Pubblicato: martedì 9 giugno 2020
Photo: Ansa
Le bufale contro la scienza del generale Pappalardo

Il 30 maggio centinaia di persone hanno manifestato in piazza del Duomo a Milano, e in altre città d’Italia, indossando dei gilet arancioni e gridando slogan contro il governo.

Il movimento politico dei “gilet arancioni” italiani, fondato nel 2019 dall’ex generale (o meglio “generale in congedo”, che pertanto mantiene il grado acquisito) dei carabinieri Antonio Pappalardo e ispirato ai “gilet gialli” francesi, ha attirato l’attenzione dei media soprattutto perché i manifestanti non hanno rispettato distanziamento e obbligo di indossare le mascherine, ma anche per i contenuti della protesta.

Indossando una giacca arancione, il generale Antonio Pappalardo ha tenuto un discorso di oltre 20 minuti, attaccando con forza l’esecutivo e sostenendo diverse tesi – in particolare sul coronavirus – prive di fondamento, che il pubblico ha accolto con lunghi applausi. Tre giorni dopo, il 2 giugno, Pappalardo ha organizzato un’altra manifestazione simile in piazza del Popolo a Roma di fronte a centinaia di persone, dal cui palco ha sostenuto di nuovo alcune teorie false, anche di stampo complottista.

Dopo la grande attenzione ottenuta a Roma e Milano dai gilet arancioni, abbiamo verificato i due discorsi del loro leader, trovando diverse informazioni errate.

Ma facciamo un passo indietro: chi è Antonio Pappalardo?

Nato a Palermo 74 anni fa, laureato in Giurisprudenza, il generale oggi in pensione ha in realtà una lunga carriera politica. Tra il 1992 e il 1994 fu deputato della XI legislatura per il Partito socialista democratico italiano (Psdi), passando poi nel gruppo misto. Per due settimane, nel maggio ‘93, fu anche sottosegretario alle Finanze delgoverno Ciampi. Lo stesso anno si candidò a sindaco di Roma, ottenendo lo 0,5 percento dei voti.

Nel corso degli anni si è avvicinato a molti partiti, di vari colori, sempre più movimentisti. Con Alleanza nazionale si candidò alle europee del 1994, senza essere eletto. Nel 2001 provò a entrare in Senato con la Lega d'Azione Meridionale e alle regionali in Sicilia nella Lista Biancofiore: anche qui non ottenne un seggio. Ci riprovò nel 2008 con il Movimento per le Autonomie-Alleanza per il Sud: la lista ottenne due scranni, ma Pappalardo non fu eletto.

Tra le varie esperienze politiche, nel 2011 tentò di candidarsi a sindaco di Palermo con il “Melograno Mediterraneo”, ma la lista fu esclusa per aver presentato la documentazione in ritardo. Nel 2016 fondò il Movimento Liberazione Italia, poi confluito nel Movimento dei Forconi, per «ridare il potere al popolo sovrano togliendolo al Parlamento», definito più volte «abusivo», prima di inaugurare la stagione dei “gilet arancioni” lo scorso anno, con gli stessi obiettivi.

Negli ultimi giorni, l’Arma ha preso le distanze da Pappalardo, che è andato in pensione nel 2006. I carabinieri hanno ricordato anche che i gradi di colonnello e generale di brigata gli furono attribuiti ope legis (e quindi non per altri meriti): nel primo caso per la legge n. 224 del 1986, al termine del suo mandato parlamentare, i cui 2 anni e rotti gli furono contati – come previsto dalla legge – come anzianità di servizio; nel secondo caso, l’avanzamento avvenne il giorno prima che andasse in congedo, per la cosiddetta “Legge della promozione alla vigilia”, abrogata nel 2010.

L’Arma ha specificato anche che nel 2018 l’ufficiale fu «sospeso per 12 mesi dalle funzioni del grado a seguito di procedimento disciplinare di stato per violazione dei doveri derivanti dal grado e dal giuramento prestato». La sospensione eseguita dall’allora ministra Elisabetta Trenta era stata proposta dal Comando generale per alcuni interventi politici di Pappalardo, durante i quali non aveva specificato pubblicamente di non essere più in servizio da 12 anni. In questo periodo anche il suo grado di generale è stato temporaneamente sospeso.

Veniamo ora al fact-checking di alcune delle dichiarazioni fatte da Pappalardo nelle manifestazioni di Roma e Milano.

Il discorso di Milano: 5G e vaccini

Partiamo da Milano. Dopo un paio di minuti in cui aveva iniziato a illustrare il programma di un ipotetico governo dei gilet arancioni, dicendo che «spenderemo un sacco di soldi in scuole e ospedali», il generale ha introdotto il tema della sicurezza ma è stato interrotto dalle voci di alcune persone tra il pubblico che gridavano: «No ai vaccini!». A quel punto (minuto 2.53) Pappalardo ha detto:

«Signori, ci sono dei professori che mi dicono che i vaccini non sono nocivi: sono pericolosi! Impediremo a chiunque di vaccinare le persone!».

Da molti anni in tutto il mondo è attiva un’ampia comunità di persone che si autodefiniscono “no-vax”: sostengono che i vaccini siano dannosi per la salute, che possano causare malattie come l’autismo nei bambini, e in casi più estremi ritengono che la comunità scientifica li promuova per scopi di riduzione della popolazione, per vantaggi economici di qualcuno o per altri fini immorali. Queste teorie hanno contribuito a far calare negli anni dal 2011 al 2016 un sensibile calo nelle coperture vaccinali in Italia, in parte risolto nel 2017 con un decreto poi convertito in legge che ha aumentato le vaccinazioni obbligatorie da 4 a 10 per i minori di età compresa tra 0 a 16 anni.

Ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica a sostegno delle tesi no-vax. Come ha riportato un articolo di novembre 2019 di Nature, tra le più importanti riviste scientifiche al mondo, i vaccini servono a salvare «tra i 2 e i 3 milioni di vite ogni anno», secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’Oms, il cui piano di vaccini globale per il decennio 2011-2020 sottoscritto da 194 Paesi ha l’obiettivo di ridurre la mortalità infantile di due terzi nei bambini sotto i 5 anni, ha spiegato che «come ogni medicina, i vaccini possono avere degli effetti collaterali lievi e di breve periodo», mentre quelli gravi sono «estremamente rari».

Nel 2018 in Italia le segnalazioni che riportano reazioni gravi correlabili al vaccino sono state 3,1 per 100.000 dosi, secondo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Per l’Aifa, «tutte le sospette reazioni avverse osservate nel 2018 non hanno evidenziato eventi che possano modificare la valutazione del rapporto fra benefici e rischi dei vaccini utilizzati». L’Istituto superiore di sanità italiano (Iss) ha dedicato una pagina a dieci false leggende sui vaccini.

Pappalardo vorrebbe anche «impedire a chiunque di vaccinare le persone». Ipoteticamente un governo dei gilet arancioni potrebbe modificare la legge e ridurre le vaccinazioni obbligatorie, o rimuovere del tutto l’obbligo. In linea del tutto teorica potrebbe persino vietare le vaccinazioni con una legge, ma probabilmente la norma sarebbe in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione. Al momento non esistono Paesi al mondo in cui i vaccini siano vietati.

Durante il discorso pronunciato a Milano, il generale Pappalardo (al minuto 4.41) ha rilanciato un’altra nota teoria complottista secondo cui le onde radio della nuova rete per le telecomunicazioni di quinta generazione (5G) avrebbero un’incidenza nello sviluppo della malattia Covid-19:

«Sono venuto in giro per la Lombardia e mi hanno detto: “Come mai il coronavirus si è tanto sviluppato in Lombardia?” Ma voi avete visto quante antenne di 5G ci sono?! Le avete viste? La Lombardia è strapiena di 5G! E fanno finta di non vedere».

In questo caso Antonio Pappalardo implica due cose false: il collegamento tra la rete cellulare 5G e l’epidemia, ad oggi privo di evidenze scientifiche, e la particolare presenza del 5G in Lombardia, comparata a zone vicine.

Come spiega l’Istituto superiore di sanità, «non ci sono evidenze scientifiche che indichino una correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G. Ad oggi, e dopo molte ricerche effettuate, nessun effetto negativo sulla salute è stato collegato in modo causale all'esposizione alle tecnologie wireless». Quindi il coronavirus e il 5G al momento non hanno alcun tipo di legame.

La Lombardia, poi, non è «strapiena di 5G». Come si può verificare dai dati di Ooakla 5G Map (strumento che permette la verifica della copertura di rete in una città o in un Paese), in Lombardia sono presenti al momento solo tre antenne per la tecnologia 5G (due a Milano e una a Brescia). In Svizzera, al contrario, sono state installate oltre 2 mila antenne che trasmettono onde 5G, centinaia delle quali sono già attive, in un territorio simile alla Lombardia per numero di abitanti e dimensioni, dove però i decessi sono stati un decimo e i casi circa un terzo rispetto alla regione italiana con cui confina. In Francia, dove invece nessuna antenna del 5G è stata ancora installata, le vittime del Covid-19 sono state finora oltre 29mila.

Sempre sul 5G, Pappalardo (al minuto 5.07) ha poi affermato:

«Ci sono stati parlamentari europei che hanno detto: “Ma prima non potevate fare una specie di sperimentazione per vedere se vanno bene”... no, le hanno messe direttamente! Tanto la gente è stupida, deve morire. L’esperimento l’hanno fatto sulla nostra pelle. 35 mila morti, non è possibile!»

Ѐ probabile che Pappalardo si riferisca a un’interrogazione presentata il 24 aprile scorso alla Commissione Ue da sette parlamentari europei, di cui avevamo già parlato su Facta. In quella occasione i parlamentari italiani del Movimento 5 Stelle Eleonora Evi e Piernicola Pedicini, insieme a cinque colleghi di altri Paesi, avevano chiesto chiarimenti sulla sicurezza della rete 5G per la salute umana, in particolare sui possibili effetti sul sistema immunitario e per quanto riguarda la diffusione dei virus. Al momento la richiesta è ancora in attesa di risposta.

La prima parte della frase di Pappalardo ha dunque un fondamento: esiste un’interrogazione dei parlamentari europei. Ma la Commissione europea ha ribadito che «i limiti di esposizione dell'Ue per il grande pubblico sono almeno 50 volte inferiori a quelli per cui sarebbe dimostrata l'esistenza di un effetto potenziale sulla salute (...). Non esiste alcun collegamento tra il 5G e la Covid-19».

Le tesi di Pappalardo a Roma: il Covid «una boiata»

Passiamo ora al discorso pronunciato dal generale il 2 giugno a Roma, in piazza del Popolo. Parlando del coronavirus, Pappalardo (al minuto 12.21) ha detto:

«Il problema è uno solo, lo dicono ormai virologi, esperti internazionali, che è una boiata questa pandemia! Una boiata! Ci hanno limitato le libertà! (...) Respirare a pieni polmoni! I polmoni sono i miei e me li curo io. La respirazione è sacra. Già ci sono alcuni che vengono ricoverati perché tenendo troppo la mascherina si stanno ammalando di varie malattie»

Non è chiarissimo cosa intenda Pappalardo con il termine “boiata”, ma inserita nel contesto del suo discorso sembra voler minimizzare la gravità o l’esistenza stessa della pandemia del nuovo coronavirus. Un’affermazione che pare in diretta contraddizione con quanto detto a Milano, doveva aveva sostenuto che l’epidemia esisteva ed era tanto grave in Lombardia a causa del presunto “esperimento” del 5G.

Fino al 9 giugno, il Sars-Cov-2 ha infettato quasi 7 milioni di persone nel mondo, e le conseguenze della malattia da esso provocata, la Covid-19, hanno causato la morte di oltre 400 mila persone, di cui più di 33 mila in Italia. In realtà, è molto probabile che i decessi nel nostro Paese siano di più di quelli conteggiati come tali, perché molte persone sono morte senza essere state sottoposte a un tampone.

Secondo un rapporto di Istat e Istituto superiore di sanità pubblicato il 4 giugno e basato sui dati delle anagrafi del 92 per cento dei comuni italiani (in cui vive il 93,5 per cento della popolazione), tra marzo e aprile in Italia sono morte 42.634 persone in più della media dei 5 anni precedenti (da 102.682 decessi a 145.316, +41,5 per cento). Osservando questi dati, affermare che l’epidemia sia «una boiata» – ossia una montatura, o che sia stata raccontata in modo esagerato – è piuttosto assurdo.

Inoltre, non risulta sui media verificati alcuna conferma alla notizia dei ricoveri dovuti all’utilizzo delle mascherine. In queste settimane, anzi, la redazione di Facta ha smentito con l’aiuto di alcuni esperti diverse notizie false circolate sull’utilizzo delle mascherine. Si è detto che «provocano acidosi e quindi il cancro», che indossarle equivalga a un «lento inesorabile suicidio» e che se indossate all’aperto siano «dannose». Nessuna di queste tesi è scientificamente fondata, sensata o rilevante. Pertanto il generale Pappalardo ha detto una cosa priva di fondamento.

Sempre sul tema delle mascherine, il carabiniere in congedo in piazza del Popolo ha detto:

«Pensate che 7 virologi hanno mandato una diffida a Conte: stai attento, fai stare distanti le persone, stai attento a far mettere le mascherine perché se cadono malate tu rispondi con la tua testa. L’hanno mandata, e le persone sono, ve le voglio leggere, eccola qua, ecco la diffida che hanno mandato al governo: professore Pasquale Mario Bacco, dottoressa Antonietta Gatti, dottor Mariano Amici, professoressa Carmela Rescigno, dottor Fabio Milani, dottoressa Maria Grazia Dondini. Hanno detto alla fine al signor Conte: attenzione. Se dai ulteriore seguito alle tue limitazioni risponderai a (...) violazione di legge, violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, e reati ancora più gravi che sono l’attentato alla Costituzione della Repubblica! Sono reati gravi, prevedono l’ergastolo».

Queste frasi contengono diverse informazioni false.

I medici citati (che sono sei e non sette) non sono virologi ma si definiscono «professionisti che operano quotidianamente a contatto con la realtà sanitaria».

Tra questi compare Antonietta Gatti, moglie del ricercatore Stefano Montanari (denunciato da alcuni scienziati per le sua «intensa attività di propaganda antiscientifica»). Entrambi sono stati ospiti del sito Byoblu, noto per diffondere da anni teorie antiscientifiche.

C’è poi il dottor Mariano Amici, anche lui ospite di trasmissioni in streaming di controinformazione, che in una di queste (al minuto 00.54) ha detto: «Non sono un no-vax di principio ma ne ho molto rispetto», e Carmela Rescigno, medico chirurgo candidata alle ultime elezioni europee con Fratelli d’Italia.

Il primo nome, invece, è quello di Pasquale Mario Bacco, di cui si è occupato a metà maggio il sito di debunking Butac.it, e di recente anche Striscia la Notizia. Tra le altre tesi “alternative” alla versione ufficiale del governo, Bacco sostiene che il coronavirus perda forza con l’aumentare della temperatura esterna, anche solo di due gradi centigradi, e che per questo «il Sud il virus della Lombardia non lo vedrà mai». Intervistato da Radio Radio Tv, web tv che ha spesso sostenuto tesi complottiste, Bacco ha detto: «Il Sars-Cov-2 è una patologia quasi inventata. Neanche lontanamente è stato descritto per quello che è: un virus banale, sciocco».

Della lettera citata da Pappalardo il 2 giugno ha parlato il giorno prima il sito Oltre.tv, che ha spesso dato voce a teorie antivacciniste. La lettera, che non fa riferimento ad alcuno studio scientifico, sarebbe stata inviata al governo, all’Istituto superiore di sanità e ai presidenti di regione, ma nella versione che abbiamo trovato online non ha una data di invio.

Nel testo i medici sostengono che «il Covid-19 ha dimostrato di essere una forma influenzale non più grave degli altri Coronavirus stagionali»; mettono in dubbio la competenza degli esperti a cui si è affidato il governo, sostenendo che le mascherine «sembrano costituire più che altro una “drammatizzazione” del clima di terrore deliberatamente imposto, senza alcuna motivazione reale». In sintesi, sollevano il dubbio che «Covid-19 venga utilizzato per secondi fini».

Inoltre segnalano che «in questi giorni vanno aumentando i casi di ricovero di soggetti debilitati dall’uso prolungato delle mascherine, anche in concomitanza con le temperature esterne. La stampa ha riportato anche casi di morti che potrebbero essere legate all’uso della mascherina durante attività lavorative, motorie o sportive».

A sostegno di queste informazioni, i medici citano nelle note due articoli giornalistici. Uno, del sito del quotidiano Il Riformista, è intitolato «Malore durante educazione fisica, morti due studenti cinesi: “È stata la mascherina”». In realtà, come ha spiegato Open, non esiste alcuna conferma sulla responsabilità delle mascherine nel caso dei due ragazzi cinesi. L’altro articolo citato dai medici, del sito Orizzontescuola, riporta la stessa notizia. Ma in nessuno dei due si parla di ricoveri in aumento per l’utilizzo delle mascherine.

Inoltre, nella lettera i medici chiedono che sia indicato «il nome del funzionario responsabile del procedimento in relazione all’odierna istanza in autotutela ed a norma dell’art. 328 del codice penale», che regola il rifiuto e l’omissione di atti d’ufficio. Quell’articolo però non prevede né il fermo, né l’arresto, né tantomeno l’ergastolo.

«L’attentato alla Costituzione dello Stato» di cui parla Pappalardo è invece regolato da un altro articolo del codice penale, il numero 283 (e non il 328, composto curiosamente dalle stesse cifre ma in ordine diverso: forse il generale in congedo li ha confusi), e che è punito con la reclusione non inferiore a 5 anni.

In conclusione

Nelle due manifestazioni che l’hanno portato (nuovamente) alla ribalta nazionale, il generale Pappalardo ha sostenuto diverse tesi complottiste prive di alcun fondamento.

Ha collegato le reti del 5G alla diffusione del coronavirus in Lombardia, senza nessun elemento scientifico a suo sostegno. Ha sostenuto teorie antivacciniste e confuso articoli del codice penale.

Nonostante questo, o forse proprio per questo, per giorni una parte dell’attenzione del dibattito pubblico si è concentrata sul suo movimento, in grado di portare in piazza durante una pandemia diverse centinaia di persone che lo hanno a lungo applaudito.

Logo
Logo
Logo
Logo