presidente della Repubblica.

Sulla base del decreto di gennaio 2019 visto sopra, il decreto del 14 marzo 2019 ha inoltre stabilito (art. 2) che Tridico e Morrone dovessero ricevere come stipendio annuo rispettivamente circa 104 mila euro e circa 41 mila, ma che in un primo momento dovessero “dividersi” entrambi la sola cifra di circa 104 mila euro (Figura 3).

Figura 3. Il decreto di nomina di Tridico a presidente dell’Inps

Queste infatti erano le risorse finanziarie già stanziate nel bilancio dell’Inps per il 2019 per l’ex presidente Boeri e, come abbiamo visto prima, in base al decreto di gennaio 2019 gli stipendi non potevano essere aumentati senza risparmi interni all’Inps.

Dunque, come ha confermato successivamente la stessa Inps, Tridico si era dovuto accontentare di uno stipendio provvisorio di circa 62 mila euro l’anno, mentre Morrone di circa 42 mila.

Mancava quindi una parte di stipendio, tra quanto stabilito al momento della nomina e quanto percepito inizialmente in base alla misura di contenimento delle spese approvata da Lega e M5s appena due mesi prima. Il decreto del 14 marzo 2019 ha però chiarito che la parte mancante di stipendio andasse corrisposta a Tridico e Morrone «subordinatamente all’esito della procedura di definizione degli stessi emolumenti», così come modificata dal governo Lega-M5s a gennaio 2019.

Insomma, lo stipendio “pieno” a Tridico sarebbe arrivato se l’Inps avesse dimostrato risparmi di spesa interni.

Come spiega il Bilancio preventivo dell’Inps per il 2020, l’istituto aveva poi valutato «gli spazi di risparmio aggiuntivi», calcolando un taglio di 522 mila euro per poter aumentare gli stipendi del suo presidente, del vice presidente e dei membri del Cda.

Questo mezzo milione di euro abbondante è arrivato da due riduzioni di spesa di pari valore – 261 mila euro l’una – per due voci. La prima è quella relativa alla «manutenzione e noleggio impianti, macchine, apparecchiature sanitarie, mobilia e attrezzi ed altri beni mobili». La seconda, invece, riguarda «spese postali, telegrafiche e telefoniche degli uffici».

Questi 522 mila euro, come si vede dal Bilancio preventivo dell’Inps per il 2020, sono stati spostati per aumentare di uguale valore le spese per i compensi dei vertici dell’istituto (Figura 4).

Figura 4. L’aumento di 522 mila alla voce “Compensi” dei vertici Inps nel Bilancio preventivo per il 2020

Ricapitolando: nella nomina di Tridico veniva stabilito uno stipendio di circa 104 mila euro per il presidente dell’Inps, che si è dovuto poi accontentare in un primo momento di circa 62 mila euro, in attesa che l’istituto trovasse delle voci su cui risparmiare per poter dare lo stipendio pattuito a Tridico.

Questi risparmi sono stati poi effettivamente trovati dall’Inps, ma perché dai 104 mila euro previsti dalla nomina di Tridico – che erano in linea con quanto guadagnato dal suo predecessore Boeri – si è passati ai 150 mila euro stabiliti dal decreto del 7 agosto 2020?

Qui le responsabilità dell’ulteriore aumento sono ancora una volta del governo Conte I, ma in parte anche del Conte II: a giugno 2019 l’esecutivo a guida Lega-M5s ha infatti per primo suggerito di dare 150 mila euro di stipendio a Tridico e questa indicazione è stata poi confermata dai successori del nuovo esecutivo a guida Pd-M5s.

In questo caso, i documenti che attestano questi fatti non sono decreti, come quelli visti in precedenza, ma note dei capi gabinetto del Ministero del Lavoro. Ricordiamo che i capi gabinetto hanno una funzione di primo piano nei dicasteri, perché coordinano le attività dei loro funzionari.

Le note dei capi gabinetto del Lavoro: l’indicazione dei 150 mila euro

Il 12 giugno 2019 – come ha rivelato un articolo di Repubblica dello scorso 26 settembre – l’allora capo gabinetto del Ministero del Lavoro Vito Cozzoli aveva inviato una nota alla Direzione generale per le politiche previdenziali (e tra gli altri anche al presidente Conte) in cui si proponeva di aumentare ulteriormente lo stipendio dei vertici Inps, rispetto al decreto di nomina: 150 mila euro per il presidente e 100 mila euro per il vice presidente (e in più, 23 mila euro per i membri del Consiglio di amministrazione).

Il contenuto di questa nota è stato confermato anche dallo stesso Tridico, in una lettera pubblicata da La Repubblica lo scorso 27 settembre.

Dunque, già a giugno 2019 – quindi oltre un anno fa e con un governo diverso da quello attuale – era nell’aria che a Tridico dovessero essere dati 150 mila euro di stipendio. Mancavano però gli atti ufficiali per rendere concreta questa proposta, e qui le cose si sono un po’ complicate.

Nell’estate 2019, infatti, la procedura per stabilire una volta per tutte lo stipendio di Tridico e colleghi si era arenata a causa della crisi di governo scoppiata ad agosto 2019.

Secondo La Repubblica, la questione è tornata in primo piano nell’agenda del governo Conte II il 5 dicembre 2019, quando la capo gabinetto al Lavoro Valeria Capone – succeduta a Cozzoli, una volta diventata ministra Catalfo – aveva confermato in una nota la proposta di futuro stipendio da 150 mila euro per Tridico, rivedendo al ribasso, intorno ai 40 mila euro, quelli per il vicepresidente.

La procedura per rimodulare gli emolumenti dei vertici Inps era dunque ripartita, tant’è che pochi giorni dopo, il 16 dicembre 2019, erano stati nominati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri anche i tre membri del Consiglio di amministrazione dell’Inps.

L’insediamento vero e proprio del Cda è arrivato però solo il 15 aprile 2020, con Maria Luisa Gnecchi (in quota Pd) nominata a febbraio vice presidente al posto di Morrone.

Ricapitolando: una nota di giugno 2019 del Ministero del Lavoro, con il governo Conte I, ha proposto di aumentare dai provvisori 62 mila euro (rispetto alla cifra piena di 104 mila euro) a 150 mila euro lo stipendio di Tridico; l’indicazione è stata poi confermata a dicembre 2019, con il governo Conte II.

Per rendere effettive le cifre, si è dovuto quindi aspettare agosto 2020, ma anche una delibera del Cda stesso dell’Inps. E su questo punto, di recente, si è fatta un po’ di confusione.

La delibera del Cda dell’Inps

Negli ultimi giorni si è letto che sia stato lo stesso Tridico ad aumentarsi lo stipendio, accusa che è stata fatta in un primo momento anche da Salvini a Mezz’ora in più. Come abbiamo visto, l’aumento è stato però stabilito ad agosto scorso da un decreto del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia, con cifre già indicate dal precedente governo Conte I. Quindi Tridico non sembra c’entrare in tutto questo.

È però vero che c’è un fondo di verità nell’accusa mossa al presidente dell’Inps.

Il 22 aprile il Cda dell’Inps ha infatti deliberato la determinazione dei nuovi emolumenti del presidente e degli altri vertici dell’Inps, sulla base delle cifre indicate nella nota del Ministero del Lavoro di dicembre 2019.

Come ha sottolineato la delibera stessa del Cda, la determinazione degli stipendi era arrivata su indicazione di un’ulteriore nota del gabinetto del Ministero del Lavoro del 7 aprile 2020. Questa nota chiedeva infatti al Cda, «una volta insediato», di adottare con una delibera i nuovi compensi (tra cui i 150 mila euro di stipendio a Tridico), indicando le «coperture finanziarie» (Figura 5).

Figura 5. La delibera del Cda dell’Inps del 15 aprile 2020

Nel testo della delibera del 22 aprile il Cda ha così confermato le cifre degli stipendi, individuando le coperture necessarie nei 522 mila risparmi visti in precedenza.

L’importanza di questa delibera del Cda per rendere poi, alcuni mesi dopo, effettivi gli aumenti è testimoniata dal fatto che il decreto del 7 agosto 2020, nelle sue premesse, fa proprio riferimento a questa decisione del Cda del 22 aprile.

Dunque Tridico e il Cda hanno avuto un ruolo attivo nella vicenda, ma come ha ricordato lo stesso presidente dell’Inps in una lettera a La Repubblica del 27 settembre, «non è nei poteri del presidente o di qualsiasi altro organo dell’Istituto determinarsi i compensi». Il Cda si è limitato ad approvare le cifre indicate dal Ministero del Lavoro, poi ufficializzate ad agosto da questo dicastero insieme al Ministero dell’Economia.

Tiriamo le somme

Ricapitolando: è vero che ad agosto 2020 il governo Conte II, con un decreto di due ministeri, ha ufficialmente stabilito per il presidente dell’Inps Pasquale Tridico uno stipendio lordo annuo di 150 mila euro (oltre il doppio di quello precedente), ma le responsabilità di questa decisione sono soprattutto del governo Lega-M5s.

Salvini infatti sbaglia quando dice che è stato lo stesso Tridico ad aumentarsi lo stipendio ad agosto scorso: il Cda dell’Inps, con a capo Tridico, in una delibera di aprile 2020 ha confermato lo stipendio che gli sarebbe stato assegnato poi ad agosto, ma sulla base di un’indicazione arrivata dal Ministero del Lavoro, con Catalfo ministra.

Questa indicazione, per quanto riguarda lo stipendio del presidente Inps, rispecchiava però le cifre indicate già in una nota a giugno 2019 dal Ministero del Lavoro, con a capo Di Maio, mentre era ancora in carica il governo Conte I, appoggiato dalla Lega di Salvini.

Inoltre, la possibilità di aumentare gli stipendi ai vertici Inps a fronte di risparmi interni era stata data dal governo Conte I con il decreto che ha introdotto il reddito di cittadinanza e “quota 100”.

La questione degli arretrati a Tridico

C’è poi un’ultima questione che ha di fatto dato il via al dibattito degli ultimi giorni sull’aumento di stipendio di Tridico.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, il 10 settembre 2020 il Collegio dei sindaci dell’Inps – un organo che vigila sull’osservanza della legge e sulla regolarità contabile dell’istituto – ha chiesto chiarimenti sull’effettiva decorrenza dei nuovi emolumenti per i vertici Inps, stabiliti nel decreto del 7 agosto 2020.

Nel decreto si legge infatti che i nuovi stipendi «sono riconosciuti con decorrenza dalla data di nomina del presidente, del vice presidente e dei consiglieri di amministrazione» dell’Inps (Figura 6).

Figura 6. Il decreto del 7 agosto 2020

A prima vista, sembra dunque che a Tridico vadano dati degli arretrati, visto che la sua nomina è stata ufficializzata a maggio 2019.

Ma questa interpretazione è stata smentita sia dallo stesso Tridico che dall’Inps, con un comunicato del 26 settembre. La versione ufficiale dell’istituto è che la decorrenza dei nuovi compensi «è fissata a partire dall’effettivo esercizio della funzione, ossia dal 15 aprile 2020, data di insediamento del Consiglio di amministrazione». Non ci sarebbero dunque arretrati da versare a Tridico relativi al 2019 (tra l’altro la vice presidente Gnecchi svolge l’incarico a titolo gratuito, «in quanto percettrice di un trattamento pensionistico obbligatorio»).

Ma secondo quanto riportato da fonti stampa, come Il Corriere della Sera, il presidente del Consiglio Conte avrebbe chiesto di approfondire la questione degli arretrati, per fare definitiva chiarezza sul punto.

In conclusione

Ospite a Mezz’ora in più su Rai3, il segretario della Lega Matteo Salvini ha dato due versioni discordanti sul dibattito degli ultimi giorni che riguarda l’aumento di stipendio del presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Prima, Salvini ha detto che Tridico si è aumentato da solo lo stipendio ad agosto; poi, incalzato dalla conduttrice Lucia Annunziata, ha dato la responsabilità a un decreto, sempre di agosto, del Ministero del Lavoro e di quello dell’Economia, definendo come false le accuse di responsabilità della Lega in questa vicenda.

La versione dei fatti riportata da Salvini però è ampiamente lacunosa.

Ad agosto 2020, il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia hanno stabilito uno stipendio di 150 mila euro lordi annui per Tridico (che precedentemente prendeva 62 mila euro), ma questo potere era stato dato dal governo Lega-M5s con un decreto del gennaio 2019. I due ministeri potevano decidere un aumento degli stipendi dei vertici Inps nel caso l’istituto avesse risparmiato nelle sue spese, e non toccando dunque le casse dello Stato.

Inoltre, la cifra di 150 mila euro era stata indicata per la prima volta a giugno 2019, quando al governo del Paese c’erano Lega e M5s. Poi la somma è stata confermata dai successori del governo Conte II..

È poi vero che il Cda dell’Inps, presieduto da Tridico, ad aprile 2020 ha deliberato in favore dei nuovi emolumenti, confermati in via ufficiale circa quattro mesi dopo dai due ministeri. Ma questa delibera era stata suggerita pochi giorni prima dal Ministero del Lavoro, quindi non è stata un’azione isolata del Cda.

In conclusione, al di là di quello che dice l’ex ministro dell’Interno, il partito di Salvini – in quanto membro del governo Conte II – ha almeno due grosse responsabilità in questa vicenda: da un lato aver introdotto modifiche alla procedura con cui si possono aumentare gli stipendi dell’Inps; dall’altro lato aver indicato per primo la cifra di 150 mila euro come stipendio annuo da dare a Tridico.

Logo
Logo
Logo
Logo