Pubblicato: mercoledì 2 settembre 2020
Photo: Ansa
Referendum: come cambierebbe il peso delle regioni in Parlamento?

Il 20 e 21 settembre i cittadini saranno chiamati a votare al referendum costituzionale confermativo, quindi senza quorum, sul taglio dei parlamentari. La misura prevede una riduzione del numero dei deputati dagli attuali 630 a 400, e i senatori da 315 a 200.

Durante le ultime settimane di campagna elettorale prima del voto del 20 e 21 settembre, un argomento che è stato avanzato dal fronte dei contrari è che la riforma penalizzerebbe il Sud a vantaggio del Nord, tra le altre cose per quanto riguarda il numero dei rappresentanti in Parlamento.

«La riduzione della rappresentanza – ha scritto ad esempio il 28 agosto il deputato di Forza Italia Renato Brunetta – pesa maggiormente nelle Regioni meridionali e più deboli». E poco oltre: «le Regioni meridionali avrebbero un numero di rappresentanti inferiori a quelli del centro-nord e, con la riforma, finirebbe per aumentare in proporzione il divario».

– Leggi anche: Referendum: che cos’è la rappresentanza e come cambia con il taglio dei parlamentari?

Abbiamo verificato allora come cambierebbero i pesi percentuali delle regioni alla Camera e al Senato, se il taglio dei parlamentari venisse approvato al prossimo referendum.

Chi ci guadagna e chi ci perde

Abbiamo sintetizzato in questo file Excel tutti i nostri calcoli, basati sul dossier dei servizi studi di Camera e Senato che contiene i numeri sulla riduzione, regione per regione, di deputati e senatori nell’ipotesi di una vittoria del Sì al referendum.

Mappa: Elaborazione grafica di Pagella Politica dei calcoli basati sui dati contenuti nel dossier dei servizi studi di Camera e Senato sulla riforma costituzionale che riduce il numero complessivo dei parlamentari da 945 a 600

Numeri alla mano, alla Camera dei deputati non ci sono modifiche particolarmente significative (diciamo maggiori dello 0,2 per cento) nel peso dei deputati delle varie regioni sul totale, con l’eccezione della Sicilia, i cui deputati passerebbero dal pesare per l’8,3 per cento sul totale all’8 per cento.

I numeri più significativi si vedono al Senato. Le regioni del Nord, che passerebbero da eleggere 140 senatori su 315 a 91 senatori su 200, vedrebbero aumentare il peso dei propri senatori dal 44,4 per cento al 45,5 per cento, con un aumento superiore a un punto percentuale (+1,1 per cento). L’aumento è dovuto soprattutto alla crescita del peso delle regioni del Triveneto (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli), i cui senatori, con la riforma, passano da pesare il 12 per cento al 13 per cento del totale.

Le regioni del Centro, che passano da eleggere 61 senatori su 315 a 38 su 200, perdono uno 0,4 per cento, passando dal 19,4 per cento al 19 per cento.

Il Sud infine (incluse le isole) passa da eleggere 108 senatori su 315 a 67 su 200, perdendo così lo 0,8 per cento (dal 34,3 per cento al 33,5 per cento).

La circoscrizione Estero, dove vengono eletti deputati e senatori dai cittadini italiani residenti all’estero, guadagna lo 0,1 per cento sia a Palazzo Madama che a Montecitorio.

In conclusione

In caso di vittoria del “Sì” al referendum confermativo sulla riforma costituzionale che prevede la riduzione dei parlamentari da 945 a 600, ci sarebbero delle conseguenze contenute su come cambia il peso percentuale dei parlamentari eletti in determinate regioni e aree geografiche rispetto al totale.

Alla Camera i cambiamenti sarebbero pressoché nulli. Al Senato c’è in effetti un leggero aumento (+1,1 per cento) del peso delle regioni del Nord a discapito di quelle del Centro e soprattutto del Sud, dovuto in particolare all’aumento del peso percentuale delle regioni nordorientali.

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