Pubblicato: lunedì 3 agosto 2020
Photo: Ansa
​No, il 25 per cento dei contagiati non sono immigrati

Il 1° agosto, in un’intervista con il Corriere della Sera, il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia (Partito democratico) ha detto che nel nostro Paese il «75 per cento dei positivi sono italiani, contagiati da altri italiani».

Due giorni dopo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha commentato su Twitter le parole di Boccia, dicendo che se il 75 per cento dei contagiati sono italiani, allora il 25 per cento dei positivi sono «immigrati».

Il messaggio di Meloni si inserisce nel dibattito degli ultimi giorni, secondo cui i migranti starebbero diffondendo il virus in Italia, un tema ampiamente denunciato dai rappresentanti dell’opposizione e di cui hanno parlato diversi giornali.

Ma il dato riportato da Boccia, e ripreso da Meloni, è corretto? Abbiamo verificato e il numero sembra indicare una cosa diversa: quanti contagi sono avvenuti in Italia tra fine giugno e fine luglio, indipendentemente dalla nazionalità.

Quel che è certo, però, è che i migranti – intesi come quelli sbarcati nelle ultime settimane o negli ultimi mesi – non rappresentano certamente il 25 per cento dei contagiati. Dall’inizio della pandemia sono circa lo 0,2 per cento (circa 600 persone su 245 mila).

Procediamo con ordine.

Da dove arriva il virus

I dati più recenti riguardo all’andamento dell’epidemia in Italia sono stati rilasciati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) il 31 luglio scorso, e sono aggiornati alle ore 11 del 28 luglio.

Nel rapporto si legge che, a quella data, in Italia continuava una «trasmissione diffusa del virus» che può provocare focolai di «dimensioni rilevanti, talvolta associati all'importazione di casi da Stati esteri». È quindi vero che una parte dei casi rilevati in Italia provengono dall’estero, ma questo non significa che siano coinvolti migranti. Per esempio, nelle scorse settimane è diventato celebre il caso dell’imprenditore veneto che, contagiatosi in Serbia – dunque all’estero – aveva fatto nascere un focolaio in Veneto.

I dati sui luoghi di esposizione

Il rapporto dell’Iss indica anche il contesto in cui i contagiati hanno contratto il virus, facendo riferimento a un campione ridotto di 1.040 casi – su un totale di 5.953, quindi circa il 17,5 per cento del totale – rilevati tra il 29 giugno e il 28 luglio.

I contagi avvenuti fuori dall’Italia sono indicati sotto la voce generica «estero». Quelli avvenuti nel nostro Paese, invece, sono divisi in base al luogo specifico in cui si sono verificati: al lavoro, al bar, in una Rsa, in ambito familiare e via dicendo.

Secondo l’analisi dell’Iss, su 1.040 persone positive, 276 hanno contratto il virus all’estero: il 26,5 per cento. La situazione era simile anche la settimana precedente, quando il report Iss, aggiornato al 21 luglio, segnalava 187 casi su 780 (24 per cento) in cui il virus è stato contratto all’estero tra il 23 giugno e il 21 luglio.

Il ministro Boccia potrebbe quindi fare riferimento a questi dati quando afferma che «il 75 per cento dei positivi sono italiani», confondendo però la nazionalità dei contagiati con il luogo di esposizione.

I dati dell’Iss infatti non indicano la cittadinanza della persona che è stata contagiata: non sappiamo se le persone che hanno contratto il virus all’estero siano italiane o straniere.

Inoltre, come evidenziato anche dall’Iss, il campione utilizzato per arrivare alle percentuali appena citate rappresenta solo una piccola parte rispetto al totale dei casi diagnosticati, rispettivamente 5.953 tra il 29 giugno e il 28 luglio e 5.260 tra il 23 giugno e il 21 luglio.

Ricapitolando: guardando ai dati sui luoghi di esposizione dei casi diagnosticati con Covid-19, in base a un campione molto ristretto, possiamo comunque dire che circa il 25 per cento dei casi è proveniente dall’estero, ma non possiamo trarre conclusioni sulla nazionalità dei contagiati.

I dati sull’origine dei casi diagnosticati

Il report dell’Iss contiene anche i dati sull’origine dei casi diagnosticati da Covid-19, ossia il luogo in cui si ritiene sia avvenuta l’infezione. Qui vengono presi in considerazione poco più di 3 mila casi diagnosticati tra il 13 il 26 luglio: un arco quindi di circa due settimane, più ristretto rispetto a quello visto prima.

A differenza della tabella precedente, che copriva un periodo di un mese e indicava il luogo di esposizione al contagio (differenziando tra un generico “estero” e luoghi più specifici per l’Italia), i dati sull’origine dei casi diagnosticati sono divisi in base a quattro categorie: contagi «autoctoni», cioè persone hanno contratto il virus nella propria regione; «provenienti da regione diversa da quella di notifica»; «importati dall’estero» e «non noto» per le situazioni in cui non si sa dove sia avvenuto il contagio.

Su un totale di 3.057 casi analizzati, tra il 13 e il 26 luglio quelli «importati dall’estero» sono stati 379: il 12,4 per cento. I contagiati «autoctoni» rappresentavano il 53,7 per cento del totale, mentre i positivi che sono stati contagiati in una regione diversa da quella di residenza erano l’1,1 per cento. C’è poi un gruppo di persone – il 32,8 per cento – il cui luogo di esposizione al virus era incerto.

Ricapitolando: al 3 agosto possiamo dire che secondo i dati ufficiali almeno una parte dei casi di Covid-19 rilevati in Italia proviene dall’estero. Non sappiamo però il loro ammontare esatto, né la nazionalità di queste persone: potrebbero essere cittadini italiani contagiati mentre si trovavano all’estero (per esempio in vacanza), cittadini stranieri in visita nel nostro Paese o anche immigrati, come dice Meloni.

Abbiamo contattato l’Istituto superiore di sanità per chiarire il legame tra contagi contratti all’estero e nazionalità dei contagiati, e ci è stato risposto che al momento non sono disponibili dati precisi in merito e che «a giorni dovrebbe uscire un rapporto dedicato».

Inoltre, è praticamente impossibile sapere con esattezza la nazionalità di chi ha diffuso il contagio e quindi affermare che i cittadini italiani siano stati «contagiati da altri italiani», a prescindere dal luogo in cui è avvenuta la trasmissione del virus (è possibile essere contagiati da italiani anche all’estero, o da stranieri in Italia).

Fatto il punto della situazione sull’origine di contagi e contagiati, vediamo che cosa c’entrano i migranti.

Coronavirus e migranti

Basandosi sulle parole di Boccia, nel suo tweet Meloni ha detto che in Italia il 25 per cento dei contagiati da Covid-19 sono «immigrati» e poi, con l’hashtag «#BastaSbarchi» ha alluso direttamente all’arrivo dei migranti sulle coste italiane.

Sottolineiamo che con la percentuale del 75 per cento Boccia potrebbe aver fatto riferimento a quanto affermato da Franco Locatelli il 17 luglio durante un’intervista al Quotidiano Nazionale ripresa da varie agenzie e testate giornalistiche. Secondo il direttore del Consiglio superiore di sanità, «genericamente, una quota [di positivi, ndr] che non supera il 30 per cento è costituita da persone che arrivano dall’estero o transitano per l’Italia» mentre i migranti avrebbero un ruolo «marginale».

Il problema dei migranti positivi al virus è stato un tema caldo negli ultimi giorni, e molti organi di stampa hanno riportato notizie su migranti positivi scappati dai centri di accoglienza. Al di là del dibattito politico, andiamo a vedere che cosa dicono i dati.

I numeri relativi ai migranti arrivati in Italia e risultati positivi alla Covid-19 sono stati forniti il 29 luglio dalla sottosegretaria al Ministero della Salute Sandra Zampa (Pd) in occasione di una discussione alla Camera.

Zampa ha detto che il ministero ha incaricato l’Istituto nazionale salute, migrazione e povertà (Inmp) di preparare un’analisi proprio sulla gestione delle strutture «dedicate a persone con fragilità e marginalità socio-sanitaria» durante l’emergenza sanitaria.

I risultati verranno resi pubblici settimana prossima, ma Zampa ha spiegato che «dall’inizio della pandemia, sono stati registrati complessivamente 603 migranti positivi al Covid-19». Il 29 luglio i casi totali diagnosticati in Italia erano 246.776: i migranti rappresentano quindi lo 0,2 per cento del totale, una cifra ben lontana dal «25 per cento» indicato da Meloni.

Sempre secondo Zampa, i migranti positivi al 29 luglio erano 193.

In conclusione

Il 1° agosto durante un’intervista per il Corriere della Sera il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha detto che «il 75 per cento dei positivi sono italiani, contagiati da altri italiani».

I dati dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 28 luglio dicono che negli ultimi mesi una certa percentuale dei contagi è avvenuta all’estero, ma questo non significa che i positivi siano stranieri. Inoltre, è difficile sapere con esattezza da dove arrivi il contagio.

Ciò che è certo, però, è che oggi i migranti recenti non costituiscono il 25 per cento dei casi di Covid-19 diagnosticati in Italia, come fatto intendere da Meloni: secondo la sottosegretaria al Ministero della Salute Sandra Zampa i migranti positivi dall’inizio della pandemia sono 603, lo 0,2 per cento dei casi totali.

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