Pubblicato: lunedì 24 febbraio 2020
Photo: Ansa
La carica dei 93: chi ha «cambiato casacca» in Parlamento

«Se cade il Governo Conte Bis, ci sarà un nuovo Governo. Non le elezioni». Con queste parole, scritte sul suo sito il 17 febbraio 2020, Matteo Renzi ha messo in discussione la permanenza di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, paventando una possibile uscita di Italia Viva dalla maggioranza.

Ma questa eventuale mossa di Renzi sarebbe sufficiente a far cadere il governo?

La risposta a questa domanda dipende da quanti senatori di Italia Viva sarebbero disposti a seguire la eventuale decisione di Renzi e, soprattutto, da quanti senatori di altri gruppi parlamentari che ora votano contro il governo Conte II sarebbero disposti a cambiare posizione, passando in maggioranza.

Si è così riaperto il dibattito sul cosiddetto “trasformismo”, quel fenomeno per cui i parlamentari eletti in un determinato partito entrano successivamente a far parte di un altro gruppo parlamentare.

Ma al 24 febbraio 2020, quanti sono i parlamentari che hanno cambiato schieramento in questa legislatura e quali sono i partiti che hanno perso più eletti?

Abbiamo verificato.

Di che cosa stiamo parlando

Prima di addentrarci nell’analisi dei dati, è necessario fare alcune precisazioni.

Per prima cosa, specifichiamo che il nostro obiettivo è quello di contare il numero di parlamentari che hanno cambiato schieramento almeno una volta rispetto al partito di elezione del 4 marzo 2018, non contare il numero di cambi che ci sono stati. Per fare un esempio, se un senatore abbandona il suo partito, transita per il gruppo misto, finisce in un secondo partito e successivamente in un terzo, a noi interessa che un senatore abbia "cambiato casacca", non che i cambi siano stati tre.

Inoltre, abbiamo deciso di considerare i cambi di schieramento rispetto al “gruppo di elezione” e non rispetto al gruppo in cui il parlamentare ha deciso di aderire all’inizio della legislatura. Come vedremo più avanti, questa distinzione è necessaria perché ci sono alcuni parlamentari che, nonostante fossero stati eletti nelle liste di un determinato partito, sono entrati inizialmente nel Gruppo Misto per varie ragioni.

Infine, è utile tenere a mente che il numero dei membri di un gruppo parlamentare può essere determinato sia dai cambi di schieramento, sia da elezioni suppletive (votazioni che avvengono successivamente alle elezioni politiche nazionali per sostituire, ad esempio, un parlamentare in caso di decesso), sia da riassegnazione dei seggi in caso di riconteggio. In questo articolo terremo però conto solamente delle variazioni causate dai cambi di schieramento dei parlamentari.

Fatte queste precisazioni, vediamo ora cosa ci dicono i dati sui cambi di schieramento.

Un Senato movimentato

Dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018 ad oggi (21 febbraio 2020) sono 31 i senatori che hanno cambiato schieramento almeno una volta (qui il resconto).

Fatta eccezione per Fratelli d’Italia (18 senatori) e il Gruppo per le Autonomie (8 senatori) – la cui composizione totale è rimasta invariata – tutti i gruppi del Senato hanno perso o guadagnato nuovi membri rispetto a quelli eletti il 4 marzo 2018.

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C’è chi vince…

Tra i gruppi presenti da inizio legislatura, gli unici due che hanno guadagnato senatori sono quelli della Lega e del Misto. A questi, va poi aggiunto il Gruppo di Italia Viva, nato nel settembre del 2019.

Il Gruppo Lega-Salvini Premier, arruolando tre senatori eletti nel M5s (Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro), è arrivato a 60 senatori [1].

Invece, il Gruppo di Italia Viva (creato nel settembre 2019) è passato dai 16 senatori fondatori agli attuali 18 (se si conta anche l’ultimo arrivato Tommaso Cerno). Di questi 18, 15 sono arrivati dal Pd, uno dal Gruppo Misto (Riccardo Nencini), uno da Forza Italia (Donatella Conzatti) e uno dal Movimento 5 Stelle (Gelsomina Vono).

Infine, il Gruppo Misto è passato dai 10 componenti iniziali [2] agli attuali 19, guadagnando, come vedremo, 10 senatori e perdendone uno.

...c’è chi perde

Ad aver perso il numero maggiore di senatori è stato il Partito Democratico. Con la recente uscita del senatore Cerno, il Pd arriva a 16 fuoriusciti, passando dai 52 senatori iniziali agli attuali 35 [3]. Fatta eccezione per Matteo Richetti, finito al Gruppo Misto, tutti i senatori che hanno abbandonato il Pd sono entrati nel Gruppo di Italia Viva.

Il M5s presenta invece una situazione atipica che rende più complicato stabilire il numero esatto di fuoriusciti.

Alcuni candidati parlamentari del Movimento erano stati infatti espulsi dopo la presentazione delle liste elettorali, ma prima di essere stati eletti. Le espulsioni erano avvenute per una serie di motivi, in particolare per il coinvolgimento nella vicenda delle mancate restituzioni di parte dello stipendio durante la scorsa legislatura.

Nonostante non facessero più parte del Movimento, alcuni di questi rappresentanti sono poi diventati membri del Parlamento, entrando a far parte del Gruppo Misto. Dato però che sono stati candidati nelle liste del M5s, abbiamo deciso di contare anche questi rappresentanti nel totale dei senatori che hanno abbandonato il Gruppo del Movimento 5 Stelle.

Se si tiene conto di questi senatori – in particolare del senatore Carlo Martelli (Gruppo Misto) e del senatore Maurizio Buccarella (Gruppo Misto) –, il M5s ha perso 13 senatori (9 passati al Gruppo Misto, tre alla Lega e uno a Italia Viva) passando dai 111 senatori iniziali (109 iniziali, più i due menzionati) ai 98 attuali [4].

Infine, Forza Italia ha perso una senatrice. In questo modo, il partito guidato da Silvio Berlusconi è tornato a quota 61 senatori, dopo un breve periodo in cui era passato a 62 per via del seggio tolto alla Lega e riassegnato a Forza Italia nell’agosto del 2019.

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E alla Camera?

Passiamo adesso a vedere i numeri della Camera dei deputati.

Ad oggi (24 febbraio 2020), i deputati ad aver cambiato gruppo parlamentare almeno una volta rispetto alla lista di elezione sono 62 [5]. Così come al Senato, anche alla Camera alcuni partiti hanno fatto meglio rispetto ad altri.

Bene Iv, Fratelli d’Italia e Lega...

Nato nel settembre 2019, il Gruppo di Italia Viva alla Camera è quello ad aver conquistato il maggior numero di deputati. Ai 25 che hanno fondato il gruppo il 19 settembre 2019 (24 deputati del Pd e uno del Gruppo Misto) si sono aggiunti cinque deputati: due provenienti da Liberi e Uguali (Giuseppina Occhionero e, di recente, Michela Rostan), uno dal M5s (Catello Vitiello), uno dal Pd (Giacomo Portas) e uno da Forza Italia (Davide Bendinelli).

Fratelli d’Italia segue Italia Viva per numero di deputati conquistati. Il partito guidato da Giorgia Meloni ha infatti conquistato tre deputati (uno da Forza Italia e due dal M5s), a fronte di zero deputati persi, passando da 32 a 35 deputati.

Il Gruppo Lega-Salvini Premier rimane invece a quota 125 deputati, perdendo un rappresentante, passato al Gruppo Misto, e conquistandone uno da Forza Italia.

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...male Pd, M5s, Fi e Leu

Anche a Montecitorio il gruppo parlamentare ad aver perso più rappresentati è stato quello del Pd, passato da 111 a 89 deputati. Contrariamente però a quanto avvenuto a Palazzo Madama, il Pd non ha solo perso deputati, ma ne ha anche guadagnati quattro: Santi Cappellani (ex M5S), Laura Boldrini (ex LeU), Beatrice Lorenzin (ex Gruppo Misto) e Serse Soverini (ex Gruppo Misto). Questi quattro guadagnati vengono compensati però dai 26 deputati persi, tutti passati a Italia Viva, tranne uno passato al Gruppo Misto.

In seconda posizione per numero di deputati persi c’è il M5s. Anche in questo caso, ai 15 deputati persi nel corso della legislatura (12 passati al Gruppo Misto, uno a Forza Italia, uno a Fratelli d’Italia e uno al Pd) bisogna aggiungere i cinque candidati espulsi prima ancora di essere stati eletti: Catello Vitello (Iv), Antonio Tasso (Misto), Cecconi Andrea (Misto), Benedetti Silvia (Misto), Antonio Caiata (FdI). Sommando questi due gruppi, il M5s perde 20 deputati, passando da 227 a 207 deputati.

Forza Italia invece soffre di più alla Camera rispetto al Senato. Infatti, dall’inizio della legislatura, il partito di Berlusconi ha conquistato un rappresentante dai 5 stelle, a fronte di una perdita di 9 deputati (6 passati al Gruppo Misto, uno alla Lega, uno a Italia Viva e uno a Fratelli D’Italia). Gli azzurri sono così calati da 105 a 97 deputati [6].

Chiude questa classifica Liberi e Uguali, che si ritrova con tre deputati in meno (2 finiti a Italia Viva e uno al Pd) rispetto all’inizio della legislatura (da 14 a 11).

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In conclusione

Dal 4 marzo 2018 al 24 febbraio 2020 ci sono stati 31 senatori e 62 deputati che hanno cambiato gruppo parlamentare in almeno un’occasione, per un totale di 93 parlamentari (pari a circa il 9,8 per cento del totale). Quasi la metà di questi cambiamenti sono dovuti alla scissione dal Pd di Italia Viva.

Il partito che ha perso più esponenti è infatti stato il Partito Democratico, con un numero consistente di deputati (25) e senatori (15) che si sono spostati nel partito di Renzi, il cui gruppo è stato creato nel settembre 2019.

Segue a breve distanza il Movimento 5 Stelle, che tra espulsioni e abbandoni ha perso finora 33 eletti su 338.


[1] La Lega aveva inizialmente 58 senatori che, con l’aggiunta dei tre senatori del M5s, dovrebbe portare il totale a 61. Al momento però, i senatori della Lega sono 60 a causa delle dimissioni di Donatella Tesei, diventata governatrice dell’Umbria, che verrà sostituita in seguito all’elezione suppletiva del prossimo 8 marzo.

[2] 12 iniziali se si considerano i senatori eletti nel M5s ma appartenenti fin da subito al Gruppo Misto.

[3] Il Pd ha 17 senatori in meno rispetto all’inizio della legislatura. Questo perché ai 16 senatori che hanno cambiato schieramento bisogna aggiungere il seggio inizialmente dato a Edoardo Patriarca (Pd) e poi riassegnato a Stefano Corti (Lega).

[4] Il M5s ha attualmente 98 senatori a causa della morte di Franco Ortolani. Allo stesso tempo, il M5s ha guadagnato un senatore nel corso della legislatura (Emma Pavanelli), in seguito ad una decisione della giunta per le elezioni del Senato.

[5] A differenza di quanto fatto, ad esempio, da OpenPolis, abbiamo deciso di non considerare il fatto che inizialmente i deputati eletti nelle liste di LeU e che hanno poi formato il gruppo di Liberi e Uguali si trovavano nel Gruppo Misto. Per questa ragione, il numero di cambi di schieramento risulta inferiore.

[6] In questo conto non rientra Enrico Costa, eletto nelle fila di Forza Italia ma inizialmente al Gruppo Misto.

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