Pubblicato: giovedì 30 maggio 2019
Photo: Ansa
Più studi, più voti... Lega?

Il 27 maggio 2019, una dichiarazione di Gianni Cuperlo, membro della Direzione nazionale del Partito democratico, ha suscitato diverse proteste. Ospite a l’Aria che tira su La 7, Cuperlo ha espresso il suo stupore (min 1:02) per il risultato elettorale della Lega in Sardegna, visto – a suo dire – lo scarso supporto del governo alle politiche per il diritto allo studio e l’alto tasso di abbandono scolastico degli studenti sardi.

Pur essendo stata parzialmente distorta da alcuni e aver causato una polemica sull’esatta intenzione di Cuperlo sui media, la dichiarazione dell’ex parlamentare Pd ha riproposto una questione interessante: qual è il livello di istruzione degli elettori dei partiti italiani? Com’è cambiato nel tempo? È possibile stabilire se le persone meno istruite preferiscono alcuni partiti ad altri?

Abbiamo indagato.

Un quarto dei laureati ha votato Lega

L’unico modo per stabilire il grado di istruzione di un elettore è attraverso i sondaggi di opinione. Infatti, mentre esistono metodi alternativi ai sondaggi per stabilire il livello di istruzione di una persona (ad esempio tramite i dati dell’Istat), l’unico maniera per scoprire le preferenze politiche di un individuo è quella di intervistarlo.

Secondo uno studio di Ipsos sulle elezioni europee del 2019, sul totale dei votanti laureati, un quarto (il 24,2 per cento) ha votato Lega, superato solamente dal Pd con il 27,5 per cento. Una percentuale in ascesa: alle elezioni politiche del 2018 erano l’11,3 per cento, mentre alle elezioni europee del 2014 i laureati italiani che votavano Lega si erano fermati al 4 per cento del totale.

Grafico 1: Voto per titolo di studio alle elezioni europee del 2019 – Fonte: Ipsos

Vuol quindi dire che i laureati italiani hanno cambiato idea, decidendo di votare maggiormente Lega? Sì e no.

Da un lato è logico che, visto il forte aumento dei voti ottenuti dalla Lega, aumenti anche la percentuale di persone con una determinata caratteristica che vota per il partito di Salvini. Più laureati hanno quindi votato per Salvini ma anche più persone con un diploma di scuola superiore, con la licenza media e con quella elementare.

Grafico 2: Voto per titolo di studio alle elezioni politiche del 2018 - Fonte: Ipsos

Ad esempio, gli individui con un titolo di licenza media che hanno votato Lega sono passati dal 7,8 per cento del totale nel 2014 (grafico 3) al 40,3 per cento nel 2019 (grafico 1).

Grafico 3: Voto per gruppi socio-demografici alle elezioni europee del 2014: Fonte: Ipsos

Bisogna anche tenere conto del livello di istruzione generale degli italiani. Nel 2017 (ultimo dato disponibile) la percentuale di persone in Italia in possesso solamente di una licenza media era maggiore di circa 20 punti [1] rispetto a quella dei laureati (39,1 per cento contro il 18,7 per cento, nella fascia d’età 25-64 anni).

Perciò, ogni partito che vinca le elezioni con uno scarto di alcuni milioni di voti avrà per forza la più alta percentuale di persone con solamente una licenza media (o inferiore) tra i suoi sostenitori. Nel 2014, ad esempio, la Lega era preferita dal 4,2 per cento degli elettori con il diploma di scuola elementare contro il 46,5 per cento del Pd. Il motivo? La Lega aveva ottenuto solo 1,7 milioni di voti, mentre il Pd ne aveva ottenuti ben 11,2.

Studio quindi voto?

Che una certa percentuale di persone con la licenzia media voti per un partito non implica poi che sia proprio il titolo di studio a determinare la loro decisione di voto. Altre variabili (sesso, età, reddito, occupazione, etnia, religione) potrebbero avere un peso maggiore nello stabilire quale partito voteranno.

Al contrario, se il titolo di studio spiegasse le preferenze di voto al 100 per cento (“ho una laurea quindi voto X”) allora non dovremmo vedere variazioni nella percentuale di laureati che vota Lega, Pd o M5s, come invece abbiamo visto tra il 2014 e il 2019. In realtà, il voto degli elettori è influenzato da una lunga serie di motivazioni sociali e personali, che hanno solo in parte a che vedere con il livello di istruzione e che, ad ogni modo, non possono mai essere ricollegati ad un solo fattore.

Anche un dato come quello delle elezioni europee del 2019, che vede il Pd primo per numero di laureati, potrebbe avere numerose spiegazioni non sempre ovvie. Ad esempio, potrebbe essere la conseguenza del fatto che la Lega ha ottenuto molte preferenze tra gli operai (40,3 per cento del totale), una categoria di lavoratori che solitamente non necessita di una laurea per svolgere al meglio il proprio lavoro.

Non si potrebbero trarre conclusioni definitive anche se risultasse dai sondaggi che il 60 per cento degli elettori del Pd fosse laureato contro il 30 per cento di quelli della Lega. Potrebbe infatti essere il caso che gli elettori laureati scelgano il Pd semplicemente perché hanno (ad esempio) un reddito più alto e non per il titolo di studio in sé.

In definitiva, è impossibile stabilire se se una persona abbia votato per la Lega perché operaio o per il Pd perché laureato solo guardando ai dati delle preferenze elettorali.

In conclusione

Dire che la maggior parte degli elettori della Lega ha solamente la licenza media o che quelli del Pd sono tutti laureati sulla base delle intenzioni di voto è profondamente scorretto.

In primo luogo, ogni partito che vince le elezioni in Italia con un certo margine riceverà la maggior parte dei voti delle persone con una licenza media, perché queste sono circa il 39,1 per cento delle persone dai 25 ai 64 anni contro il 18,7 per cento dei laureati.

In secondo luogo, anche se Lega, M5s e Pd prendessero lo stesso identico numero di voti, il numero di laureati di un determinato partito sarebbe comunque poco indicativo, perché votare per un partito è una scelta che viene influenzata da molti fattori e non solamente da quanto tempo si è trascorso sui banchi di scuola.

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[1] Perspectives > Tertiary

Countries > Italy

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