Pubblicato: venerdì 8 febbraio 2019
Perché Di Maio, Istat e Inps danno numeri diversi sul reddito di cittadinanza?

Il 4 febbraio 2019, il leader del M5s Luigi Di Maio ha presentato ufficialmente la card con cui si usufruirà del reddito di cittadinanza [1], probabilmente la misura più celebre del governo Conte tra quante promosse dal Movimento 5 stelle, che ne aveva fatto una delle promesse principali della scorsa campagna elettorale.

Il vicepremier, nonché ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, ha espresso la propria soddisfazione per quanto realizzato dall’esecutivo che rappresenta. Ha poi presentato il sito web della misura (www.redditodicittadinanza.gov.it).

Ma soprattutto, Di Maio ha parlato di quanti saranno i futuri beneficiari. Dal 2015, quando il M5s ha proposto il reddito di cittadinanza e presentato la prima legge in merito, a oggi, le stime sono variate molto: partite da nove milioni di beneficiari, sono diminuite fino a circa la metà. Infatti, secondo quanto dichiarato dal leader del M5s il 4 febbraio 2019 - presentando la card - «lo Stato italiano erogherà a cinque milioni di persone coinvolte, un milione e settecentomila famiglie, sia il reddito di cittadinanza che la pensione di cittadinanza» (reddito e pensione di cittadinanza sono due misure strutturate allo stesso modo: il diverso nome è collegato alla situazione lavorativa del beneficiario, pensionato o meno).

Non solo. Anche l’Istituto nazionale di statistica (Istat) e l’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) si sono espressi di recente sul numero dei potenziali beneficiari: i loro numeri sono però sensibilmente inferiori a quelli annunciati da Di Maio.

Come mai le stime sono diverse? E chi ha ragione?

Abbiamo cercato di fare chiarezza.

Le prime stime

Negli ultimi anni, visto il ruolo centrale che il M5s ha associato a questa manovra, si è spesso parlato del reddito di cittadinanza e numerose sono state le stime riguardanti i possibili costi e la platea dei beneficiari. Ci occupiamo qui del secondo aspetto.

Quando, a gennaio 2015, il M5s ha proposto di introdurre il reddito di cittadinanza, si calcolavano come possibili beneficiari nove milioni di italiani.

La cifra compare anche in un documento Istat elaborato nello stesso periodo in vista di un’audizione parlamentare per valutare il possibile impatto dell’introduzione del reddito di cittadinanza. Secondo i calcoli dell’Istituto nazionale di statistica, la misura avrebbe interessato 2 milioni e 760 famiglie, circa 8,3 milioni di persone - il totale di quelle che avevano un reddito inferiore alla linea di povertà relativa in base agli ultimi dati disponibili. In questa stessa occasione, l’Istat aveva stimato un costo pari a circa 14,9 miliardi di euro.

La legge di Bilancio

Quattro anni più tardi, con la legge di Bilancio 2019, è stato stanziato un Fondo dedicato alla realizzazione del «reddito di cittadinanza». Sono previsti circa 7,1 miliardi di euro per il 2019, 8,1 miliardi di euro per il 2020 e 8,3 miliardi di euro per il 2021. Nel periodo che ha visto la discussione della legge di Bilancio 2019, lo stesso Luigi Di Maio aveva ridotto la platea di beneficiari.

Il 27 settembre 2018, rivendicando un «giorno storico», il leader del M5s aveva scritto sul proprio profilo Facebook che, grazie all’introduzione del reddito di cittadinanza il governo avrebbe restituito «un futuro a sei milioni e mezzo di persone che fino ad oggi hanno vissuto in condizione di povertà e che fino ad oggi sono stati sempre completamente ignorati».

Dopo l’approvazione della manovra e in occasione della presentazione del decreto relativo al reddito di cittadinanza e a “quota 100”, l’intervento sulle pensioni fortemente voluto dalla Lega, il vicepremier ha nuovamente corretto la sua stima. I beneficiari vennero allora stimati in circa cinque milioni (min. 0’ 25’’).

Ai primi di febbraio 2019, dopo che è stato approvato il decreto che contiene reddito di cittadinanza e “quota 100”, e dopo che è stata presentata la card utile a garantirsi il sussidio e l’apposito sito web per richiederlo, abbiamo ancora un problema con i numeri: il governo, l’Istat e l’Inps hanno idee diverse.

La stima di Luigi Di Maio

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha dichiarato, durante la presentazione della prima card necessaria per ottenere il reddito di cittadinanza, che saranno 5 milioni le persone coinvolte, per un totale di 1 milione e 700 mila famiglie.

Ricordiamo, come abbiamo già scritto in una nostra precedente analisi, che l’obiettivo del reddito di cittadinanza proposto dal M5s è far sì che ogni famiglia possa ricevere un sussidio per integrare il proprio reddito e portarlo al livello di povertà relativa.

Lo stesso 4 febbraio 2019 sia l’Istat che l’Inps hanno condiviso i propri dati con la Commissione lavoro del Senato. Vediamo queste stime.

Istat e Inps non sono d’accordo

Secondo l’Istituto nazionale di statistica a beneficiare della misura pensata dal governo Conte saranno 2 milioni e 708 mila persone, per un totale di 1 milione e 308 mila famiglie. Secondo l’Istat la spesa complessiva annua risulterebbe pari a 6,6 miliardi, con un beneficio medio per famiglia pari a 5.045 euro.

La maggior parte delle famiglie beneficiarie vivono, secondo la previsione Istat, nel Mezzogiorno [2] (752 mila), seguite da quelle residenti al Nord (333 mila) e al Centro (222 mila). Rispetto al totale delle famiglie residenti quelle beneficiarie del reddito corrispondo a circa il 9 per cento delle famiglie del Mezzogiorno, al 2,7 per cento al Nord e al 4,1 per cento al Centro. L’analisi dei beneficiari realizzata dall’Istat sottolinea infine che i single costituiranno circa il 47,9 per cento delle famiglie beneficiarie.

Ulteriori stime sono state poi fornite dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps). Secondo l’Inps beneficeranno del reddito di cittadinanza circa 2,4 milioni di persone per un totale di 1,2 milioni di nuclei familiari.

Anche in questo caso si prevede che la maggior parte dei beneficiari sia composta da nuclei familiari composti da singoli (più del 55 per cento). L’Inps inoltre puntualizza come «quasi il 45 per cento dei dipendenti privati del Mezzogiorno ha redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal reddito di cittadinanza a un individuo che dichiari di avere un reddito pari a zero». Questa situazione, secondo l’Istituto nazionale di previdenza sociale, sarebbe da imputarsi alla struttura stessa della misura - che prevede un assegno relativamente elevato per il singolo.

Ciò, in alcune aree del Paese, rischia di «spiazzare i redditi da lavoro», cioè di rendere il lavoro con una bassa retribuzione meno conveniente, dal punto di vista economico, rispetto al sussidio.

Tab. 1: I beneficiari del reddito di cittadinanza - Fonte: Commissione Lavoro Senato

Perché le cifre del governo sono diverse?

Il 4 febbraio 2019 lo stesso ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è intervenuto per chiarificare le sue stime e la discrepanza tra il calcolo dei beneficiari fornito dal governo Conte e quello elaborato dall'Istat e dall'Inps.

Un comunicato firmato da Pasquale Tridico, consulente del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico e tra i padri teorici del provvedimento, ha precisato come la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza prevede «una stima di adesioni all’85 per cento per circa 1,3 milioni di famiglie (e circa 4 milioni di persone interessate). La stima dei nuclei potenziali è invece di circa 1,7 milioni di nuclei per 4,9 milioni di cittadini potenzialmente beneficiari».

La cifra riportata dal vicepremier Di Maio è quella di tutti coloro nella posizione di poter richiedere e ottenere il reddito di cittadinanza. Se poi davvero l’85 per cento lo farà, si ottiene però una cifra inferiore a quella riportata dal leader del M5s: circa 4 milioni di individui e 1,3 milioni di famiglie (questo ultimo dato è riportato anche nella relazione tecnica pubblicata insieme al decreto).

Ma come mai questi dati risultano comunque diversi da quelli forniti da Istat e Inps?

Il governo giustifica, almeno in parte, la discrepanza. Secondo quanto riportato nello stesso comunicato, si legge infatti che «le stime dell’Inps, al netto di quelli sulla pensione di cittadinanza, si basano su un database meno affidabile rispetto a quello usato presso il Ministero del lavoro, usato e testato anche in passato». Questo stesso concetto è stato ribadito da Pasquale Tridico il 6 febbraio 2019, durante l’edizione serale del Tg1 Rai (dal min. 11’ 55’’).

Un altro numero ancora era presente nel Documento programmatico di Bilancio. Qui, infatti, il governo Conte aveva previsto che, grazie al reddito di cittadinanza e una serie di altre misure, coloro che vivono in una condizione di povertà sarebbero diminuiti di circa 2,2 milioni di unità.

Da dove provengono le stime Istat e Inps?

L’Istituto nazionale di statistica ha stimato gli effettivi beneficiari del reddito di cittadinanza utilizzando il modello di microsimulazione Istat FaMiMod e, partendo da un campione di famiglie residenti nel Paese, ha analizzato le informazioni fornite per quanto riguarda il reddito e le condizioni di vita. Come viene sottolineato all’interno del report stilato dall’Istat e presentato al Senato, «nel modello si è cercato di replicare tutti i dettagli contenuti nel provvedimento [reddito di cittadinanza, n.d.r.] che, data l’articolazione, hanno necessariamente richiesto l’introduzione di alcune ipotesi specificatrici».

La stima dell’Istituto nazionale di previdenza sociale è basata sul modello di microsimulazione del sistema tasse e benefici che viene solitamente utilizzato dall’ente. Il campione utilizzato come base è quello Istat rappresentantivo della popolazione italiana che è stato poi integrato con quello relativo ai redditi, alle condizioni di vita delle famiglie, ai patrimoni immobiliari e alle dichiarazioni fiscali. Viene inoltre sottolineato come «sono stati utilizzati gli archivi amministrativi dell’Inps per verificare l’andamento e i valori Dsu-Isee da gennaio 2017 a marzo 2018».

In conclusione

Sarà possibile comprendere quanti sono gli effettivi beneficiari del reddito di cittadinanza solo quando la misura sarà a tutti gli effetti in vigore. Non è quindi possibile, ad oggi, stabilire quali stime siano corrette e quali imprecise.

Come confermano però i dati condivisi dallo stesso ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il vicepremier Di Maio ha parlato genericamente (e senza specificarlo) del totale di coloro che potenzialmente hanno le carte in regola per richiedere il sussidio economico elargito dallo Stato.

Guardiamo alle stime degli effettivi beneficiari. Le cifre fornite dal ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico (4 milioni di individui e 1,3 milioni di famiglie) non sono in linea con quelle presentate dall’Istat e dall’Inps. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, il reddito di cittadinanza interesserà circa 2,7 milioni di individui per un totale di 1,3 milioni di famiglie; secondo l’Istituto nazionale di previdenza sociale i beneficiari saranno 2,4 milioni per un totale di 1,2 milioni di nuclei familiari. Il governo giustifica questa discrepanza ritenendo che i dati che ha utilizzato siano più aggiornati e affidabili di quelli Istat e Inps. Solo quando la misura sarà a tutti gli effetti attiva, però, potremo scoprire quale stima era la più precisa.


[1] Non ci dilungheremo nel sottolineare, ancora una volta, che non è corretto utilizzare l’espressione “reddito di cittadinanza” per la misura introdotta dal governo Conte. Come abbiamo già evidenziato in alcune precedenti analisi (qui, qui e qui) e in una puntata del nostro podcast, si tratta piuttosto di una forma di reddito minimo garantito.

[2] Nord: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna. Centro: Toscana, Marche, Umbria, Lazio. Mezzogiorno: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

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