Pubblicato: lunedì 23 settembre 2019
Quei leghisti che volevano tassare le merendine

Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la proposta del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti di introdurre un’imposta sulle merendine allo scopo di disincentivare stili alimentari non sani.

Oltre ad aver creato divisioni all’interno della maggioranza, l’idea di Fioramonti è diventata bersaglio delle critiche del leader leghista Matteo Salvini e di altri esponenti della Lega.

Abbiamo verificato però che l’idea di introdurre una sugar tax non è nuova: in passato era stata sostenuta, in parte, anche dalla Lega.

L’emendamento Lega-M5s

L’idea di tassare il consumo di prodotti ad alto contenuto di zuccheri è stata presentata l’anno scorso in occasione della stesura della legge di Bilancio per il 2019.

L’imposta era infatti stata proposta – come copertura finanziaria di una riduzione del gettito Irap – in un emendamento presentato dal M5s e dalla Lega nel novembre del 2018.

Più nel dettaglio, la deputata del M5s Carla Ruocco e i 9 co-firmatari dell’emendamento (tutti deputati leghisti) suggerivano di tassare le «bevande ad alto contenuto di zuccheri» per finanziare l’esenzione dal pagamento dell’Imposta regionale sulle attività produttive (Irap) per alcune categorie di lavoratori autonomi.

I deputati di Lega e M5s proponevano in particolare un’imposta pari a «mezzo centesimo di euro per grammo di zucchero aggiunto» per quelle bevande con un contenuto di zucchero tra i 5 e i 10 grammi su 100 millilitri di prodotto. L’imposta arrivava invece a un centesimo per grammo di zucchero in quelle bevande con un contenuto di zucchero aggiunto superiore ai 10 grammi per 100 millilitri.

Per fare un esempio, mezzo litro di una bibita con 10 grammi di zucchero per 100 millilitri sarebbe stata tassata con un’imposta di 12,5 centesimi di euro.

Che fine ha fatto la sugar tax?

Abbiamo quindi visto che l’idea di tassare prodotti zuccherini era stata avanzata anche quando Lega e M5s governavano insieme.

Non solo. L’emendamento Ruocco era stato approvato in prima battuta dalla commissione Finanze della Camera, anche con il sostegno della Lega.

L’emendamento era poi passato alla commissione Bilancio della stessa Camera dei deputati, dove la proposta aveva persino preso il nome di sugar tax.

La contrarietà di Salvini, emersa già a novembre 2018, aveva però portato ad abbandonare l’emendamento, che quindi non è entrato nella legge di Bilancio per il 2019 poi approvata. Ma come abbiamo visto, all’interno della Lega esistevano sensibilità diverse.

Da dove nasce la sugar tax

L’idea di tassare le bevande zuccherate non è né recente né poco diffusa. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ne raccomanda l’introduzione per ridurre il consumo di zuccheri, che è cresciuto a dismisura negli ultimi decenni ed è responsabili di varie gravi malattie come diabete, cancro e infarto.

Diversi Paesi, europei e non, hanno quindi accolto il suggerimento e hanno introdotto – specie nel corso dell’ultimo decennio – una tassazione di questo tipo. Tra i secondi possiamo citare India, Messico, Cile, Filippine, Tailandia e Sud Africa. Tra gli europei compaiono Francia, Regno Unito, Irlanda, Ungheria, Norvegia, Finlandia, Belgio, Portogallo e la Catalogna in Spagna.

Diversi studi accademici (qui riassunti dall’Oms) sottolineano l’impatto positivo di misure di questo genere: si riducono i consumi di bevande zuccherate, spesso in favore di altre “light” o senza zuccheri; non si riducono i posti di lavoro nel complesso; aumentano gli introiti per lo Stato e si riducono inoltre le spese per i servizi sanitari.

In concreto, se la riduzione dei consumi è già dimostrata da evidenze scientifiche, i benefici per la salute sono tuttavia ancora da verificare nel medio e lungo periodo.

Logo
Logo
Logo
Logo