Pubblicato: martedì 28 gennaio 2020
Photo: Ansa
​Coronavirus: i fact-checker di 30 Paesi contro la disinformazione

Questo articolo è la traduzione dall'inglese dell'originale, pubblicato dall’International Fact-Checking Network. Pagella Politica, in quanto membro, ha collaborato alla stesura. Nei prossimi giorni verrà aggiornato.

Una squadra composta da 48 organizzazioni di fact-checking, attive in 30 diversi Paesi, da venerdì 24 gennaio sta lavorando per verificare le informazioni che riguardano il coronavirus 2019-nCoV e smentire le notizie false.

Ad oggi, quella circa l'esistenza di un vaccino miracoloso è stata la notizia falsa più diffusa, seguita da una grande quantità di informazioni false riguardanti l'origine dell’epidemia. Al terzo posto troviamo diverse teorie cospirazioniste, insieme a immagini false e cifre non ufficiali sul numero delle vittime.

Il progetto collaborativo, coordinato dall’International Fact-Checking Network (Ifcn), continuerà ad impegnarsi nella verifica delle notizie che riguardano il coronavirus 2019-nCov fino a quando la disinformazione sul tema circolerà nei diversi Paesi.

Per tenere traccia di quanto viene verificato, è sufficiente seguire sui social network i due hashtag: #CoronaVirusFacts e #DatosCoronaVirus.

Un brevetto di alcuni anni fa

Una prima grande ondata di disinformazione ha sostenuto che il vaccino per questo virus fosse stato creato già alcuni anni fa. Negli Stati Uniti, i progetti di fact-checking Lead Stories, Fact-Check.org e PolitiFact hanno smentito dozzine di post in proposito sui social media. Non esiste oggi un vaccino in grado di curare il coronavirus in questione. Le bufale che parlano dell'esistenza di un brevetto si riferiscono in realtà a vaccini per tipi di coronavirus precedenti a quello attuale, che si erano diffusi in diversi luoghi del pianeta negli anni passati.

Le (false) cure

La seconda ondata di notizie false si è diffusa soprattutto a Taiwan, vista la vicinanza geografica con la Cina. Nel tentativo di proteggere se stessi dal nuovo e forte virus, gli utenti hanno condiviso sui social network differenti (e assurdi) metodi che garantirebbero la protezione dal virus. I colleghi fact-checker di Taiwan hanno verificato e smentito alcuni post pubblicati sui social network in cui si sosteneva, ad esempio, che l’acido acetico potesse prevenire la contaminazione. Non è vero, non c’è alcuna prova a riguardo.

Inoltre, tra le modalità con cui il coronavirus 2019-nCoV potrebbe essere curato - secondo questi post sui social - ci sarebbero gli steroidi, l’etanolo e l’acqua salata. Anche in questi casi non c’è alcuna prova a riguardo.

La presunta origine del virus

Alcuni fact-checker in giro per il mondo hanno poi dovuto contrastare una terza ondata di disinformazione, quella riguardante la fonte e/o l’origine del virus. Ad esempio i colleghi brasiliani di Aos Fatos hanno segnalato come falso un post virale in cui si sosteneva che le persone che avevano ingerito una zuppa di pipistrello si erano poi ammalate.

Teorie cospirazioniste, immagini e numeri

Si sono poi diffuse una serie di teorie cospirazioniste. In Georgia i fact-checker di Myth Detector hanno visto passare in televisione un caso clamoroso. Un canale televisivo russo ha trasmesso delle vecchie immagini di un laboratorio di biosicurezza e sostenuto che gli Stati Uniti d’America stessero diffondendo il coronavirus 2019-nCoV in Asia utilizzando dei laboratori americani presenti nel territorio. Come dimostrato dai nostri colleghi, il materiale televisivo utilizzato risaliva al 2018 e la notizia era falsa.

Ci sono poi alcune immagini false che stanno ottenendo una grande visibilità. Animal Politico, progetto di fact-checking attivo in Messico, ha segnalato una pagina Facebook che utilizzava un’immagine con il logo della Cnn per sostenere che «Raúl Rodolfo Abhduz Khan, un ingegnere biochimico dei Karmalah Laboratories» fosse «il creatore di coronavirus». Falso.

Infine, sono circolate anche diverse notizie false riguardanti il numero dei decessi. Ad oggi [27 gennaio 2020 n.d.r.] sono 81 le vittime ufficiali ma la lista di casi non confermati continua a crescere, contaminando i social media di tutto il mondo. Sono state pubblicate smentite in Venezuela, in Colombia e in Ucraina.

Sembra poi che noi prossimi giorni possa emergere un nuovo tema: i movimenti no vax trarranno qualche vantaggio da questa situazione? Il team di Agencia Lupa, progetto di fact-checking attivo in Brasile, sta monitorando la situazione. Venerdì 24 gennaio, ad esempio, ha smentito una notizia in cui si sosteneva che virus letale fosse stato «creato solo per offrire dei nuovi vaccini» ai pazienti.

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