Sul congedo parentale la parità resta lontana

Nel 2024 oltre 289 mila donne si sono temporaneamente fermate dal lavoro dopo la nascita di un figlio, contro solo 124 mila uomini
ANSA
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Nel 2024 le donne che hanno usufruito del congedo parentale sono state più del doppio degli uomini. Negli ultimi anni il numero dei padri che scelgono di prendere un periodo di pausa dal lavoro per occuparsi dei figli è in crescita, ma la differenza con le madri resta ancora ampia. Non è solo una questione di equa gestione del lavoro di cura, ma è un fenomeno che si riflette anche sulle opportunità di carriera e sul tasso di occupazione femminile. 

La scorsa settimana il Parlamento ha affrontato il tema, senza però trovare una soluzione. La proposta di legge che mirava a introdurre il congedo parentale paritario – cioè della stessa durata per madri e padri – presentata dalle opposizioni è stata infatti bocciata dai partiti di maggioranza.

Ma per capire quanto la nascita di un figlio o una figlia continui a pesare soprattutto sulle madri partiamo da che cos’è il congedo e dai dati più recenti.

Diverso carico di lavoro

Nel nostro ordinamento esistono il congedo obbligatorio e il congedo parentale. Il primo è un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio e ha una durata diversa tra padre e madre: il congedo di maternità dura cinque mesi e prevede un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione; quello di paternità dura dieci giorni e prevede una retribuzione al 100 per cento.

Il congedo parentale è facoltativo, può durare al massimo undici mesi e può essere usufruito fino al dodicesimo anno di età del bambino, con un massimo di sei mesi per le madri e sette per i padri (undici mesi se il genitore è solo). Non è prevista una retribuzione piena, ma un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione media giornaliera, di cui tre mesi indennizzabili all’80 per cento.

Nel 2024 hanno usufruito del congedo parentale oltre 289 mila donne e poco più di 124 mila uomini. Negli anni la partecipazione maschile è progressivamente aumentata: nel 2022 i padri erano circa 78 mila, saliti a oltre 96 mila nel 2023. Le madri restano però la maggioranza: erano circa 273 mila nel 2022 e 264 mila nel 2023.

I dati emergono dal Rendiconto di genere INPS 2025, pubblicato il 17 febbraio 2026. Si tratta di un documento che annualmente fornisce un’analisi sulla condizione femminile in Italia analizzando diversi ambiti: istruzione, mercato del lavoro, sfera familiare, ammortizzatori sociali, violenza di genere e sistema pensionistico.

Se si guardano le giornate effettivamente autorizzate, la distanza è ancora più marcata: nel 2024 le donne hanno usufruito di quasi 15 milioni e 500 mila giorni di congedo parentale, contro circa 2 milioni e 800 giornate degli uomini.

Per quanto riguarda i congedi obbligatori, invece, nel 2024 oltre 171 mila donne ne hanno usufruito. Secondo i dati INPS, in termini assoluti la maggiore fruizione è avvenuta da parte di lavoratrici con contratto a tempo indeterminato.

Gli uomini che hanno utilizzato il congedo di paternità sono stati oltre 181 mila, in larga parte anche loro lavoratori stabili. Quando si parla di congedi di paternità e maternità è bene però tenere a mente la differenza tra i due, a cui accennavamo prima, e cioè la durata. Il congedo di paternità è stato introdotto nel sistema italiano nel 2013. Nella sua prima fase durava un giorno, poi aumentato fino agli attuali 10 giorni obbligatori, da utilizzare entro i primi cinque mesi di vita del figlio o della figlia anche in modo non consecutivo. Resta però molto più breve rispetto ai cinque mesi previsti per le madri.
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